Gaeta ha ufficializzato la propria candidatura a Capitale Italiana del Mare 2026 attraverso il progetto “Gaeta, Città della Cultura del mare. Blu: oltre l’Orizzonte, nelle radici dell’Essere”. L’iniziativa si propone come piattaforma di interesse nazionale, con l’obiettivo di collocare il mare al centro delle politiche culturali, educative ed economiche legate alla blue economy.
Il dossier è sostenuto da un partenariato ampio che coinvolge la Regione Lazio, le Province di Latina e Caserta, le Aree Metropolitane di Roma e Napoli, 22 Comuni costieri, la Camera di Commercio Frosinone Latina, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e oltre 80 soggetti tra enti pubblici, istituzioni scolastiche, fondazioni, associazioni e imprese. Tra le realtà formative figurano l’Istituto Nautico “Caboto” e l’ITS Academy “Caboto”, affiancati dal sistema industriale regionale della logistica e dei trasporti.
La rete territoriale che sostiene la candidatura si estende per circa 400 chilometri di costa tirrenica, includendo località tra Campania settentrionale e Lazio fino ai confini con la Toscana, oltre alle isole di Ponza e Procida. Il partenariato si amplia inoltre verso sud con il coinvolgimento della città di Catania, che individua in Gaeta un riferimento simbolico e operativo per una macroarea storicamente connessa dal mare.
Il progetto si fonda su un programma articolato che prevede 42 eventi nel corso dell’anno di eventuale nomina, 16 opere pubbliche permanenti e un volume di investimenti stimato tra 45 e 50 milioni di euro. Sono inoltre previsti nove progetti territoriali condivisi e un modello di governance multilivello che integra istituzioni, formazione, ricerca e imprese. L’impianto complessivo è dichiarato coerente con gli obiettivi del bando nazionale promosso dal Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, con il Piano del Mare e con le strategie europee in materia di blue economy.
Dal punto di vista concettuale, la candidatura introduce il cosiddetto “paradigma blu”, che amplia la nozione di sostenibilità includendo, oltre alla dimensione ambientale, anche quelle umana, sociale e culturale. Il mare viene quindi interpretato non solo come infrastruttura economica, ma come elemento identitario e spazio di rigenerazione sociale.
Il progetto si articola su tre pilastri principali. Il primo è il Centro Permanente di Educazione al Mare, pensato per costruire una filiera formativa continua dall’infanzia all’università e alla formazione professionalizzante, con particolare attenzione ai temi dell’Ocean Literacy. Il secondo è il Museo Diffuso del Mare, un sistema di luoghi fisici e digitali destinato alla valorizzazione del patrimonio urbano e costiero attraverso strumenti di divulgazione, ricerca e tecnologie immersive. Il terzo pilastro è rappresentato dalla Piattaforma del Mare come terapia, che mira a integrare percorsi esperienziali e dati scientifici sul rapporto tra ambienti marini, benessere psicofisico e coesione sociale.
Secondo i promotori istituzionali, Gaeta rappresenta un contesto in cui vocazione portuale, tutela ambientale, sviluppo sostenibile ed economia del mare si intrecciano in modo strutturato. La città è inoltre legata a numerosi passaggi storici della marittimità italiana e mediterranea, dal mondo classico alle esplorazioni di Giovanni Caboto, fino all’Unità d’Italia e alla nascita della Marina Militare.
Nel 2026 Gaeta celebrerà anche due ricorrenze significative: il centenario della Scuola Nautica della Guardia di Finanza e i cento anni dalla fondazione del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, legato al Santuario della Montagna Spaccata, luogo simbolico dell’incontro tra mare e paesaggio naturale.
La candidatura, oltre alla dimensione legata al bando nazionale, viene presentata come un percorso strategico di medio-lungo periodo, finalizzato a rafforzare il ruolo della città e del suo territorio come riferimento per le politiche culturali e produttive legate al mare.