La velista Cecilia Zorzi corona il sogno e arriva ai Caraibi
La velista Cecilia Zorzi corona il sogno e arriva ai Caraibi
Le sono voluti quasi 16 giorni di navigazione per coprire le oltre 2600 miglia che separano le Canarie da Guadalupa, ma la skipper trentina non ha mai mollato, conquistando un ottimo piazzamento a ridosso della top ten. È la terza donna italiana nella storia a completare la Mini Transat, regata transatlantica in solitario.
“Devo ammettere che dopo l’incidente avvenuto durante la prima tappa ero abbastanza demoralizzata. Dopo una campagna preparatoria già complicata l’ultima cosa che volevo era ritrovarmi sull’Isola di La Palma a dover gestire l’ennesima riparazione. Ma alla fine penso che questo ultimo ostacolo mi abbia dato la spinta giusta per affrontare la traversata con l’energia migliore, orientando la prospettiva verso le cose importanti.
Ho cercato di dare il meglio di me stessa ricordandomi perché lo stavo facendo, e il risultato è venuto naturalmente”.
Queste le parole della skipper Cecilia Zorzi, portacolori del Circolo Vela Arco, al suo rientro in Italia dopo un’incredibile avventura durata più di due mesi.
La navigatrice trentina infatti aveva lasciato Les Sables d’Olonne, sulla costa atlantica francese, il 21 settembre insieme ad altri 89 skipper, per prendere parte alla prima tappa della regata Mini Transat.
La Mini Transat è nata nel 1977 e dopo quasi cinquant’anni conserva lo stesso spirito di allora. A bordo non sono ammessi computer, telefoni (satellitari e non) e gps cartografici.
Queste caratteristiche la rendono una delle sfide oceaniche più dure, dove gli skipper si trovano ad affrontare la forza della natura su barche di soli 6 metri e 50.
In questa edizione è stata proprio la natura ad avere la meglio durante la prima tappa, annullata in corso d’opera per il passaggio sul campo di gara dell’uragano Gabrielle. Tutti i partecipanti sono stati costretti a riparare lungo le coste del Portogallo, rimandando la
gara alla seconda tappa, divenuta perciò l’unica di questa Mini Transat.
Nella prima tappa, la skipper Cecilia Zorzi, dopo un’ottima partenza nel gruppo di testa era stata costretta a rallentare a causa di una collisione con un oggetto non identificato durante la seconda notte di regata, che aveva irreparabilmente danneggiato il timone sinistro e la prua dell’imbarcazione.
Dopo l’annullamento della tappa, passato l’uragano, tutti i regatanti sono ripartiti dal Portogallo verso le Canarie, dove la skipper trentina ha potuto sostituire il timone e riparare lo scafo, per essere pronta per la partenza della seconda tappa del 25 ottobre.
Anche all’inizio di questa seconda tappa Cecilia si è subito distinta, lottando nella top 5 per le prime tre giornate di regata, caratterizzate da venti molto leggeri e instabili.
Lasciato finalmente l’arcipelago delle Canarie, la flotta ha raggiunto gli Alisei, entrando così nel vivo di questa traversata.
Condizioni un po’ insolite hanno costretto gli skipper a spingersi molto a sud per avere una forza del vento adeguata. Cecilia è arrivata a toccare e superare persino il quindicesimo parallelo.
“Dalle previsioni meteo che ricevevamo ogni giorno era abbastanza chiaro che la strada a nord era sbarrata, ma non è stato facile decidere quanto a sud andare, anche perché non avevo modo di conoscere la posizione dei miei avversari. Ci sono state giornate veramente difficili, sia mentalmente che fisicamente. Non mi aspettavo di soffrire così tanto, ma l’umidità e la temperatura elevate hanno reso gli ultimi giorni di regata quasi un inferno. Avevo piaghe e irritazioni ovunque. All’arrivo comunque ho dimenticato tutto in un attimo, non capita tutti i giorni di arrivare ai Caraibi dopo essere riuscite ad attraversare l’oceano da sole!”
Cecilia Zorzi ha impiegato 15 giorni e 20 ore per compiere la sua traversata, conquistando l’undicesimo posto alle spalle della prima donna in classifica, la svizzera Alicia De Pfyffer.
Prima di Cecilia, in Italia solo Daniela Klein (2009) e Susanne Beyer (2011) erano riuscite nella stessa impresa. È una statistica triste che la skipper trentina sta cercando di cambiare con il progetto “Cecilia in Oceano”, combattendo per una vela inclusiva, aperta a tutti indipendentemente dal genere.
