Dai rifiuti al biometanolo: la Sardegna punta sulla nautica sostenibile

29/05/2026 - 11:38 in Editoriale by Press Mare

C’è un passaggio, nelle slide presentate dal professor Flavio Manenti del Politecnico di Milano durante la Fiera Nautica di Sardegna, che sintetizza bene la portata del progetto che sta prendendo forma in Gallura: “Da rifiuto a risorsa”. Una formula ormai largamente utilizzata quando si parla di economia circolare, ma che in questo caso assume un significato molto concreto. Perché l’idea attorno alla quale stanno lavorando CIPNES Gallura - Consorzio Industriale Provinciale Nord Est Sardegna, cioè l’ente pubblico che gestisce e sviluppa l’area industriale della Gallura e diverse infrastrutture strategiche del territorio - Comune di Olbia, Politecnico di Milano e Gruppo Sanlorenzo – uno dei principali player della cantieristica nautica internazionale - è quella di trasformare davvero i rifiuti organici prodotti dal territorio in carburante per la nautica. Non si parla soltanto di gestione dei rifiuti o di produzione energetica. Il progetto, almeno nelle intenzioni dei promotori, punta a costruire una filiera industriale completa: raccolta della FORSU - Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano, cioè la parte biodegradabile dei rifiuti domestici raccolti con la differenziata dell’umido - digestione anaerobica - un processo biologico attraverso il quale microrganismi e batteri decompongono sostanze organiche in assenza di ossigeno, producendo principalmente biogas. Attraverso un processo di purificazione, chiamato upgrading, il biogas viene raffinato fino a ottenere biometano, cioè un gas rinnovabile con caratteristiche molto simili al metano fossile. La seconda fase è quella più innovativa del progetto: il biometano non viene utilizzato direttamente soltanto come gas energetico, ma viene trasformato in biometanolo, un combustibile liquido che può essere impiegato anche nella nautica e nello shipping. Infine, l’ultima fase è la distribuzione dello stesso come fuel per la nautica. Insomma, ci troviamo davanti a un percorso che collega il sistema urbano, il comparto energetico e quello marittimo all’interno dello stesso territorio.

Nelle slide presentate da Manenti si parla di catalizzatori dedicati, impianti modulari, processi brevettati e know-how proprietario. Il gruppo di ricerca del Politecnico sostiene di avere già sviluppato diverse tecnologie protette da brevetti europei e di aver maturato esperienze operative su impianti pilota attivi dal 2022.

 

Il biometanolo è un combustibile rinnovabile, biodegradabile e caratterizzato da emissioni biogeniche di CO₂, quindi teoricamente neutre dal punto di vista climatico. Ciò perché la CO₂ liberata durante l’utilizzo del carburante, deriva da carbonio che era già presente nel ciclo biologico naturale. In teoria, quindi, non introduce “nuovo” carbonio fossile nell’atmosfera, ma rimette in circolo carbonio già esistente nel ciclo organico. Per questo motivo viene generalmente considerata climaticamente neutra o comunque a minore impatto rispetto alle emissioni fossili. Nella documentazione tecnica vengono evidenziati anche altri aspetti: il biometanolo viene considerato interessante anche perché, non contenendo praticamente zolfo, evita la produzione di SOx e consente una combustione più pulita, con minori emissioni di particolato e fuliggine. Inoltre, è possibile impiegarlo sia nei motori endotermici sia nelle fuel cell.

Naturalmente, tra teoria e applicazione industriale esiste ancora una distanza importante. Lo stesso progetto sardo, per quanto già avviato sul fronte del biodigestore, si trova ancora in una fase preliminare per quanto riguarda la filiera del biometanolo.

Le quantità ipotizzate, però, aiutano a capire la scala industriale immaginata dai promotori. La capacità iniziale prevista per il biometanolo sarebbe compresa tra 3.000 e 6.000 tonnellate annue, con un potenziale che potrebbe superare le 30.000 tonnellate.

Prima ancora del biometanolo, però, c’è il tema del biodigestore e del suo impatto sul territorio. L’impianto di Spiritu Santu tratterà circa 40.000 tonnellate annue di matrici organiche: 20.000 tonnellate di FORSU, 5.000 tonnellate di verde e 15.000 tonnellate di sottoprodotti di origine animale. I rifiuti arriveranno dai comuni di Olbia, Arzachena, Budoni, Golfo Aranci, Loiri Porto San Paolo, San Teodoro e da altri centri della Gallura. Nei mesi estivi, quando il carico turistico aumenta sensibilmente, l’impianto potrà trattare fino a 150-160 tonnellate al giorno.

