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Ferrari Hypersail vista da vicino: impressiona lo scafo, sorprendono i dettagli

· Fonte: Press Mare

Vista da poppa, Ferrari Hypersail impressiona: i suoi 100 piedi di lunghezza, poco più di 30 metri, e quasi 8 di baglio massimo assumono una dimensione diversa quando ci si trova di fronte la barca, ormai prossima al completamento, circondata dai ponteggi. Lo sguardo percorre lo scafo e sale verso la coperta, cercando di abbracciare proporzioni alle quali anche chi frequenta i maxi yacht deve abituarsi. Una volta in mare la larghezza complessiva sarà di circa 20 metri con le appendici: una misura che aiuta a immaginare quanto spazio occuperà questo monoscafo quando potrà finalmente spiegare le proprie ali. Va però specificato che, in assetto di navigazione, uno solo dei bracci sarà in acqua, quello sopravvento resta sollevato.

Abbiamo avuto l’opportunità di visitare il cantiere e osservare da vicino Ferrari Hypersail in questa fase della costruzione, con la verniciatura e la livrea dello scafo completate. Salendo sui ponteggi che la circondano, all’impatto delle dimensioni si aggiunge il piacere di scoprirne i dettagli. Da vicino si apprezza la finezza delle lavorazioni, la cura con cui è stato realizzato ogni elemento di una barca che dovrà sopportare le sollecitazioni della navigazione oceanica e mantenere la precisione necessaria al volo.

È un vero capolavoro costruttivo. Lo si può dire senza lasciarsi condizionare dal Cavallino Rampante sulla poppa: basta soffermarsi sulle superfici, seguire le forme, osservare come un progetto tanto complesso abbiamo concretamente preso forma. Per chi ama le barche e la loro costruzione, poterlo vedere in questa fase è un privilegio, perché permette di apprezzare particolari che, una volta in acqua, saranno molto più difficili da osservare. La tuga è completamente chiusa e aerodinamica, il grigio Hypersail con cui è stata dipinta la rende ancora più impressionante, sembra un sottomarino, invece volerà sopra le onde. Particolare attenzione è stata posta all’aerodinamica quando sarà in volo: a poppa è previsto un alettone in stile F1, ma avrà il compito di aumentare il sostentamento, non la downforce.

La visita è proseguita in un capannone separato, dove sono esposte le appendici: i foil, il timone con il suo elevator e la chiglia. Qui sono soprattutto le finiture delle superfici destinate a lavorare nell’acqua a richiamare l’attenzione. Le lavorazioni a specchio dell'acciaio inox, i bordi di uscita dei foil inferiori al millimetro di spessore, restituiscono immediatamente la misura della precisione raggiunta. Viste da vicino, queste parti raccontano quanto l’ingegneria e la manifattura italiana sappiano esprimersi a livelli altissimi. La loro bellezza deriva anche dalla consapevolezza del compito che le aspetta. Saranno queste superfici a sostenere la barca, a e a trasmettere alla struttura i carichi della navigazione. Su un monoscafo oceanico volante, ogni dettaglio del profilo e ogni regolazione concorrono al comportamento dell’insieme.

Il progetto prevede tre punti di appoggio durante il volo: il foil laterale sottovento, l’appendice orizzontale del timone e il foil integrato nella chiglia basculante. Quest’ultimo rappresenta una delle soluzioni più originali di Hypersail ed è dotato di un flap, una superficie mobile che permette di modularne il contributo alla portanza e all’equilibrio della barca. Osservare questi componenti separati dallo scafo consente di coglierne le forme e la complessità molto meglio di quanto possa fare un’immagine della barca completa.

Alla qualità delle appendici deve corrispondere quella della struttura che le sostiene: nei punti sottoposti ai carichi più elevati, fra cui i bracci dei foil e il carrello della randa, sono impiegati componenti con una struttura a sandwich che combina strati di carbonio e titanio. Una soluzione che porta nella costruzione nautica esperienze maturate da Ferrari sulle vetture sportive e che risponde alla necessità di contenere il peso mantenendo rigidezza e resistenza.

La precisione strutturale ha un ruolo essenziale anche nel funzionamento del Flight Control. Avevamo già approfondito su PressMare l’architettura energetica e i sistemi di bordo; davanti alle appendici diventa più immediato comprenderne il legame con la parte meccanica. Sensori, computer e attuatori devono lavorare con superfici capaci di rispondere fedelmente alle correzioni richieste, mentre cambiano velocità, assetto e condizioni del mare. Il sistema automatizzato gestirà le regolazioni del volo e soprattutto la gestione dell'energia di bordo - che non prevede generatori a carburanti fossili - lasciando all’equipaggio la conduzione e le scelte di navigazione.

Lo sviluppo di Hypersail ha intanto superato i venti brevetti. Tra le soluzioni indicate da Ferrari figurano anche un albero orientabile dotato di alule, piccole superfici aerodinamiche, e una randa double skin simile a quelle usate in America's Cup. Sono elementi che aggiungono interesse a un progetto del quale resta ancora molto da scoprire e, soprattutto, da verificare in mare. A tal proposito abbiamo approfondito le tempistiche con il team leader, Enrico Voltolini, che pubblicheremo a breve in una intervista video.

Uscendo dal cantiere, però, il pensiero torna alla vista da poppa e alle superfici delle appendici osservate da pochi centimetri. Dopo averne seguito disegni, simulazioni e sviluppo tecnologico, vedere Hypersail quasi completata suscita un’emozione particolare. C’è il desiderio di vederla navigare, naturalmente, ma anche la soddisfazione di aver potuto osservare da vicino il lavoro di chi sta costruendo una barca così ambiziosa.

Giuliano Luzzatto

 

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