Gozzi, la base della nautica italiana: delle grandi barche

13/04/2026 - 07:09 in Barca a motore by Press Mare

Parlare oggi di gozzi e piccole barche non vistose in un mondo e nell’editoria della nautica, che sembra dedicato solo alle grandi navi, dette da diporto, e mai di barche più piccole, sembra una follia. Ma scherziamo?

Come se la nautica minore non esistesse più. E invece no, una nautica più piccola esiste ancora e la si vede nei porti, non nelle riviste nautiche di oggi, che presentano solo nuove grandi barche da diporto avveniristiche e non so quanto realizzate.

Parlare dunque di gozzi, a vela e a motore, come se fossero realtà marginali o dimenticate non è corretto. Queste imbarcazioni - gozzi, lance, cabinati e simili - rappresentano per migliaia di italiani la base stessa della passione per la nautica, troppo spesso trascurata come se al di sotto dei 10 metri di lunghezza non esistesse un vero mondo di barche. Le grandi unità definite“da diporto, perché oltre i 24 metri di lunghezza, sembrano oggi al centro dell’attenzione, ma rappresentano solo una minima parte del comparto: poche centinaia rispetto alle circa 400.000 barche da diporto - tra natanti e imbarcazioni - che costituiscono la base della nautica italiana. Inoltre, molte di queste grandi unità battono bandiera straniera e operano prevalentemente all’estero.

Questa è la situazione attuale. Allora parliamo pure di gozzi e non c’è da vergognarsi, ma da esserne fieri sempre.

Gozzo a remi con banchi di voga

I gozzi, tra le prime imbarcazioni diffuse nei porticcioli più piccoli, presentano una caratteristica ben precisa: una carena progettata per garantire stabilità. Ne deriva un comportamento sicuro anche con mare formato; possono rollare, ma in modo contenuto e generalmente ben tollerabile. Non a caso si dice spesso che su un gozzo si rolla un po’, ma si torna sempre a casa. Per ridere, un giorno ho provato un gozzo in vetroresina costruito in un paese straniero, dove i gozzi non sono diffusi, e me ne sono accorto quando appoggiando le mani dall’esterno (ero ormeggiato nella barca accanto) e spingendo un pochino sull’orlo del gozzo ho scoperto che quella barca era completamente priva di stabilità. Se avessi spinto ancora un pochino, avrebbe fatto scuffia: la carena di un buon gozzo è molto più stabile

Gozzo semipontato

Evidentemente era un gozzo leggero e chi l’aveva costruito non sapeva che la stabilità per questo tipo di barche è una dote fondamentale perché spesso utilizzate per la pesca. I pescatori potevano muoversi verso prora o verso poppa in sicurezza grazie a una normale stabilità di quel tipo di barche, che hanno un fondo appeno stondato. Quando il costruttore non ha esperienza è facile commettere errori.

I gozzi sono barche aperte, solitamente con due o tre banchi di voga, oppure sono semipontati con la pontatura che lascia libera l’interno di prua e di poppa e che permette di realizzare, a volte, un paio di cuccette e, talora, ma solo per il diporto, si trova anche un cucinino.

Gozzo con tuga bassa

Poi c’è un ultimo tipo di gozzo, più recente e adatto all’uso del diporto familiare: il gozzo in questo caso ha una tughetta bassa e gradevole.

Più recentemente, spesso sono stati fatti dei gozzi con una tuga più alta, ma solo per i pescatori professionisti. Sono più abitabili e, nei casi migliori, sono ancora gradevoli, oltre ad avere una carena leggermente più piatta, ma di poco, solo per dare un po’ più di stabilità e di velocità. (FOTO 4).

Gozzi con tuga alta

Ma il gozzo è sempre quello, con la prua e la poppa sfinate.

Se invece si aggiungono alettoni a poppa e dei pattini in carena che partono da prua e arrivano fino all’alettone di poppa, appare chiaro che il gozzo si è lentamente trasformato per andare più veloce. Ma è ancora un gozzo? Andrà più veloce ma alza troppo acqua lateralmente alla barca, come si vede nella foto sotto, relativa a prove fatte dal mio amico Sergio Spina di Marciana Marina per mostrami quanto sia pericoloso voler correre con un gozzo “truccato”.

È sempre difficile accettare l’idea di un gozzo veloce ma a volte qualche costruttore ci riesce, con risultati interessanti. Ma in conclusione cosa si può fare con un gozzo? Navigare a poca distanza dalla costa, prendere il sole, fermarsi quando si vuole per il bagno o scendere a terra.

Un gozzo troppo veloce

Insomma si fanno belle uscite e bellissime crociere lungo costa. Se poi il gozzo è semipontato o copribile con un telone, possiamo anche dormire a bordo.

Cosa si può chiedere di più a una barca in legno o in vetroresina, che si può portare anche in giro per l’Italia con il carrello stradale? Non è una barca lussuosa, e soprattutto non costa molto di manutenzione, ma attira pur sempre l’attenzione nella sua semplicità.

Ecco perché i porticcioli – non turistici! - sono pieni di gozzi ma anche di pilotine, un tipo di natante che si è affermato ed è richiesto. La pilotina ha una carena a V, è più veloce e stabile, anche se non è più un gozzo in senso stretto ma, soprattutto, non prevede di poter andare a remi (la tuga lo impedisce).

Gozzo con vela latina

Invece il gozzo a remi ci va, e come! Se il motore si ferma, potete ancora navigare con 2 o 4 remi, oppure andare silenziosamente con una vela latina ma piccola: non dovete mica fare regate e soprattutto potete tornare a casa. Se poi avete un piccolo motore fuoribordo, magari elettrico e l’altro motore si ferma potete sempre proseguire silenziosamente.

Quale altra barca ha queste caratteristiche? E dare lo stesso livello di tranquillità se il motore entrobordo si ferma? O essere al coperto se piove?

Praticamente oggi ci rimane solo il gozzo.

Cercate un gozzo? Ecco quello che è meglio guardare, per non fare errori quando ne cercate uno.

Mi fermo per ora con questa presentazione ma prossimamente mostrerò le varie soluzioni che si possono trovare nei gozzi.

Gino Ciriaci

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