Dragoni e lo yacht interior design: il ruolo del progetto nella sostenibilità reale

21/04/2026 - 13:18 in Yacht Design by Press Mare

Nel corso del panel organizzato da Smart Interiors Horizon, al SEAQUIP Milano 2026, il tema della sostenibilità è emerso in una chiave diversa dal solito: meno slogan, più responsabilità progettuale.
Abbiamo approfondito questo approccio con il designer Michele Dragoni, founder di Dragoni Design Lab, che ha condiviso una visione concreta e tecnica del ruolo del designer nel guidare scelte più consapevoli, tra materiali, processi e collaborazione con gli stakeholder della nautica.

PressMare - Quanto spazio ha oggi il designer per orientare le scelte del cantiere verso soluzioni più responsabili?

Michele Dragoni - Dipende molto dal contesto. Quando il designer lavora direttamente per l’armatore, il margine di manovra è maggiore. Si ha più controllo e si riesce a portare avanti una visione progettuale coerente.

Quando invece il cliente è il cantiere, le dinamiche cambiano. Alcuni cantieri sono più aperti, altri meno flessibili. Il rischio è che il progetto venga “smontato” a pezzi, perdendo coerenza. E quando un progetto perde coerenza, spesso perde anche la sua logica di responsabilità.

Michele Dragoni

PM - Quanto può incidere il designer nel creare questa consapevolezza?

MD - Può incidere moltissimo, soprattutto se il cantiere ascolta. In questo caso, si crea un circolo virtuoso.

Un progetto pensato nel rispetto del materiale riduce gli sprechi, semplifica la lavorazione e migliora la durabilità, impattando sulla questione estetica, ma soprattutto sull’ efficienza reale.

Il problema nasce quando manca cultura progettuale o capacità di approfondire le scelte. Alcuni studi portano idee senza riuscire a sostenerle tecnicamente. Questo genera diffidenza nei cantieri.

Se invece il designer dimostra di essere un alleato, non un ostacolo, il rapporto cambia completamente.

PM - Hai un esempio concreto?

MD - Sì, su un 35 metri abbiamo progettato una parete scala rivestita in pelle con maniglia integrata.

Il problema era evidente, ovvero che una maniglia interamente in pelle anche dove ad esempio strisciano le unghie si sarebbe rovinata rapidamente e avrebbe richiesto una lavorazione complessa.

La soluzione è stata replicare visivamente la pelle con una superficie laccata, studiata per avere lo stesso effetto visivo e tattile rispettivamente nel colore e nel grado di gloss.
Risultato: meno materiale utilizzato, lavorazione semplificata, e maggiore durabilità, mantenendo però una estetica identica.

PM - Quali sono gli errori più comuni nella scelta dei materiali?

MD - Il principale è non rispettare il materiale, in termini di costo ambientale e nei confronti delle opportunità e dei limiti intrinsechi.

Se utilizzi una pietra rara, non ha senso usarla in modo uniforme fino a banalizzarla. Va valorizzata.
Lo stesso vale per la pelle: se non è visibile o percepibile, perde significato.

Un altro errore è non considerare l’uso reale. Corrimani in pelle chiara, marmi porosi in aree operative, essenze sensibili al cambio colore esposte al sole: sono scelte che portano a usura rapida e sostituzioni frequenti.

Questo, di fatto, è il contrario della sostenibilità.

Il panel organizzato da Smart Interiors Horizon, al SEAQUIP Milano 2026

PM - Come gestisci il confronto con l’armatore quando vengono proposte scelte poco funzionali?

MD - in realtà dipende dalla persona.

Se è esperta, spesso capisce subito. Basta spiegare che certe opzioni peggiorano la vita a bordo e aumentano il lavoro dell’equipaggio a discapito del servizio verso l’armatore stesso e i suoi ospiti.

Se non passa questo messaggio, cerco di coinvolgere il comandante perché ha un ruolo chiave, vivendo la barca ogni giorno e avendo dunque credibilità.

Alla fine, la leva più efficace è sempre pratica, cioè far capire che una scelta progettuale impatta direttamente sulla qualità dell’esperienza a bordo.

PM - Vedi differenze tra armatori più giovani e più esperti?

MD - Non tanto nella fiducia verso il designer, quanto piuttosto nell’esperienza. Chi ha già vissuto più barche sa cosa funziona e cosa evitare.

Ma la fiducia è trasversale: può mancare sia nel giovane sia nell’armatore esperto.

PM - Indipendentemente dall’armatore, quanto è difficile oggi lavorare con materiali realmente sostenibili?

MD - La difficoltà principale è capire cosa sia davvero sostenibile. Le informazioni sono spesso poco chiare. Solitamente, ad ogni materiale che viene presentato come sostenibile manca una valutazione oggettiva.

Servirebbe un sistema indipendente, un database che analizzi i materiali lungo tutto il loro ciclo di vita.

Oggi, senza questo, il designer deve fare ricerche autonome, spesso senza avere il tempo necessario.

PM - Esistono esempi concreti di innovazione sostenibile applicata allo yachting?

MD - Sì, uno interessante riguarda la produzione di acqua a bordo. Stiamo lavorando su una tecnologia che trasforma l’umidità dell’aria in acqua potabile.

Questo riduce l’uso dei desalinizzatori, che necessitano di manutenzione invasiva e hanno un impatto ambientale significativo. È un esempio chiaro di come partendo da un’esigenza pratica, si arriva a un beneficio ambientale.

La sostenibilità è anche responsabilità. Una progettazione consapevole è capace di rispettare i materiali e semplificare i processi, migliorando l’esperienza a bordo.

Ed è proprio in questo spazio che il designer può fare la differenza.

Rebecca Gabbi

 

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