Enrico Chieffi, amministratore delegato di Slam.com

Enrico Chieffi: al timone di Slam per vincere ancora

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15/12/2021 - 16:17
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Enrico Chieffi, che ha recentemente assunto la carica di amministratore delegato di Slam, griffe storica dell’abbigliamento nautico Made in Italy, lo abbiamo incontrato a margine della recente conferenza stampa di presentazione del piano sportivo col quale la Federvela porterà i propri atleti alle prossime olimpiadi di Parigi 2024. Un’occasione nella quale la FIV, attraverso il suo presidente, Francesco Ettorre, ha anche annunciato di aver raggiunto un accordo proprio con la Slam che diventa sponsor tecnico della Federazione.

È un Chieffi carico quello che intervistiamo, entusiasta del suo nuovo ruolo, felice di trovarsi al timone non di una barca ma di un’azienda che, per lui e per tutti noi che abbiamo vissuto di vela e di nautica, ha sempre rappresentato un marchio simbolo dell’andar per mare: abbigliamento tecnico che ha vestito campioni capaci di fare la storia della vela sportiva, da Russell Coutts ad Alessandra Sensini, ma indossato anche da tantissimi appassionati velisti “gentleman” che i propri trionfi li hanno inseguiti nei circoli velici nei week-end di regata.

Enrico Chieffi: al timone di Slam per vincere ancora
Enrico Chieffi in equipaggio con Ferdinando Colaninno, campioni italiani ed europei Classe Star in carica

Doveroso ricordare il palmares sportivo di Enrico Chieffi: Olimpionico nella classe 470 a Los Angeles nel 1984. L’anno successivo ha vinto il titolo mondiale nella stessa classe. È stato il tattico del Moro di Venezia nella 28ma edizione dell’America’s Cup a San Diego (USA) nel 1992, vincendo la Louis Vuitton Cup. Nel 1996 ha vinto il titolo mondiale nella classe Star e ha preso parte alle Olimpiadi di Atlanta.

Nel 1998 ha iniziato il suo percorso manageriale con Nautor's Swan, prima nel ruolo di vicepresidente e ora come senior advisor, pur continuando a regatare con successo: lo scorso mese di maggio ha vinto il campionato Europeo e più recentemente il Campionato Italiano della classe Star.

Enrico Chieffi è, insomma, un grande velista che approda in Slam con la chiara intenzione di vincere ancora, anche se stavolta il suo timone è quello di un’azienda.

Questo nuovo ruolo, questa nuova attività professionale la considero come una naturale evoluzione rispetto a quella che è stata finora la mia carriera sportiva e non – ci dice Chieffi - in barca mi è sempre piaciuto fare il tattico: quando ero prodiere di mio fratello Tommaso nei 470, con Paul Cayard sul Moro e anche quando ho deciso di regatare da timoniere, nella Star, sono sempre stato attento nel guardarmi in giro, nel capire cosa ci fosse attorno a me per decidere cosa fare e come…

PressMare - Il tattico vede sempre oltre, quando arriva il momento di decidere deve sapere già cosa fare: è una questione di attitudine?

Enrico Chieffi - In parte lo è ma sicuramente l’attitudine va coltivata. A proposito di guardare oltre, al di là della carriera sportiva, sapere quale futuro volessi per me è una cosa che mi è stata ben chiara. Non ho mai pensato di voler invecchiare stando al timone o a tirare su e giù uno spinnaker, volevo trovare un lavoro fuori dal contesto delle regate, dal mondo della vela, e per questo fra una competizione e l’altra ho voluto trovare il tempo per laurearmi.

Enrico Chieffi e Francesco Ettorre
Enrico Chieffi assieme a Francesco Ettorre, presidente FIV

PM - Poi però è arrivato Leonardo Ferragamo e le ha proposto un ruolo di vertice in Swan…

EC - È stata un’opportunità talmente importante, quella offertami da Ferragamo, così eccezionale da giustificare l’eccezione. I 23 anni passati con lui e il suo team, sono stati molto densi e belli, un’esperienza appagante e sono anzi molto contento che, nonostante sia ormai impegnato in un’altra carriera, non si sia interrotto il legame con Swan perché continuo a essere senior advisor del brand.

PM - Come è arrivata l’opportunità in Slam?

