Mercury Verado 600 copyright PressMare

Nuovo motore fuoribordo Mercury Verado 600, il test di PressMare

Motori marini

01/12/2021 - 13:12
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Più che estasi da velocità, il nuovo motore fuoribordo Mercury Verado 600 manda in visibilio per la quantità di coppia che il suo V12 riesce a mettere in acqua: per questo garantisce accelerazioni da brivido.

Motore fuoribordo Mercury Verado 600, il re di coppia

C’era grande aspettativa per il test del Mercury Verado 600, il motore che al suo lancio ha alzato l’asticella in termini di tecnologia per tutti i produttori di fuoribordo, da noi provato su due RIB simili: il Nuova Jolly Prince 43 CC e sul più piccolo Mar.Co R-Evolution X36.

Nonostante i 600 HP di cui dispone, va precisato subito che il nuovo Verado non è un fuoribordo “racing”, come il Mercury 450 “R”, il V8 turbo al quale ha tolto lo scettro di top di gamma e dal quale, però, è concettualmente molto distante. Il Verado da 600 HP è un modello il cui progetto, nato in gran segreto una manciata di anni fa, è stato sviluppato con un obiettivo molto chiaro: essere in grado di motorizzare motoryacht compresi fra i 50 e 60 piedi, forse anche più, barche piene di spazio, riccamente arredate, dotate di tecnologia all’avanguardia e di tutto ciò che è consono per uno yacht che deve garantire massimo comfort ai propri ospiti. Barche dal dislocamento consistente, quindi, che ambiscano ad avere prestazioni sportive, da 40 nodi in su, ma non certo quelle di uno scafo da corsa. Barche che necessitino, quindi, di motori dotati di tanta coppia e di propulsioni in grado di scaricarne quanta più possibile in acqua, esattamente come il Mercury Verado 600, che serve per planare velocemente e tenere agevolmente andature di crociera “sportive”. Per questo pensiamo che i RIB provati, specie il 36 piedi, benché annoverabili nella categoria dei maxi gommoni, siano realmente al limite, forse anche un po’ sotto la soglia, in termini di dimensioni e peso, delle imbarcazioni ideali sui quali installare questi nuovi Mercury.

Altro aspetto da sottolineare è che la doppia motorizzazione è al momento la configurazione minima a listino, non è infatti previsto l’acquisto di un solo Mercury Verado 600: i 189.106 euro del prezzo riportato sono per due fuoribordo in livrea nera, mentre per averli nella colorazione bianca si spende qualcosa in più, 193.247 euro, iva e trasporto inclusi.

“L’installazione di un singolo fuoribordo da 600HP ha poco senso - afferma Alessandro Conti, direttore generale di Brunswick Marine in Italia, filiale che distribuisce i motori Mercury nel nostro Paese - siamo noi stessi a consigliare l’armatore che, qualora la sua barca necessiti di 600 HP, piuttosto che un nuovo Verado, può tranquillamente scegliere due Mercury V8 da 300HP, tecnicamente più consoni a spingere una barca “piccola”, ma anche più convenienti.”

Acquistare la coppia oppure tre o addirittura più nuovi Verado 600, vuol dire invece prendere in dote di serie, non solo il nuovo modernissimo rig "by-wire" lanciato contestualmente al motore – pure la chiesuola è al momento disponibile solo con doppie leve del gas e non in configurazione singola – ma anche la timoneria elettro-assistita, l’Active Trim e il joystick di manovra, sistemi capaci di fornire un’esperienza di guida diversa, dove la tecnologia diventa quel lusso che fa assaporare lo stare ai comandi in maniera diversa, sempre totalmente godibile ma anche incommensurabilmente comoda o, se preferite, totalmente user friendly.

Per la spiegazione più tecnica riguardo tutto ciò che c’è dentro i circa 2 metri e mezzo del Mercury Verado 600, tanto è alto, che giustifichi i 572 chili di peso di ogni esemplare, non aggiungiamo parole ma rimandiamo il lettore al “sotto la lente” che abbiamo dedicato al nuovo V12 Mercury al momento della presentazione ufficiale, lo scorso febbraio. Un ottimo pezzo scritto da Jacopo Oldani che elenca e spiega tutte le fiche tecniche presenti nel modello. Ci concentriamo, invece, sulle sensazioni avute nel tenere barra e manette in mano.

Eccoci dunque sul Garda, dove ai comandi dei due battelli, Nuova Jolly Prince 43 CC e sul Mar.Co R-Evolution X36, ci sono rispettivamente Teo Aiello, di Nuova Jolly, e Andrea Carniti, supertecnico di Brunswick Marine, e noi assieme a loro, liberi di frustare i 1.200 HP senza riguardi, pronti a cogliere ogni sensazione.

