Marta Maggetti, la forza di un oro olimpico e la voglia di continuare a migliorare
Campionessa olimpica a Parigi 2024 e mondiale iQFOiL nel 2022, la trentenne cagliaritana racconta in una lunga conversazione, pubblicata dal sito SportVela della FIV, il percorso che l'ha portata ai vertici del windsurf internazionale, le difficoltà affrontate dopo l'oro di Marsiglia e il lavoro in vista di Los Angeles 2028. Ne emerge il ritratto di un'atleta determinata, che dietro un carattere riservato nasconde una straordinaria capacità di combattere.
Il 3 agosto 2024, nelle acque di Marsiglia, Marta Maggetti ha regalato alla vela italiana una delle sue vittorie olimpiche più belle: nella finale dell'iQFOiL femminile, dopo aver conquistato l'accesso alla regata decisiva attraverso una combattutissima semifinale, la cagliaritana delle Fiamme Gialle ha avuto la lucidità tattica di anticipare la virata verso la layline della boa al vento, passando la britannica Emma Wilson e l'israeliana Sharon Kantor. Una decisione presa in pochi secondi, con la sicurezza di chi aveva letto il campo di regata meglio delle altre. Ventiquattro anni dopo Alessandra Sensini a Sydney, l'Italia è tornata così a conquistare l'oro olimpico nel windsurf femminile.
A distanza di poco più di due anni, quella manovra racconta ancora molto della personalità di Marta Maggetti, che oggi ha trent'anni, un titolo mondiale conquistato a Brest nel 2022 e due partecipazioni olimpiche, la prima delle quali conclusa al quarto posto a Tokyo. Marta è tornata su quel momento decisivo, spiegando come la sua scelta non fosse stata un azzardo: “Era una questione di sicurezza, di consapevolezza. Io sapevo dove andare, quindi non avevo bisogno di attaccarmi a quello che facevano le altre” È questa una delle chiavi per comprendere un'atleta che fuori dall'acqua conserva la timidezza di quando era bambina, mentre in regata si trasforma. Alla domanda su come descriverebbe sé stessa durante una competizione, la risposta è immediata: “Una persona che combatte, che non si ferma davanti alle difficoltà. Aggressiva”.
Dalla Sardegna all'oro olimpico, passando per una rivoluzione tecnica
Il rapporto con il windsurf nasce a otto anni, grazie al padre che già lo praticava. All'inizio avrebbe dovuto essere soltanto una prova, ma Marta si appassiona rapidamente a uno sport individuale che le permette di stare in mare, insieme agli altri ragazzi del circolo. Gli allenamenti diventano presto le prime regate e poi le trasferte, particolarmente impegnative per una famiglia che vive in Sardegna e deve affrontare ogni volta la complicata logistica del trasporto delle tavole e dell'attrezzatura. I genitori la sostengono senza trasformare quella passione in un obbligo. Marta ricorda i sacrifici familiari, ma soprattutto la felicità condivisa nel vederla crescere sportivamente. Ancora oggi il legame con la sua terra rimane fortissimo, nonostante le difficoltà che comporta per chi svolge un'attività agonistica internazionale.
La crescita sportiva non è stata però lineare, dopo una lunga carriera nella classe RS:X, culminata con il quarto posto ai Giochi di Tokyo, Marta si è trovata ad affrontare il passaggio all'iQFOiL, la nuova tavola olimpica foil. Un cambiamento radicale, che ha coinvolto non soltanto l'attrezzatura, ma le tecniche di conduzione, la preparazione fisica e perfino il modo di interpretare tatticamente le regate. “È cambiato tutto: i formati, la velocità, l'attrezzatura, le tecniche, perfino la visione del campo. All'inizio mi sentivo davvero persa”. Marta non nasconde nemmeno il timore provato nelle prime competizioni, quando la velocità delle tavole e la scarsa padronanza del mezzo da parte di alcuni avversari rendevano particolarmente delicati gli incroci e le partenze ravvicinate.