Un giorno mi chiama un amico, Francesco Trapani – controlla in partecipazione con Tages la VAM Investments, holding di investimenti di private equity specializzata in buyout e growth capital, ndr - per parlarmi di Slam. Mi chiese cosa ne pensassi, quale fosse la mia percezione del brand, del prodotto e del mercato... e mi ventilò la possibilità di rilevarla per rilanciarla. L’ho visto subito come un progetto molto interessante. Mi disse che la proprietà di Slam voleva vendere tutte le sue quote, mentre la VAM Investments solitamente acquista le aziende lasciando una parte importante all’imprenditore, che resta socio e manager di riferimento, finanziandolo per il rilancio. I discorsi andarono avanti e quando manifestai il mio interesse all’operazione, lui mi disse se avessi voluto entrare io nella proprietà e prendere in mano il timone di Slam. Dopo tanti anni come manager, era un po’ che, guardando sempre avanti, cercavo la giusta chance come imprenditore, per cui la scelta è stata molto rapida, non ci ho pensato due volte e ho accettato. Era il punto dove volevo arrivare. Così mi è stata proposta una forbice nell’investimento, con una quota minima e una massima e ho scelto subito la seconda.

Enrico Chieffi con dirigenti e atleti Federvela
Enrico Chieffi, CEO di Slam.com, il giorno dell'annuncio della partnership con Federvela

PM - Segno che ha da subito creduto fortemente nel rilancio di Slam…

EC - Assolutamente sì! Approcciare da imprenditore questo nuovo ruolo, cambia molto le cose. Non sei più un manager che deve solo rispondere per i risultati che porta, ma sei molto più coeso e coinvolto con l’azienda e con gli altri investitori…

PM – Da quando la notizia del suo coinvolgimento con Slam è stata resa pubblica, cosa è successo?

EC – Ho avuto innanzi tutto conferma di quanto avessi già percepito prima, cioè delle potenzialità del marchio che non sono solo per il mercato nazionale ma soprattutto a livello globale. I 42 anni di storia del brand significano certamente un patrimonio per l’azienda, ma è soprattutto la qualità dei suoi prodotti ad aver lasciato il segno nell’ambito degli appassionati di nautica, e in questi mesi ne ho avuto riscontri continui.

PM - E’ stata anche creata una newco…

EC - Si chiama Slam.com e di fatto ha rilevato un ramo d’azienda della precedente società. Dopo averla finanziata, stiamo lavorando alla realizzazione di un nuovo piano industriale che presenteremo agli investitori entro la fine dell’anno. Sostanzialmente vogliamo riportare il marchio da dove viene, sarà l’abbigliamento per i velisti, mentre in questi ultimi anni l’azienda aveva perso un po’ della sua identità e di quella competenza specifica che aveva infuso chi Slam l’aveva fondata, virando verso il mondo più generico dell’abbigliamento per tutti. 

PM – La recente collezione Slam era per il tempo libero in stile yachting …

EC – Esattamente, anche se il prodotto continua a essere di prima qualità, non ha più un posizionamento a mio giudizio corretto. Stiamo quindi lavorando su contenuti, sul prodotto, e sull’immagine per rimettere le cose apposto. L’abbigliamento tecnico per i velisti è sempre stato un mercato dove i marchi anglosassoni sono stati il riferimento per tanti sportivi, vogliamo riportare Slam a competere in quell’ambito, abbiamo dalla nostra la tradizione e le capacità per riuscirci. La nuova Slam avrà tutto ciò che serve per posizionarsi ancora più in alto rispetto ai migliori competitor, saremo pura eccellenza del “Made in Italy”.

PM - Riguardo al business, immagino vi siate già dati dei target, degli obiettivi da raggiungere in termini di fatturato…

EC - Il piano che stiamo sviluppando non prevede performance impossibili ma risultati assolutamente alla nostra portata. Slam negli anni d’oro aveva raggiunto il picco a 40 milioni di euro di fatturato, mentre più recentemente si è attestata attorno ai 15-20 milioni. Il nostro obiettivo è quello di tornare a quei 40 milioni in un lustro, cinque anni nei quali, se si lavora bene, potremo recuperare tutte le quote perse.