Le prove si sono svolte sulle acque del Garda, calmissimo, con i RIB in assetto da crociera, con serbatoi di acqua e carburante colmi e 6 persone a bordo per il primo e 5 per l’altro.

I due colossi della Mercury montano quattro eliche, due cadauno visto che hanno il piede con doppie eliche controrotanti – sistema mutuato dai collaudatissimi piedi entrofuoribordo Mercruiser Bravo Tre - una a 4 pale e l’altra, quella più esterna, a tre. Una scelta progettuale precisa per mette in evidenza la possanza della coppia erogata dal motore – il costruttore però non fornisce né la curva né i dati che la disegnano – poiché aumenta il “grip” della propulsione sin dal momento in cui s’ingrana la marcia, ma che non paga in termini di spunto velocistico puro, comunque notevole perché mettere nella condizione di navigare in crociera a 100 km/h sull’acqua, non mai è roba da poco. Nello specififo per il NJ 43 CC, 7400 kg di peso a secco con i motori, è stato installato un set di eliche da 31" di diametro, mentre per i Verado 600 del R-Evolution X36, che pesa circa 2.000 kg in meno, la spinta era fornita da eliche da 29".

L’installazione con i fuoribordo distanti fra loro, adottata sul Prince 43 CC, è figlia di una scelta più legata al layout del gommone - il progetto ha privilegiato la vivibilità della poppa, dotata di una godibile plancia da bagno centrale, ai lati della quale sono installati i motori - che tecnica. Per capire vantaggi e svantaggi di tale soluzione nelle prestazioni e nella guida, bisognerebbe confrontare lo stesso scafo con gli stessi motori, stavolta montati appaiati, vicini, cosa per ora impossibile. A naso possiamo solo immaginare che l’installazione presente sul Nuova Jolly, allontanando l'interasse fra le propulsioni, favorisca la manovrabilità e l’efficienza del sistema joystick, probabilmente senza ripercussioni sostanziali in termini di performance. Da evidenziare che la coppia di Mercury Verado 600 può invece essere installata, come sul Mar.Co R-Evolution X36, con un interasse di soli 68 cm, cioè con una distanza di pochi mm fra le due calandre. Questo perché, lo ricordiamo, i nuovi super Mercury portano in dote il piede sterzante, mentre il corpo motore resta fisso: soluzione assolutamente innovativa. Grazie a esso le eliche hanno la possibilità di brandeggiare di 45 gradi a destra e 45 a sinistra, complessivamente 30° in più rispetto agli altri fuoribordo.

I 24 cilindri che pulsano sotto le due calandre nere, al minimo ronzano appena percettibili e il joystick è così efficace e comodo, che usarlo è la cosa più naturale da fare quando si manovra in acque ristrette, qualsiasi sia l’expertise di chi è al comando. A bordo del Prince 43 ci allontaniamo dalla costa e passiamo a usare timone e manette, così affondiamo un po’ sul gas per capire subito con cosa abbiamo a che fare. La coppia brutale, si sente subito e il gommone – 13,30 metri di lunghezza scafo per 4,00 di larghezza e circa 9 tonnellate di peso in ordine di marcia – entra in planata in un amen. Inserito l’Active Trim – tecnologia che regola costantemente e in autonomia il trim dei motori, in base alla velocità per ottimizzare assetto, prestazioni e consumi - proviamo più volte la manovra perché tutto avviene così rapidamente che anche i nostri tempi di reazione nel far partire e fermare il cronometro, rischiano di modificare il dato significativamente. Stimiamo alla fine in 2,7 secondi il tempo di planata, attorno ai 15 nodi, 3,9 per toccare i 20 nodi, 16 per raggiungere i 50! Risultati da dragster del mare, poesia per coloro che amano le emozioni forti, per chi gode nel sentirsi schiacciare nel sedile mentre la barca accelera. Impossibile non rimanerne colpiti.

Con le manette a fondo corsa i motori sono arrivati a toccare i 6.400 giri che hanno corrisposto a 58,5 nodi nel primo run e 62,2 nel secondo. Una velocità notevole, indubbiamente, ma se si considerano i 1.200 HP di potenza a disposizione, nemmeno altissima. Con tre fuoribordo da 400HP a eliche singole, ce lo dicono anche i tecnici Mercury presenti, il dato sarebbe più alto.

