Ci sono luoghi che non sono semplicemente luoghi. Sono l’inizio di una storia.
Per Giulia Sent, 32 anni, veneziana, ricercatrice in Scienze Marine e navigatrice solitaria, uno di questi luoghi è il Diporto Velico Veneziano. È proprio qui, nel 2001, quando era ancora bambina, che è iniziata la sua storia d’amore con la vela.
Oggi, a più di vent’anni di distanza, Giulia è pronta a tornare al Diporto. Ma questa volta non a bordo di un Optimist.
Ad accompagnarla sarà “Sara”, un Hallberg-Rassy del 1973 di circa dieci metri, la barca che da quattro anni è diventata la sua casa e con la quale, negli ultimi tre mesi, ha affrontato una lunga navigazione in solitaria da Lisbona a Venezia, attraversando Atlantico, Tirreno, Ionio e Adriatico.
Un viaggio nato come una sfida personale e diventato anche un percorso di ricerca e divulgazione scientifica sul mare.
DALL’OPTIMIST ALLA BARCA DI 10 METRI
Nel 2001 Giulia venne iscritta dai genitori, allora soci del Diporto Velico Veneziano, a un corso Optimist. Un'iscrizione che, racconta oggi, non fu inizialmente accolta con particolare entusiasmo.
A cambiare tutto fu Franco Mazzocut, istruttore e figura fondamentale nei suoi primi passi nel mondo della vela.
Fu lui a intuire qualcosa nella giovane Giulia e a suggerire ai genitori di farla entrare nella squadra agonistica.
Da quelle prime uscite è nata una passione che non l’ha più abbandonata e che, negli anni, l’ha portata lontano da Venezia, fino a trasformare la vela in uno stile di vita.
Oggi Giulia vive all’estero e da quattro anni la sua casa è “Sara”, una barca d’epoca che ha trasformato in una vera e propria piattaforma per navigare, fare ricerca e raccontare il mare.
UN VIAGGIO TRA IMPREVISTI, BONACCE E TEMPESTE
La traversata verso Venezia non è stata priva di difficoltà.
Poco dopo la partenza, verso Ibiza, un’avaria alle sartie ha rischiato di lasciarla senza albero. A Palma di Maiorca un serio infortunio a una mano l’ha costretta a fermarsi per due settimane.
Poi ancora un problema al motorino d’avviamento verso la Sardegna, 30 ore in mare in attesa del vento, la rottura della cinghia del pilota automatico alle Egadi che l’ha costretta a restare al timone per oltre 14 ore consecutive e una tempesta nello Stretto di Messina.
Altre avarie hanno caratterizzato anche la navigazione verso il Mar Ionio e l’Adriatico.
Ma Giulia ha continuato a navigare, affrontando ogni imprevisto con determinazione e anche con una buona dose di ironia.
Una curiosa contraddizione rispetto alla bambina che, quando c’era troppo vento, arrivava persino a inventarsi il mal di pancia pur di evitare le lezioni di vela.
“SARA”, UN LABORATORIO GALLEGGIANTE
Il viaggio non è però soltanto un'avventura personale.
Nel corso della navigazione Giulia continua inoltre a dedicarsi alla ricerca scientifica, collaborando, su base volontaria, ad un progetto di ricerca legato alle tematiche affrontate durante il suo dottorato in Scienze Marine.
Lungo la rotta raccoglie campioni di acqua, successivamente inviati a un laboratorio francese, contribuendo allo studio della distribuzione del plancton.
Un'attività scientifica che trasforma la sua barca in un piccolo laboratorio galleggiante e la navigazione in una straordinaria occasione per osservare e raccontare lo stato degli oceani.
E proprio il mare, durante il viaggio, le ha restituito anche un’immagine meno romantica: la presenza della plastica, incontrata in numerosi tratti della navigazione, anche lontano dalla costa.
Per questo, nei porti in cui fa tappa, Giulia organizza incontri e conferenze per parlare di vela, oceani, ricerca scientifica e monitoraggio ambientale, cercando di avvicinare il pubblico al mondo della scienza marina.
UN RITORNO CHE È MOLTO PIÙ DI UN ARRIVO
Dopo le tappe lungo le coste spagnole, la Sicilia, le isole greche e il Sud Italia, da Corfù a Otranto, Brindisi e Bari, Giulia ha ripreso la rotta verso Venezia.
Il suo arrivo in laguna è previsto per mercoledì 8 settembre. Tra le persone che la attendono ci saranno anche alcuni soci del Diporto Velico Veneziano.
E proprio l’approdo al Diporto rappresenta per lei il momento più significativo dell’intero viaggio.
“È un ritorno esattamente nel luogo in cui tutto è cominciato”, ha raccontato Giulia.
La bambina che nel 2001 iniziava quasi per caso su un Optimist tornerà così a Venezia a bordo della propria barca, dopo aver attraversato quattro mari in solitaria.
Una sorta di cerchio che si chiude, ma anche una nuova partenza.
IL PRESIDENTE DEL DVV: “SIAMO FELICI DI ACCORGLIERE GIULIA A CASA”
A sottolineare il valore particolare di questo ritorno è anche il Presidente del Diporto Velico Veneziano Alvise Dolcetta: “Siamo davvero lieti di poter accogliere nuovamente Giulia al Diporto Velico Veneziano. La sua storia ci emoziona perché racconta, in modo straordinario, quanto possa essere profondo il legame che si crea tra una persona, la vela e il proprio circolo. Giulia è partita da qui, da bambina, a bordo di un Optimist, e oggi torna dopo aver attraversato il Mediterraneo e l’Atlantico in solitaria, trasformando la propria barca anche in uno strumento di ricerca e divulgazione scientifica. Per noi è motivo di grande orgoglio vedere come quella passione nata sulle nostre banchine sia cresciuta fino a diventare un percorso di vita così importante. Il suo ritorno è una bellissima storia di vela, ma soprattutto una storia di appartenenza: siamo felici di poterla riaccogliere a casa.”
IL DIPORTO VELICO VENEZIANO: UN LUOGO DOVE LE PASSIONI CRESCONO
Per il Diporto Velico Veneziano questa storia rappresenta qualcosa di particolarmente significativo.
Il ritorno di Giulia racconta infatti una delle missioni più importanti di un circolo velico: seminare una passione nei più giovani e vederla crescere nel tempo, accompagnandoli anche quando la loro vita li porta lontano.
Dal piccolo Optimist alla navigazione d’altura in solitaria, dalla squadra agonistica alla ricerca scientifica: il percorso di Giulia Sent è un esempio concreto di come la vela possa diventare molto più di uno sport.
Può diventare formazione, autonomia, conoscenza, professione e, soprattutto, un modo per guardare il mondo.
Il Diporto Velico Veneziano è pronto quindi ad accogliere nuovamente Giulia e “Sara”, con l’auspicio di trasformare questo ritorno in un momento di incontro con i soci e soprattutto con i giovani velisti del circolo.
Perché alcune storie meritano di essere raccontate proprio nel luogo in cui sono cominciate.
E quella di Giulia, dopo oltre vent’anni, torna finalmente a casa.