Non soltanto una delle piattaforme veliche più evolute oggi impegnate nelle regate oceaniche, ma anche un progetto che cerca di mettere in relazione sport, tecnologia, ricerca scientifica e sostenibilità. È questo il significato della tappa napoletana del trimarano SVR Lazartigue, il multiscafo foiling della classe Ultim che ha fatto scalo a Napoli nell’ambito di un’iniziativa promossa dalla Fondation KRESK 4 OCEANS con il supporto di Kresk Cosmetics. Flora Nappi è salita a bordo per PressMare.
L’evento è andato ben oltre la semplice esperienza sportiva, ma è stato un momento di confronto dedicato alla tutela degli oceani, coinvolgendo temi legati alla divulgazione scientifica e tecnologica, alla sensibilizzazione sull’inquinamento marino e al dialogo con il territorio. Il progetto si inserisce all’interno della Sfida n.1 del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile promosso dalle Nazioni Unite, focalizzata sulla necessità di comprendere e contrastare l’inquinamento marino con l’obiettivo di preservare gli ecosistemi oceanici nel lungo periodo.
Tre le direttrici operative individuate dal programma. La prima è Upcycling, iniziativa orientata alla riduzione dei rifiuti e alla valorizzazione delle risorse per limitare la dispersione della plastica nell’ambiente marino. La seconda è Exploration Bleue, dedicata alla ricerca scientifica sugli ecosistemi marini e sull’impatto degli inquinanti sulla biodiversità. La terza è La Course Bleue, piattaforma educativa e culturale pensata per sensibilizzare le nuove generazioni e rafforzare la consapevolezza sul ruolo strategico degli oceani.
SVR Lazartigue rappresenta oggi una delle espressioni più avanzate della vela offshore ad alte prestazioni. Varato nel 2021 a Concarneau, in Bretagna, il trimarano è stato sviluppato da MerConcept e progettato da VPLP Design attorno al concetto di “dry-hull”, con lo scafo centrale completamente sollevato dall’acqua grazie a foil portanti a forma di L. Una configurazione che consente al trimarano di navigare in modalità foiling stabile raggiungendo facilmente velocità di 35-40 nodi e oltre. L’imbarcazione, lunga 32 metri e larga 23, è costruita in materiali compositi di carbonio ultra-leggeri e i suoi sistemi di bordo sono alimentati anche attraverso 20 pannelli solari e due turbine eoliche. SVR Lazartigue non è soltanto una macchina da regata, ma un laboratorio galleggiante di ricerca e sviluppo, nel quale vengono sperimentate tecnologie destinate alla navigazione ad alta velocità in condizioni oceaniche reali.
Particolare rilievo assume anche il tema della filiera sostenibile. Il progetto evidenzia infatti come l’impegno ambientale venga esteso ai processi produttivi, dalla formulazione dei prodotti fino alla gestione delle risorse industriali. Fra gli aspetti evidenziati figurano la riduzione del consumo d’acqua, la centralizzazione produttiva negli impianti del gruppo Kresk per limitare sprechi e dispersioni, oltre alla ricerca su packaging e biodegradabilità.
Il progetto SVR Lazartigue si propone dunque come una piattaforma capace di mettere in relazione sport, scienza e industria per affrontare il tema della tutela degli oceani attraverso innovazione tecnologica, ricerca e responsabilità condivisa.
L’esperienza in mare
A bordo del trimarano colpisce innanzitutto la purezza del progetto. Non esistono sistemi elettrici dedicati alla regolazione delle vele: tutta la potenza necessaria, per regolamento della classe Ultim, passa attraverso i winch azionati esclusivamente dalla forza fisica dell’equipaggio. L’unica energia di bordo è quella destinata alla strumentazione, riportando la conduzione a una dimensione autenticamente marinaresca, dove sensibilità ed esperienza restano determinanti.
Mi sono calata nel cockpit di pilotaggio, più simile a una vettura monoposto che a una barca. Il timone è particolarmente sensibile e preciso, sono sufficienti movimenti minimi del volante per modificare la rotta, sia in orzata sia in poggiata. Bastano pochi gradi per percepire immediatamente la risposta dello scafo.
Nonostante utilizzi vele tradizionali e non una randa double skin come gli AC75 di Coppa America, il trimarano dimostra un’efficienza sorprendente. Già con venti moderati entra in modalità foil, sollevandosi dall’acqua e riducendo drasticamente la resistenza idrodinamica.
La sensazione più sorprendente, tuttavia, è la stabilità. Gli ospiti a bordo meno abituati alla navigazione ad alte prestazioni tendono istintivamente a cercare punti di appoggio, impressionati dall’accelerazione e dalla velocità. Eppure, una volta ai comandi, il comportamento dell’imbarcazione appare naturale e prevedibile. Volare letteralmente sull’acqua a 40 nodi tra Napoli e Capri, coprendo la distanza in circa quindici minuti, non trasmette mai una sensazione di eccesso o di perdita di controllo, piuttosto quella di una macchina perfettamente equilibrata tra tecnologia, aerodinamica e mare. Dopo tanti aliscafi per l’Isola Azzurra presi al Molo Beverello, mai avrei immaginato di percorrere la stessa rotta “volando a vela” a una velocità quasi doppia.