C'è poi un altro aspetto, meno visibile a chi segue le regate, ma determinante per la prestazione: la struttura fisica. Nell'iQFOiL peso e altezza hanno un'influenza importante sulle caratteristiche di conduzione della tavola, specialmente in determinate condizioni di vento. Marta, meno alta e più leggera di molte avversarie, ha dovuto modificare profondamente la preparazione atletica, cercando di aumentare la massa corporea senza compromettere agilità e resistenza. È una ricerca che continua ancora oggi. L'obiettivo è ridurre lo svantaggio attraverso il lavoro fisico, una maggiore efficienza nel pompaggio, la tecnica di conduzione e la riduzione degli errori. Un impegno che richiede anni e che non si esaurisce certamente con una medaglia olimpica.
La ricerca della prestazione passa anche dall'attrezzatura
Un altro elemento interessante dell'intervista riguarda il lavoro di messa a punto dell'iQFOiL, una classe monotipo nella quale, almeno teoricamente, tutti gli atleti dispongono della stessa attrezzatura. Nella realtà, le differenze fra i componenti possono influire sul comportamento della tavola e richiedono un'attenta attività di selezione e verifica. Marta dedica molto tempo al controllo dei foil, dalla geometria delle ali alle caratteristiche dei diversi componenti, attraverso misurazioni a terra e ripetute prove in acqua. Una sensibilità particolarmente importante per un'atleta leggera, che può risentire maggiormente di un'attrezzatura non perfettamente adatta alle proprie caratteristiche fisiche. Non si tratta di una ricerca esasperata di qualche dettaglio marginale, ma della necessità di mettere insieme tutti gli elementi che contribuiscono alla velocità e al controllo del mezzo. Al recente Mondiale, Marta ammette di aver sbagliato la scelta del materiale, proprio in una delle attività alle quali normalmente dedica maggiore attenzione.
La sua capacità di analizzare gli errori senza cercare giustificazioni è uno dei tratti più interessanti che emergono dalla conversazione. Una mentalità che probabilmente ha contribuito a costruire il successo olimpico, maturato attraverso anni nei quali le sconfitte sono state molto più numerose delle vittorie. “L'oro di Parigi è stato possibile anche grazie alle gare che ho perso, soprattutto negli ultimi anni” osserva, riconoscendo come quelle esperienze le abbiano consentito di arrivare ai Giochi con maggiore consapevolezza e meno pressione.
Dopo Parigi, la stagione più difficile
Vincere un'Olimpiade non significa necessariamente trovare un nuovo equilibrio. Anzi, per Marta il periodo successivo alla medaglia è stato particolarmente complicato e, racconta, il 2025 è stato il suo anno peggiore sotto il profilo fisico e mentale. La difficoltà ad esprimersi in acqua e i problemi fisici hanno progressivamente intaccato le certezze costruite negli anni precedenti. La svolta è arrivata soltanto alla fine della stagione, con il Campionato Europeo di Sferracavallo, in Sicilia, disputato a novembre. Una regata importante soprattutto per ritrovare fiducia, prima ancora che per il risultato. Il 2026 ha mostrato una Marta diversa, capace di esprimersi con una regolarità che in passato le era mancata. Seconda al Trofeo Princesa Sofia di Palma, vincitrice della Semaine Olympique Française a Hyères e nuovamente protagonista a Long Beach, la campionessa olimpica è tornata a occupare stabilmente le posizioni di vertice della flotta internazionale. Prima del Mondiale, soltanto l'Europeo di Portimão l'aveva vista fuori dal podio.
Una continuità che per lei rappresenta un progresso importante, anche rispetto al periodo precedente all'oro olimpico, quando ai risultati migliori si alternavano regate meno convincenti. Il Mondiale ha interrotto questa serie positiva, fra problemi fisici, circostanze sfavorevoli e una scelta tecnica non riuscita. Ma anziché considerarlo un passo indietro, Marta lo ha affrontato come un'occasione per individuare gli aspetti sui quali lavorare. La gestione della condizione fisica rimane una delle questioni principali: ogni interruzione degli allenamenti comporta una perdita di preparazione che richiede tempo per essere recuperata, mentre il livello raggiunto dalla flotta femminile non consente praticamente pause.