Il dato forse più interessante riguarda però la produzione energetica prevista. Secondo le stime del CIPNES, il biodigestore dovrebbe produrre circa 3-3,5 milioni di metri cubi annui di biometano. Un quantitativo superiore di oltre il 40% rispetto agli attuali consumi della rete urbana di Olbia, che oggi rappresenta l’unica città metanizzata della Sardegna.

Il surplus energetico dovrebbe essere destinato al distretto produttivo consortile, con l’idea di trasformare l’area industriale di Olbia in uno dei primi distretti europei alimentati da energia rinnovabile prodotta dai rifiuti del territorio stesso. Il progetto comprende inoltre il revamping dell’impianto di compostaggio esistente, finanziato dalla Regione Sardegna per l’allineamento alle BAT, le Best Available Techniques europee. L’obiettivo è ridurre drasticamente le emissioni odorigene e chiudere il ciclo del trattamento organico in un sistema il più possibile integrato.

Tutto questo si inserisce dentro una strategia più ampia che la Sardegna sta cercando di costruire sul fronte energetico e industriale. Nella documentazione presentata durante la Fiera Nautica di Sardegna, il ruolo della Regione viene descritto come quello di possibile guida della “transizione nautica”. Una definizione volutamente forte, che riflette però il tentativo di trasformare l’isola in un laboratorio applicato alla blue economy sostenibile.

Il punto di partenza è dunque Spiritu Santu, alle porte di Olbia, dove è in costruzione il biodigestore del CIPNES Gallura. L’impianto, finanziato attraverso fondi PNRR e altre misure di sostegno pubblico, dovrebbe entrare in esercizio a breve, entro il 2026. Intorno a questa infrastruttura si sta però sviluppando qualcosa di più ampio rispetto a un tradizionale impianto di trattamento dell’organico. La Gallura, d’altra parte, rappresenta un territorio particolare: è caratterizzato da forte stagionalità turistica, elevata concentrazione di porti turistici e una presenza crescente di yacht e superyacht. Secondo i dati richiamati durante la Fiera Nautica di Sardegna, nel 2025 sono state identificate 3.114 imbarcazioni differenti, super, mega e giga yacht, identificate attraverso il loro codice AIS, ad aver ancorato nel mare della Gallura. Il dato è indicato in crescita di 425 unità sullo stesso periodo 2024, pari a circa +16%. È dentro questo scenario che il progetto assume una dimensione diversa. Perché l’obiettivo non è soltanto produrre biometano da immettere nella rete urbana del gas, ma utilizzare quel biometano come base per ottenere biometanolo destinato anche al comparto nautico.

 

Il tema del metanolo, negli ultimi anni, è entrato con forza nel dibattito internazionale sulla decarbonizzazione dello shipping e dello yachting. Diversi operatori industriali stanno guardando a questo combustibile come a una possibile alternativa ai carburanti tradizionali, soprattutto per la relativa semplicità di stoccaggio rispetto ad altre possibili fonti di energia come l’idrogeno. Anche nel mondo dei superyacht l’attenzione è crescente, sia sul fronte delle fuel cell sia su quello delle architetture bi-fuel. Non a caso tra i partner del progetto compare il Gruppo Sanlorenzo, che da tempo lavora sul tema della propulsione alternativa e che ha già annunciato l’introduzione di imbarcazioni bi-fuel a partire dal 2027.

Al momento, naturalmente, molte delle prospettive delineate restano ancora legate alla capacità di trasformare un progetto tecnologicamente avanzato in una filiera industriale realmente operativa. Ma il fatto che il tema venga affrontato partendo da un territorio a forte vocazione nautica come la Gallura rende il caso particolarmente interessante anche per il settore dello yachting. Perché qui la transizione energetica non viene raccontata soltanto come un esercizio teorico o come una strategia industriale astratta. L’idea, molto più concretamente, è quella di prendere i rifiuti prodotti da città, porti, turismo e nautica e riportarli, sotto forma di energia, dentro lo stesso ecosistema economico che li ha generati.

Last but not least, da segnalare che alla recente quinta edizione della Fiera Nautica di Sardegna, il tema del biometanolo non è rimasto confinato soltanto al piano teorico o accademico. Tra gli espositori presenti figurava anche Dimsport, azienda piemontese appartenente al gruppo Deregibus, storicamente attiva nello sviluppo di sistemi elettronici e soluzioni motoristiche. La società ha già sviluppato piccoli generatori alimentabili a biometanolo destinati alla nautica da diporto e starebbe avviando collaborazioni con aziende motoristiche e cantieri nautici e navali. Il tema si inserisce nel più ampio percorso di ricerca che il gruppo sta portando avanti sui combustibili alternativi e sulle applicazioni multi-fuel. Un segnale che lascia intuire come attorno al biometanolo, almeno in alcuni segmenti della nautica e della componentistica, si stia già formando una filiera tecnologica che prova a guardare oltre i combustibili tradizionali.

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