Charter nautico e turismo alto di gamma: al MYBA di Sanremo il confronto su indotto, porti e competitività

27/04/2026 - 14:19 in Servizio by Press Mare

Il charter nautico come leva di incoming turistico alto di gamma, ma anche come comparto industriale capace di generare lavoro, fiscalità, servizi e ricadute sui territori. È questo il filo conduttore del convegno “Nautica Charter: the value of high-end incoming tourism”, che si è svolto a PortoSole Sanremo nella giornata di apertura del MYBA, la Worldwide Yachting Association, organizzazione internazionale fondata nel 1984 e punto di riferimento professionale per il settore dei superyacht.

L’incontro, introdotto e moderato dal giornalista Nicola Capuzzo, direttore di Superyacht24, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, associazioni e operatori del comparto: Raphael Sauleau, presidente MYBA; Giorgio Casareto, CEO di PortoSole Sanremo; Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas; Raoul de Forcade, giornalista de Il Sole 24 Ore. Al confronto si sono aggiunti gli interventi istituzionali della Regione Liguria e del Comune di Sanremo.

Il tema di fondo è stato posto fin dall’inizio: il charter non può essere letto soltanto come attività legata all’impiego stagionale di yacht e superyacht, ma come una filiera complessa, che coinvolge porti turistici, cantieri, refit, servizi tecnici, equipaggi, agenzie, fornitori, hotellerie, ristorazione, commercio e trasporti.

La Liguria, ha ricordato il vicepresidente regionale Alessandro Piana, lega alla blue economy una parte rilevante della propria identità economica. Il sistema regionale conta circa 40 porti turistici, oltre 20.000 imbarcazioni, 100.000 occupati nel settore e un indotto prossimo ai 5 miliardi di euro. In questo quadro, l’arrivo del MYBA a Sanremo viene letto come un segnale coerente con la vocazione marittima e turistica del territorio.

Anche il sindaco Alessandro Mager ha sottolineato il valore dell’evento per la città, evidenziando come Sanremo abbia una tradizione consolidata nell’organizzazione di manifestazioni con ricadute internazionali, ma non avesse ancora ospitato un appuntamento di questo livello dedicato allo yachting. Il sindaco ha inoltre posto un tema interessante: la possibilità, pur nel rispetto delle esigenze di sicurezza e riservatezza proprie di un evento professionale, di avvicinare maggiormente la città alla manifestazione, consentendo a residenti e turisti di percepire meglio la presenza e il valore delle unità esposte.

Il quadro del mercato è stato illustrato da Raphael Sauleau, che ha presentato i dati MYBA sul charter globale, mediterraneo e italiano. Il presidente dell’associazione ha ricordato come il salone di Sanremo abbia riunito 87 yacht, broker internazionali ed espositori, confermando un avvio positivo per la nuova sede dell’evento.

Sul piano internazionale, il charter ha mostrato negli ultimi anni una notevole capacità di tenuta. Dopo la forte crescita registrata nel periodo post-Covid, il mercato è entrato in una fase più normalizzata, ma continua a evidenziare segnali positivi. Sauleau ha rilevato come il Mediterraneo resti una delle aree centrali per il settore, con una stagione che, se correttamente gestita, può estendersi per 10-12 settimane e arrivare fino a settembre, mese indicato come particolarmente interessante anche per la presenza di eventi di richiamo.

Nel Mediterraneo occidentale, Francia, Italia, Spagna e Croazia continuano a rappresentare riferimenti importanti, con la Francia ancora in posizione di vantaggio e l’Italia indicata come uno dei mercati più rilevanti. Il charter italiano, secondo i dati presentati, ha registrato nel 2024 una lieve contrazione, poi compensata da una ripresa, anche grazie a una maggiore chiarezza nei processi e nel quadro operativo.

Un elemento ricorrente nel confronto è stato il tema della dimensione media degli yacht. Le unità tra 24 e 40 metri rappresentano una parte significativa del mercato, ma cresce la domanda di approdi e servizi per yacht di dimensioni superiori. Questo impone ai marina un salto infrastrutturale non marginale: fondali adeguati, banchine rinforzate, spazi di manovra, potenza elettrica disponibile, servizi tecnici e capacità di accoglienza per equipaggi e ospiti.