Anche l'aspetto mentale richiede un equilibrio particolare. Marta racconta di vivere spesso con tensione i giorni precedenti una competizione importante, di avere bisogno di sfogarsi prima di ritrovare la concentrazione necessaria. È un meccanismo che ha imparato a conoscere e che oggi considera parte della propria preparazione. Curiosamente, quando si sente troppo tranquilla prima di una regata, rischia di avvertire la mancanza di quella carica agonistica che la aiuta a dare il massimo.
La ragazza timida che ama fotografare e disegnare
Accanto alla campionessa emerge però anche una Marta lontana dalle regate, che non ama particolarmente parlare di sé e preferisce esprimersi attraverso ciò che fa. La fotografia è una delle sue passioni: può trascorrere ore alla ricerca di un'immagine, aspettando la luce o il momento giusto. Disegnare, invece, la aiuta a rilassarsi, così come ascoltare musica.
C'è un piccolo simbolo che accompagna da anni la sua attrezzatura, una rosa dei venti disegnata come un fiore. Era stato il padre a utilizzarla per riconoscere le borse e le sacche delle vele di famiglia. Marta ha cominciato a riprodurla e col tempo l'ha fatta propria. Un particolare che racconta il legame con le origini e con una passione condivisa prima ancora che diventasse una professione.
Anche il rapporto con la competizione nasce da lontano. Da bambina era l'unica ragazza ad allenarsi con un gruppo di maschi e, per riuscire a tenerne il passo, doveva impegnarsi ancora di più. Una scuola di determinazione che ritroviamo nell'atleta di oggi, capace di convivere con insicurezze e difficoltà senza lasciare che prendano il sopravvento. La vita quotidiana, del resto, continua a essere quasi interamente organizzata intorno allo sport. Preparazione atletica al mattino, lavoro sull'attrezzatura, allenamenti in acqua e un'alimentazione studiata per sostenere uno sforzo fisico notevole. Rimane poco tempo per il resto, ma Marta non sembra viverlo come una rinuncia: è la scelta di chi vuole dedicarsi completamente a qualcosa in cui crede.
Los Angeles 2028, una nuova sfida con una generazione cresciuta sul foil
All'orizzonte ci sono naturalmente le Olimpiadi di Los Angeles 2028, ma la strada verso una possibile seconda medaglia passa anche attraverso il confronto con una generazione di atlete molto giovani, cresciute direttamente sull'iQFOiL. È un aspetto che Marta osserva con grande attenzione. Le ragazze che oggi si affacciano ai vertici internazionali hanno iniziato a utilizzare il foil fin da giovanissime, sviluppando automatismi e capacità tecniche differenti rispetto a quelle di chi, come lei, proviene da oltre un decennio di regate sulla RS:X. Sono spesso più disinvolte nelle partenze ravvicinate e nelle manovre in volo, mentre la preparazione atletica viene impostata fin dall'adolescenza sulle esigenze specifiche della nuova disciplina. Marta deve quindi continuare a evolvere, modificando alcune abitudini nella conduzione, nelle virate e nella lettura del campo di regata. Le partenze rimangono un punto sul quale intende migliorare, particolarmente importante nelle regate brevi e veloci che caratterizzano i format attuali.
La consapevolezza è quella di avere ancora margini di crescita, nonostante il titolo mondiale e l'oro olimpico. Sul piano mentale si sente più forte rispetto al passato e il lavoro svolto nel 2026 le ha confermato di poter competere stabilmente ai massimi livelli. La sfida sarà mantenere la condizione fisica necessaria e continuare a sviluppare le capacità tecniche per confrontarsi con avversarie sempre più preparate. Los Angeles è dunque un obiettivo concreto, senza che questo significhi considerare scontata una nuova partecipazione olimpica o, tantomeno, un'altra medaglia.
C'è infine una considerazione di Marta che forse più di tutte permette di comprenderne il carattere. Non ama essere identificata esclusivamente attraverso l'oro olimpico, perché una medaglia, per quanto importante, non può racchiudere la personalità e il percorso di un atleta. Quando le viene chiesto che cosa le abbia dato soprattutto la vela, risponde con una sola parola: “Libertà”. Quella stessa libertà di scegliere, di sbagliare e di riprovare che l'ha accompagnata fin dalle prime uscite in windsurf con il padre. E che, in quel pomeriggio di agosto a Marsiglia, le ha permesso di virare prima delle avversarie e andare a prendersi l'oro olimpico.