Parlare delle applicazioni dei dissalatori HP Watermakers è sempre interessante, ma scoprire quali sono state le scelte e le motivazioni che hanno portato a quelle installazioni è ancora più istruttivo per comprendere perché un certo modello viene preferito ad altri.
Quando un armatore, non necessariamente di superyacht, decide di allestire la propria barca, spesso si affida a un consulente che sappia interpretare le sue esigenze e ottimizzarle in base alla sua esperienza. Enrico Tettamanti è proprio questo, forte di 250 mila miglia di navigazione in tutti i mari del mondo.
Una vita avventurosa ma anche tanta esperienza
Oggi Enrico Tettamanti ha 50 anni, 25 dei quali spesi a tempo pieno vivendo in barca con i progetti Kamana, cioè raggiungere località estreme o particolarmente remote in barca. L’extreme alla portata di tutti, con clienti che lo raggiungevano nelle più svariate e lontane località. È così che ha al suo attivo ben tre giri del mondo, perlopiù in acque difficili come il passaggio a Nord-Ovest, il Polo Nord, dall’oceano Pacifico all’Atlantico.
Ora che non naviga più a tempo pieno, è stato naturale mettere al servizio la sua esperienza per consulenze ad armatori e cantieri. Quindi in questo momento Enrico Tettamanti si occupa di project management per chi vuole realizzare un progetto full custom, cioè partire da un foglio bianco, progettare la barca e allestirla, magari per affrontare traversate o navigare in posti lontani. Ma oltre a questo segue la compravendita di barche e il loto refit, oltre a continuare a navigare con il suo solido veliero Hallberg Rassy, ovviamente dotato di un dissalatore HP Watermakers SC 140.
L’importanza del dissalatore a bordo
“Non è necessario avventurarsi in navigazioni oceaniche per avere la necessità di imbarcare un dissalatore”, spiega Enrico Tettamanti. “Una volta non era previsto se non su barche di almeno 70’, oggi lo richiedono anche su quelle da 40’ e anche meno. Il motivo è molto semplice: c’è sempre più la voglia di passare il tempo lontano dagli affollati marina, si preferiscono tranquille calette e allora la disponibilità di acqua dolce diventa una necessità. Aggiungiamo che le barche a vela, soprattutto le più performanti, hanno linee d’acqua sempre più tese e meno profonde, quindi inevitabilmente lo spazio interno diventa prezioso e per i serbatoi d’acqua dolce c’è sempre meno spazio. Problema che si presenta anche sugli explorer a motore che hanno esigenze di grandi autonomie. Ecco perché un dissalatore a bordo diventa sempre di più un’esigenza”.
Perché gli HP Watermakers sono automatici
“Un plus di valore assoluto che riconosco a HP Watermakers è la sua automazione”, ricorda Enrico Tettamanti. “Non bisogna essere dei navigatori transoceanici, ma addirittura sono proprio i diportisti del weekend che possono più degli altri apprezzare gli automatismi garantiti da RP-TRONIC e dall’AMCS. Perché sono soprattutto loro che utilizzano la barca saltuariamente e spesso non hanno equipaggio, quindi i primi a trascurarne la manutenzione e quei due accessori di HP Watermakers, a mio parere indispensabili, garantiscono comunque il corretto funzionamento del dissalatore”.
Ricordiamo che RP-TRONIC è l’unico sistema di automatizzazione per dissalatori che evita le regolazioni manuali in sala macchine, perché lo fa automaticamente mantenendo la pressione costante. Quando si naviga, l’acqua di mare può variare in salinità e temperatura e ciò influisce direttamente sulla sua densità e quindi sulla pressione all’interno del dissalatore, che deve invece essere costante per una corretta dissalazione. RP-TRONIC risolve questo problema grazie a una valvola micrometrica di precisione motorizzata e automatica, in grado di regolare automaticamente la pressione a livelli ottimali all’interno del dissalatore che così lavorerà meglio e più a lungo negli anni.