Giorgio Casareto ha proposto una chiave di lettura netta: gli yacht da charter dovrebbero essere considerati a tutti gli effetti come aziende. Non solo barche, quindi, ma unità economiche che generano occupazione, stipendi, tasse, acquisti, servizi e flussi turistici. Secondo Casareto, guardare a queste unità come “barche da lavoro” consente di comprendere meglio il valore che producono per il territorio.

Il nodo, ha spiegato, è che l’Italia è spesso una destinazione, ma non sempre un punto di partenza del charter. Quando un noleggio si origina altrove, la parte più consistente della spesa preliminare resta in altri Paesi: arrivo degli ospiti, pernottamenti, cambusa, bunkeraggio, servizi, preparazione della barca e assistenza all’equipaggio. Se invece il charter parte dall’Italia, una quota più rilevante dell’indotto resta sul territorio.

Da qui la necessità di agire su semplificazione, competitività fiscale e capacità di accoglienza. Casareto ha insistito sul fatto che non sempre servono incentivi diretti: spesso anche una procedura più snella si traduce in un vantaggio economico, perché riduce tempi, costi amministrativi e complessità per operatori e armatori.

Il tema si lega alla portualità turistica. Roberto Perocchio ha parlato di un “rinascimento” dei marina italiani, pur ricordando che la catena di trasmissione degli investimenti è lunga. Assomarinas sta lavorando con le istituzioni per l’aggiornamento del quadro normativo sui porti turistici, in particolare della disciplina speciale di riferimento, con l’obiettivo di facilitare investimenti, riqualificazioni e conferenze di servizi.

Perocchio ha indicato diversi progetti in corso o in sviluppo: Lamezia Waterfront in Calabria, con una vocazione verso i maxi yacht; la riqualificazione del porto di Cagliari con i lavori a Calata Sant’Agostino; il progetto Fiumicino Waterfront, che integra porto crocieristico e marina per superyacht; il Porto Mediceo di Livorno; la razionalizzazione del Molo Brin a Olbia, con capacità per yacht fino a 150 metri; il Marina Arcipelago Toscano a Piombino; il Molo Trapezoidale di Palermo, pensato anche per l’accoglienza di grandi unità in un contesto urbano.

Al di là dei singoli progetti, il tema è strutturale. La domanda si sta spostando verso yacht più grandi e l’Italia deve adeguare l’offerta. Perocchio ha ricordato che la realizzazione di ormeggi di maggiori dimensioni comporta investimenti elevati e iter complessi: servono più fondali, più spazio di manovra, banchine potenziate, maggiore disponibilità elettrica, cabine dedicate e autorizzazioni anche paesaggistiche. Lo standard di potenza richiesto dai grandi yacht può arrivare a livelli molto elevati, con impatti diretti sulla progettazione delle infrastrutture.

Un ulteriore fronte riguarda il dry storage. Perocchio ha osservato che ricoverare a terra le unità più piccole può liberare spazi in acqua per barche di dimensioni maggiori, migliorando l’efficienza complessiva dei bacini portuali. Nel quadro italiano, sarebbero 45 le località costiere interessate da progetti o opere in corso per nuovi porti turistici o riqualificazioni.

Il presidente di Assomarinas ha poi richiamato il disegno di legge sulla valorizzazione della risorsa mare, evidenziando in particolare la norma sulla locazione nautica con comandante. Si tratta di un passaggio rilevante per le unità sotto i 24 metri, perché consente di collegare la locazione a una figura professionale qualificata, rispondendo alla domanda di clienti stranieri che vogliono visitare le coste italiane con assistenza tecnica regolare a bordo.

Il tema della formazione e degli equipaggi è stato ripreso anche da Casareto, che ha segnalato una criticità italiana: il Paese ha una forte leadership nella costruzione di yacht, ma non esprime la stessa percentuale di presenza negli equipaggi. È un ambito su cui, secondo il CEO di PortoSole, andrebbe aperta una riflessione più strutturata.

