Antonella Cotta Ramusino: il Blue Design Summit allarga il proprio orizzonte

21/05/2026 - 11:13 in Yacht Design by Press Mare

Dal design nautico ai waterfront, dalla sostenibilità alle nuove forme di vita legate al mare. Il Blue Design Summit 2026 amplia i propri orizzonti e continua a trasformare La Spezia in un hub internazionale dedicato al futuro dell’acqua.

Ne abbiamo parlato con Antonella Cotta Ramusino, Art & Content Director del summit chiusosi ieri a La Spezia, che ci ha raccontato l’evoluzione dell’evento, i temi chiave dell’edizione 2026 e la centralità del Made in Italy nel mondo dello yachting e del design.

PressMare - Il Blue Design Summit sta evolvendo molto rispetto alle prime edizioni. Cosa è cambiato quest’anno?

Antonella Cotta Ramusino - Siamo partiti parlando principalmente di nautica e di yacht, ma già dallo scorso anno abbiamo iniziato ad ampliare il dialogo verso tutto ciò che riguarda il vivere sull’acqua. Oggi questo è diventato un tema centrale dell’evento, che sta diventando sempre più trasversale, capace di unire yachting, hospitality, urbanistica e innovazione.

La Spezia è una città che vive completamente intorno al mare: I cantieri nautici, il refitting, il settore militare, le crociere, il cargo, la subacquea costituiscono un sistema simbioticamente legato all’acqua. È stata nominata Creative City for Design UNESCO proprio per questa sua identità unica. Pertanto, non potevamo limitarci soltanto alle barche. Abbiamo iniziato a coinvolgere progettisti di waterfront, hospitality, architettura e urbanistica. Tutto ciò che ruota intorno all’acqua oggi deve fare parte del nostro racconto.

PM - Quindi il summit guarda sempre di più oltre lo yachting?

ACR - Assolutamente sì. Lo yachting e la navigazione resteranno sempre centrali, ma oggi dobbiamo parlare anche di come vivremo vicino all’acqua o addirittura sull’acqua. Pensiamo alle isole private, agli hotel subacquei, ai nuovi waterfront urbani. Ci sono già realtà che stanno sviluppando coltivazioni subacquee e sistemi innovativi legati alla sostenibilità marina. Sembra fantascienza, ma molte cose stanno già accadendo. Forse non siamo ancora pronti per vivere sulla luna, ma sott’acqua probabilmente sì.

PM - Il titolo di questa edizione è stato “The Next Wave is Now”. Qual è il messaggio dietro questo concept?

ACR - Il messaggio è molto chiaro: il futuro non è più qualcosa di lontano. La “next wave” è adesso.

Non possiamo continuare a rimandare certe decisioni. L’onda del cambiamento è già arrivata e riguarda tutta la filiera, dai cantieri ai designer fino ai produttori.

Quando parliamo di sostenibilità non possiamo limitarci ai combustibili o alle forme delle imbarcazioni. Dobbiamo pensare a tutto il ciclo di vita di quello che costruiamo. Anche ai materiali che utilizziamo oggi e che un domani dovranno essere smaltiti.

PM - Quali saranno alcuni dei momenti più rilevanti del summit?

ACR - Abbiamo avuto ospiti straordinari. Sono tornate realtà come Zaha Hadid Architects e il gruppo Renzo Piano.

Per il gruppo Renzo Piano è intervenuto il primogenito dell'archistar genovese, il giornalista Carlo Piano, che ha raccontato i diversi progetti waterfront realizzati in città come Oslo, Santander e in Turchia. Sono progetti molto visionari perché mostrano come il rapporto tra città e mare stia cambiando.

Molto spesso si parte da aree dismesse che devono essere riqualificate che, in alcuni casi, diventano musei, in altri abitazioni o nuovi spazi pubblici. È un lavoro che unisce architettura, sostenibilità e dimensione sociale.

PM - C'è stato anche un focus sul design nautico più puro?

ACR - Certamente. Uno dei momenti più interessanti è stato il dialogo tra Francesco Paszkowski e Officina Italiana Design moderato dal giornalista Franco Michienzi.

Entrambi hanno iniziato il loro percorso lavorando con brand storici italiani come Baglietto e Riva. È interessante capire cosa significhi progettare per marchi che hanno un’identità così forte e riconoscibile. Quando lavori per brand iconici devi innovare senza perdere il DNA del marchio. È un equilibrio molto delicato.

PM - Quest’anno si è parlato anche della nuova associazione dei Superyacht Designer e Naval Architect. Quanto è importante questo passaggio?

ACR - È un segnale fortissimo per il settore perché per la prima volta designer e architetti navali sentono l’esigenza di unirsi ufficialmente in una realtà che li rappresenti. Oggi il design nautico è sempre più multidisciplinare e necessita di un dialogo continuo tra creatività, tecnologia e ingegneria.

PM - Nel summit emerge anche un forte messaggio legato al Made in Italy…

ACR - Sì, perché il Made in Italy è prodotto, ma soprattutto cultura. Sono i nostri architetti, i nostri designer, i nostri ingegneri che lavorano in tutto il mondo esportando una certa idea di bellezza e progettazione. Credo che dobbiamo tornare ad essere orgogliosi di essere italiani.

PM - L’Italia continua ad avere un ruolo dominante nel mondo dello yachting?

ACR - Assolutamente sì. I principali player mondiali del settore sono italiani da anni. Forse gli olandesi costruiscono le barche più grandi, ma su certe dimensioni e su determinati livelli di progettazione noi restiamo imbattibili. Dobbiamo semplicemente imparare a comunicare il nostro patrimonio in maniera più efficiente.

Un patrimonio che il Blue Design Summit si propone di valorizzare con maggiore consapevolezza: progettuale, sociale e di responsabilità.

Rebecca Gabbi

Copyright © 2022 Pressmare All Rights Reserved