Le regate influiscono sulle barche a vela spingendone all'estremo le prestazioni velocistiche. La sete di vittoria porta a progettare barche più potenti ma meno marine e confortevoli. Inoltre, la tecnologia mette in secondo piano la prestazione dell'equipaggio rispetto a quella del mezzo. Il progresso degli scafi, della strumentazione, delle appendici, delle vele, delle cime, dell'attrezzatura e l'accento sul brand, fanno si che il protagonista sia la barca e non chi la porta e la gestisce. I regolamenti non riescono a mitigare lo spirito agonistico e a lungo andare si logorano.
Come funziona la regata ad handicap? Il tempo di regata non è il tempo tra partenza e arrivo, ma quello compensato che penalizza le barche in base al rating, regalando secondi alle barche più lente. Cosa è il rating? Una formula di stazza, che sulla base di un programma di predizione di velocità, assegna a ogni barca un punteggio che determina un abbuono in secondi. Senza rating (valutazione per la compensazione dei tempi di arrivo) vincerebbe la barca più grande e invelata per cui i regolamenti hanno preso di mira gli elementi che portavano a barche estreme, cioè la quantità di vela o gli slanci o la quantità di zavorra. Talvolta, i regolamenti hanno cercato di mantenere le qualità crocieristiche imponendo cuccette, bagno e cucina o una minima integrità strutturale.
A differenza delle barche a vela di un tempo quelle odierne d’altura sono caratterizzate dalla assenza di slanci (cioè uguale lunghezza in coperta e al galleggiamento) larghezza abbondante, sono poi zavorrate in modo da concentrare la massima quantità di peso nel siluro realizzando un grande rapporto tra superficie velica e dislocamento. Qualsiasi sia la formula scelta per competere ad armi pari la scoperta dei “buchi”, cioè di fattori di velocità che la formula non penalizza e delle astuzie per trarne beneficio, fanno si che il regolamento si deteriori lasciando scivolare la flotta verso una sempre maggiore sofisticazione che premia chi è più "equipaggiato" dal punto di vista economico. Quando il deterioramento è al culmine, si assiste a una competizione senza esclusione di colpi che porta a costi esorbitanti (equipaggio professionista, vele da buttare dopo una stagione ecc.) o a rischi inutili. Per risparmiare peso e guadagnare velocità ho visto equipaggi sbarcare il boccaporto, l'ancora, i paglioli, il wc e...
Questa corsa alla leggerezza, quando investe le parti strutturali, è anche una sfida tecnologica che porta a barche costose e difficili, che debbono essere guidate da professionisti del rischio, oppure a barche per tempi leggeri, che con meteo avverso si ritirano per rotture o perché l'equipaggio si sente in pericolo su un mezzo fragile e incontrollabile. Per questo il momento migliore di ogni nuova regola di “rating” è l'inizio quando i buoni propositi prevalgono.
Un sistema buono per non incorrere nel perverso "progresso" di ogni stazza (rating) sarebbe ritornare al concetto di club degli albori, nel quale i soci corrono con una barca estratta a sorte tra diverse uguali, tutte di proprietà del circolo, una tal regata potrebbe anche evitare la burocrazia di rating e di assicurazioni pur di assoggettarsi a due semplici regole: è necessario che nessuno si faccia male ed è ugualmente necessario che chi rompe paghi.
Michele Ansaloni