Raoul de Forcade ha inserito il charter in uno scenario più ampio, osservando come diversi cantieri, anche italiani, stiano entrando direttamente o indirettamente in questo mercato. L’interesse non riguarda soltanto il rendimento economico delle unità, ma anche la possibilità di fidelizzare clienti che, attraverso il charter, possono avvicinarsi a un marchio e trasformarsi in futuri armatori.

Il giornalista ha citato la tendenza di gruppi come Azimut/Benetti e Sanlorenzo a strutturare divisioni e attività dedicate, interpretando il charter come uno strumento di relazione commerciale oltre che di utilizzo del prodotto. La dinamica appare coerente con i dati di crescita del comparto, anche in Italia. Secondo le rilevazioni richiamate da de Forcade, nel 2025 una quota significativa delle aziende intervistate da Confindustria Nautica ha indicato una crescita del fatturato nel noleggio e nella locazione, mentre per l’anno nautico 2025-2026 le previsioni restano orientate a un ulteriore miglioramento.

Il quadro generale della nautica non è però privo di tensioni. De Forcade ha ricordato che alcuni segmenti, soprattutto nella nautica medio-piccola, vivono una fase meno semplice e che anche grandi cantieri stanno attraversando trasformazioni rilevanti. In questo contesto il charter appare come una componente più resiliente, sostenuta da una domanda internazionale che continua a guardare al Mediterraneo.

Sauleau ha confermato che, nonostante l’instabilità geopolitica, il mercato del charter non risulta al momento penalizzato in modo significativo. La domanda americana resta determinante e una parte dei clienti tende a privilegiare aree percepite come più vicine o sicure, come Bahamas e New England. Tuttavia, l’Italia continua a essere considerata competitiva per rapporto qualità-prezzo, soprattutto rispetto ad altre destinazioni mediterranee.

Il tema della competitività italiana, quindi, non riguarda solo la bellezza delle coste. La destinazione deve offrire servizi, infrastrutture, efficienza operativa e continuità tra mare e territorio. È il punto richiamato anche nelle conclusioni: yacht e marina sono strumenti indispensabili, ma la vera destinazione deve diventare il territorio. Il valore non si esaurisce nell’unità ormeggiata in banchina, ma nella qualità dei servizi che l’ospite trova una volta sbarcato.

Nel suo intervento, il senatore Gianni Berrino ha richiamato il lavoro svolto sul disegno di legge dedicato alla risorsa mare, attualmente alla Camera per l’approvazione finale, sottolineando l’importanza di regole più chiare per sviluppare il settore. Tra i temi indicati: turismo nautico, marine, cantieri, charter, cammini del mare e valorizzazione del Santuario dei Cetacei.

Berrino ha inoltre citato un punto ancora da affrontare: la possibilità di pernottare a bordo di yacht senza navigare, pratica che oggi resta priva di una cornice regolatoria pienamente definita. Se regolata correttamente, potrebbe rappresentare un’ulteriore opportunità per il sistema dei marina e per i territori.

Il convegno ha restituito quindi un quadro articolato. Il charter alto di gamma è un settore in crescita, ma la competizione tra destinazioni si gioca su fattori sempre più concreti: fiscalità, semplificazione, infrastrutture, energia in banchina, professionalità degli equipaggi, capacità di accoglienza e qualità del territorio.

Per l’Italia, che resta tra i leader mondiali nella costruzione di yacht e superyacht, la sfida è trasformare questa leadership industriale in una maggiore capacità di trattenere valore anche nella fase d’uso delle imbarcazioni. Non solo costruire le barche, ma ospitarle, assisterle, farle partire dai propri porti e integrarle in un’offerta turistica evoluta.

Sanremo, con l’arrivo del MYBA a PortoSole, si inserisce in questa partita. Una partita nella quale il charter non è più soltanto un servizio per armatori e ospiti, ma una componente della politica industriale e turistica del Paese.

Emanuele de Mari

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