Il funzionamento di RP-TRONIC è supportato dall’AMCS (Automatic Membrane Conservation System) per la conservazione automatica delle membrane. Quando il dissalatore non si usa per un certo periodo, è facile che i batteri all’interno dell’acqua proliferino sulla superficie della membrana, intasandola e riducendone la capacità produttiva. AMCS funziona in tandem con il lavaggio automatico delle membrane e con RP-TRONIC: in maniera automatica dosa una quantità di metabisolfito di sodio durante la fase di lavaggio delle membrane e ne allunga la durata.
L’importanza del servizio after-sales
“È opinione comune che il dissalatore più è utilizzato e meglio va”, ricorda Enrico Tettamanti. “Ma generalmente, considerando l’utilizzo medio di una barca da diporto, i tempi in cui viene messo in stand-by sono lunghi, perché alla fine viene utilizzato solo durante il periodo estivo, anche perché all’armatore nel weekend non serve produrre acqua in eccesso perché parte della banchina già con il pieno. L’utilizzo sporadico può essere quindi un elemento di rischio per l’affidabilità della macchina, gli automatismi descritti sopra aiutano molto, ma l’inconveniente è sempre dietro l’angolo. Ecco che allora avere una risposta efficiente e in tempo reale da parte dell’after-sales del costruttore diventa fondamentale”.
“L’ho provato sulla mia pelle e posso affermare che il servizio di assistenza di HP Watermakers è stato sempre tempestivo e di grande aiuto”, prosegue Enrico Tettamanti. “Anche se non avessi avuto delle competenze specifiche, che poi è quasi la norma tra i diportisti, da remoto i loro tecnici sono stati in grado di guidarmi nella soluzione del problema o, quantomeno, ad individuare il problema e inviare prontamente il pezzo da sostituire. Hanno la capacità di far intervenire qualsiasi persona, qualunque sia la sua preparazione tecnica. Al telefono riescono a guidare anche chi non ha mai preso in mano un cacciavite, anche grazie al fatto di avere delle macchine molto semplici e accessibili e impiegando componenti e materiali di prima qualità”.
Quale dissalatore scegliere
“Generalmente la produzione da 150 e 300 l/h è il range di riferimento in considerazione delle misure della barca”, spiega Enrico Tettamanti. “Il modello che più viene richiesto è quello da 220 l/h, anche se su barche di misure inferiori entrano in gioco altri fattori legati agli ingombri e al risparmio nei consumi. Nessuno ama far funzionare anche di notte il generatore e quindi i consumi energetici sono molto controllati, anche se generalmente sconsiglio di ricorrere a dissalatoti in corrente continua, tendenzialmente poco affidabili. Un altro aspetto da tenere presente sono i litri dichiarati e quelli realmente prodotti, per mia esperienza diretta devo dire che con HP Watermakers corrispondono sempre a quelli reali, ma non per tutti i produttori è sempre così”.
Tutto sotto controllo in plancia
“Un’attenzione importante per essere più green è ottimizzare i consumi energetici”, ricorda Enrico Tettamanti. “Sotto questo aspetto è importante far dialogare tutti i sistemi di bordo in maniera efficiente. Il mio consiglio, sia per il dissalatore che per il generatore, è di farli produrre il massimo nel minor tempo possibile, e qui ritorniamo all’esigenza che le quantità prodotte siano reali. Per avere un controllo continuo, è importante avere la possibilità di gestire tutte queste informazioni dalla plancia e gli HP Watermakers grazie a Part-NET, l’interfaccia utente compatibile con i plotter Garmin, Raymarine, Furuno, Simrad, B&G e Lowrance, sono collegati direttamente ai plotter controllando ogni loro processo e ogni parametro direttamente dal tavolo di carteggio. Inutile sottolineare quanto sia comodo non dover scendere in sala macchine per verificarne il funzionamento”.