PM - Ne deduciamo che lavorerete rivisitando il prodotto ma supponiamo anche aggiustando la rete attraverso la quale lo commercializzerete… 

Il piano industriale viene sviluppato su quattro pilastri fondamentali. Il primo riguarda la collezione, che si ispira e si declina in una veste molto tecnica. Il secondo riguarda la revisione di tutto il network commerciale, che sarà basato su negozi propri, negozi di terzi ed e-commerce. Proprio dalla nostra vetrina virtuale ci aspettiamo performance ben diverse da quelle attuali e per questo abbiamo deciso di investire parecchio e velocemente per rivederne completamente la struttura. Il nostro è un sito visitato da persone di tutto il mondo, e questo conferma che il marchio ha una visibilità e considerazione globale, ma che anche nel periodo della pandemia, che ha favorito l’esplosione dell’e-commerce, non ha assolutamente performato come avrebbe dovuto.

Tornando alle fondamenta del nuovo progetto, il terzo pilastro sarà proprio quello delle partnership, delle azioni come quella che abbiamo portato a termine con FIV, dove stiamo pianificando azioni a 360° che ci portino vicino a chi questo abbigliamento tecnico lo usa: scuole vela, giovani atleti, circoli, regate… vogliamo essere sul campo, fare cultura in favore di Slam e della qualità che rappresenta.

PM - Abbigliamento non solo per i professionisti della vela, dunque, ma per tutti gli sportivi, i praticanti, i regatanti della domenica…

Vogliamo raggiungere il mondo di chi in barca ci va per passione e piacere, questo è il punto. L’ultimo pilastro del piano industriale sarà invece focalizzato sulla cosiddetta supply chain ovvero sul processo che permette di portare sul mercato un prodotto, trasferendolo dal fornitore fino al cliente: cosa produci e come lo produci. È un punto anch’esso fondamentale che si riallaccia ovviamente al primo, ne è parte integrante. La rivisitazione del prodotto parte innanzi tutto dallo sfoltire la linea che abbiamo ereditato, composta da troppi articoli diversi…

Il team del Moro di Venezia
Il team del Moro di Venezia con Enrico Chieffi tattico

PM - Se declinati per taglie e colori, così tanti articoli danno vita a un numero di oggetti impressionante!

È proprio così, ogni capo, ogni singolo pezzo in più presente nei listini, complica in maniera esponenziale tutte le problematiche legate alla produzione, al magazzino, alla distribuzione e per questo ho subito iniziato a lavorare per sfoltire l’offerta, togliendo tutto ciò che fosse troppo stile yachting e poco sailing. Scegliendo con attenzione e razionalizzando, siamo scesi a un’offerta comunque molto completa, in grado di rispondere alle esigenze più disparate.

PM - Dove produrrete?

EC – Alcuni capi, quelli più tecnici e costosi, che avranno numeri di produzione per forza di cose più contenuti, torneremo a produrli in Europa, spesso in Italia. È vero che questa scelta porterà a un incremento dei costi, ma è uno sforzo che vale la pena fare se vogliamo davvero tornare a essere un’eccellenza. Ma l’attenzione alla qualità, lo ribadisco, sarà un elemento diffuso e imprescindibile per tutta la nuova collezione che presenteremo a ridosso della prossima estate.

PM – Come si fa innovazione nell’ambito dell’abbigliamento tecnico per la nautica?

EC – Il nostro approccio è assolutamente scientifico, facciamo innovazione attraverso le partnership che abbiamo in essere con il Politecnico di Milano e con il Politecnico di Torino, eccellenze accademiche, università scientifico-tecnologiche che formano ingegneri, architetti e designer di tutto il mondo. Con loro analizziamo e scegliamo i tessuti e le combinazioni fra di essi, ma studiamo anche l’ergonomia dei capi. Questo è un aspetto fondamentale per un velista, al quale a volte non viene data giusta attenzione… La nuova linea professionale di Slam avrà un’ergonomia veramente innovativa alla quale ho dato anche il mio personale contributo da utilizzatore. Per quel che riguarda la ricerca sulle materie prime, su fibre, filati e su ogni singolo componente del capo d’abbigliamento, questa è invece demandata ai nostri fornitori, che sono aziende di primissimo livello e di caratura mondiale, dunque in grado di portare avanti lo sviluppo ai massimi livelli. A chi confeziona i capi, infine, imponiamo i nostri standard, l’utilizzo di determinati accessori, l’applicazione di specifiche finiture e rinforzi, senza scendere mai a compromessi che possano sminuire il valore del prodotto Slam.
 

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