Ferretti, la sfida tra Weichai e KKCG diventa mediatica: visione industriale, difesa e futuro della nautica italiana

05/05/2026 - 10:44 in Editoriale by Press Mare

 

Mancano pochi giorni al 14 maggio, e attorno al Gruppo Ferretti si respira un'aria che non è esattamente quella delle regate estive al circolo. Chi perde non paga l’aperitivo ma cede il controllo di uno dei protagonisti della yacht industry mondiale: nel 2025 ha registrato 1,23 miliardi di euro di ricavi, EBITDA a 202,8 milioni di euro, utile netto: 90,1 milioni di euro (+2,2%), portafoglio ordini di circa 1,7 miliardi di euro. La crescita rispetto al 2024 è stata moderata ma se contestualizzata nella realtà di un mercato nautico per molti versi asfittico, ecco che la loro lettura dà un’azienda decisamente in salute.

L'assemblea chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione si avvicina, e quella che per mesi era rimasta una partita tutta numeri e percentuali - Weichai stabile attorno al 37-39%, KKCG Maritime salita oltre il 23% - ha deciso di uscire allo scoperto. Interviste, dichiarazioni, visioni contrapposte: il confronto tra i due principali azionisti è diventato, a tutti gli effetti, una questione pubblica. Non è più solo una questione di chi detiene cosa. È una questione di dove si vuole portare questo gruppo.

Karel Komárek, fondatore di KKCG Maritime, ha le idee chiare - o almeno così le presenta. La sua visione è quella di un Gruppo Ferretti capace di crescere lungo tutta la filiera: acquisizioni mirate nei servizi, nella supply chain, tra i cantieri. Scala industriale, posizionamento competitivo, e - dettaglio non trascurabile nel clima attuale - uno sviluppo convinto della divisione legata alla difesa, un segmento che oggi, tra tensioni geopolitiche e budget militari in espansione, ha tutt'altro che aria di nicchia.

Weichai, dal canto suo, non ci sta a fare la parte dello spettatore soddisfatto. L'azionista di maggioranza legge gli ultimi anni con occhio critico: crescita organica insufficiente, espansione internazionale al di sotto delle attese, redditività migliorabile. La diagnosi, nella lettura cinese, porta a una sola terapia: cambiare la guida operativa e ricominciare con un approccio diverso.

In mezzo a tutto questo si è infilato, con una scelta tutt'altro che neutra, Alberto Galassi. L'attuale amministratore delegato, in carica dal 2014, ha deciso di parlare, e di farlo in modo diretto: le sue dichiarazioni sono allineate alla proposta KKCG, e non risparmiano critiche al comportamento di Weichai, cui attribuisce una mancanza di visione industriale e un appesantimento dei processi decisionali. Nel suo ragionamento, le priorità sono chiare: M&A, uso più aggressivo delle leve finanziarie, rilancio della divisione Security & Defence. Parole che suonano come un programma, non come una difesa d'ufficio. La governance, insomma, è diventata il campo di battaglia vero. KKCG scommette sulla continuità e sul dinamismo; Weichai vuole discontinuità, anche ai piani alti. Ma c'è una cornice più grande in cui questa storia si inscrive, e sarebbe un errore dimenticarla.

La nautica italiana non è una voce di bilancio qualsiasi. È un comparto dove ingegneria, manifattura e capacità progettuale si fondono in qualcosa che il mondo continua a guardare con ammirazione e, spesso, con invidia. Ferretti è parte di questo patrimonio - non solo come marchio, ma come sintesi di un sistema fatto di competenze diffuse, fornitori specializzati, know-how che si tramanda e si rinnova. Come è stato osservato da più parti a livello internazionale, gruppi come questo non sono semplici aziende: sono l'espressione concreta di un modello industriale che unisce artigianalità e innovazione in modo difficilmente replicabile altrove.

L'Emilia-Romagna, dove Ferretti ha sede - a Forlì - e dove si concentra una quota rilevante della propria produzione ma anche cantieristica nazionale, continua a produrre numeri solidi: secondo una recente ricerca, le vendite all'estero nel 2025 sono state superiori a 800 milioni, con 287 imprese e oltre 3.600 addetti impegnati nel settore per un fatturato complessivo di circa 1,6 miliardi di euro. Non è uno scenario in difficoltà. È un ecosistema che funziona, e che proprio per questo merita attenzione quando si decide chi lo guida e con quale bussola.

Il 14 maggio, quindi, non è solo il giorno in cui si vota un consiglio di amministrazione. È il giorno in cui si capirà quale delle due visioni prevarrà: quella che punta ad accelerare, espandersi e consolidare, oppure quella che preferisce frenare, riesaminare, ripartire con mano diversa. Due filosofie industriali che, al netto delle percentuali azionarie, raccontano idee molto diverse di cosa significhi fare impresa in un settore come questo.

Chi segue la nautica italiana - investitori, operatori, fornitori - aspetta il risultato. Ma stavolta, l'impressione è che aspetti anche qualcosa di più: una risposta su come si intende custodire, e far crescere, uno dei pochi comparti in cui l'Italia riesce ancora a dettare le regole del gioco a livello globale.

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