Fra le fiche tecniche del nuovo Verado da 600 HP, da segnalare anche il Powershift, parte integrante del sistema di trasmissione fra motore e albero elica. Disegnato da Mercury e realizzato da ZF specificamente per questo motore, è un vero e proprio cambio a due marce: la prima, con un rapporto di quasi tre punti a uno, viene inserita a basso numero di giri; l'altra, di 2,5:1, s'innesta automaticamente quando il motore valica la soglia dei 2.500/3.000 giri, calando il regime di rotazione nelle andature di crociera. Quando si è al timone tutto ciò è percettibile solo si accelera gradatamente e si guarda con attenzione il contagiri, altrimenti il passaggio da una marcia all'altra è talmente rapido e fluido da non rendersene conto.

Da sottolineare è anche il comfort che, nonostante tanta potenza sprigionata dalle due unità termiche, è molto elevato. Le vibrazioni dei V12 con bancate inclinate a 60°, sono minime e anche il sound che sprigiona il nuovo top di gamma Mercury è adeguato alle barche per cui è stato pensato: yacht fra i 40 e i 60 piedi, come detto, sportivi ma non corsaioli. Il Verado 600 è un fuoribordo che, semmai, prova a mettere in discussione il dilagare dei sistemi di propulsione pod, tanto per essere chiari gli IPS Volvo Penta.

I maggiori vantaggi a favore dei Mercury Verado 600 rispetto a un entrobordo diesel sono: lo spazio che si guadagna in barca, non necessitando questa di una sala macchine; la facilità di manutenzione ed eventuale sostituzione di un propulsore. Sul Verado 600 gli interventi di manutenzione ordinaria si effettuano aprendo il cofano che si trova sulla parte superiore della calandra, direttamente con la barca in acqua; il libretto di uso e manutenzione riporta che solo dopo 1.000 ore di moto o cinque anni utilizzo è necessario alarla per interventi programmati a piede e trasmissione.

Lo svantaggio principale è dovuto ai consumi, superiori a parità di cavalli, e al costo della benzina maggiore rispetto al diesel. Ai fini del progetto navale, il peso inferiore dei fuoribordo a benzina rispetto all’entrobordo diesel, compensa il loro posizionamento meno favorevole, che concentra il peso sulla poppa anziché in posizione più bassa e centrale, alzando il baricentro dello scafo.

Una cosa da segnalare: nella strumentazione che i nuovi Verado 600 portano in dote, c’è anche un indicatore digitale dell’angolo di barra, posizionato in plancia. Sempre meglio buttarci un occhio perché con le teste dei motori fisse, che non si spostano in virata come altrimenti accade governando dei fuoribordo “normali”, si ha una percezione migliore di quanto angolo si sta dando al timone e, soprattutto, di quando questo sia tornato perfettamente al centro a fine manovra.

Passati a bordo del Mar.Co R-Evolution X36, il comportamento dei due Mercury Verado, stavolta bianchi, resta praticamente invariato. Tutti i dati già significativi rilevati in termini di accelerazione migliorano ancora, in virtù delle minori dimensioni quindi, del peso inferiore del RIB.

Di secondi per planare a 14 nodi ne abbiamo misurati 2,54, a 20 nodi ci siamo arrivati un secondo dopo, in 3,56, mentre da zero a 50 nodi siamo balzati dopo soli 11,4 secondi. Un dato quasi comparabile al classico “zero - 100 km/h” automobilistico, dove questo gommone di quasi 11 metri, grazie alla coppia erogata dai due Verado 600, non sfigurerebbe. Discorso diverso per quel che riguarda la performance massima, dove la velocità raggiunta, sempre con l’ausilio di Autotrim, sale a 62,2 nodi a 6.400 giri: praticamente sovrapponibile a quella ottenuta con l'altro battello.

Da ultimo il discorso che riguarda i consumi. I due Verado 600 sono indubbiamente assetati, a tutto gas siamo nell’ordine dei 200 litri/h per motore, litro in più litro in meno. Un consumo che può impressionare chi possiede fuoribordo “normali”, ma meno influente per chi entra nell’ordine d’idee di acquistare motori del genere. È come se chi si orienti all’acquisto di una Lamborghini Urus si preoccupi dei suoi consumi: non esiste.

Comunque, di seguito, riportiamo le tabelle dettagliate di performance e consumi, in modo da dare un quadro esaustivo del test. Come si noterà, ci sono delle andature di crociera a regimi di rotazione contenuti, fra i 3.000 e i 3.500, che possiamo definire "risparmiose" e competitive con altri tipi di motorizzazioni.

“La velocità è la forma d’estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all'uomo.” Lasciando Desenzano del Garda, dove si è svolta la prova, ci è tornata in mente questa citazione di Milan Kundera. Anche noi siamo stati rapiti della velocità, in questo caso espressa soprattutto come accelerazione, dei nuovi Verado 600, fuoribordo che rappresentano quella tecnologia in grado di regalare estasi allo stato puro.

 

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