Millecinquecento persone che ogni mattina entrano in un cantiere di cui, fino a qualche settimana fa, ignoravano l'entità reale dei problemi finanziari, enormi: è questo il numero attorno a cui ruota oggi la crisi di The Italian Sea Group, più ancora delle carte depositate nei tribunali. Perché se la partita tra l'azienda e gli armatori si gioca su piani di risanamento e rinegoziazioni contrattuali, quella che si consuma a Marina di Carrara riguarda direttamente il futuro di un intero indotto che vive, e per ora sopravvive, all'ombra del cantiere principale presente nel territorio.
Il punto di svolta è arrivato il 30 giugno, quando il consiglio di amministrazione di TISG ha deciso di depositare il ricorso ai sensi dell'articolo 44 del Codice della crisi d'impresa, la cosiddetta domanda prenotativa, formalizzata il giorno successivo. Una scelta che segna il passaggio a uno strumento più drastico rispetto alla composizione negoziata avviata nei mesi precedenti, e che secondo l'azienda si è resa necessaria dopo che il confronto con gli armatori non ha prodotto i risultati sperati. Sullo sfondo restano perdite rilevanti già accertate dal CdA ai sensi dell'articolo 2447 del codice civile, che avevano fatto emergere la gravità della situazione patrimoniale ben prima di questo ulteriore passaggio giudiziario. Alla richiesta di tutela del patrimonio si è accompagnato l'annuncio, comunicato ai sindacati nello stesso incontro, dell'intenzione di attivare la Cassa integrazione guadagni straordinaria per crisi aziendale. Una misura che riguarderebbe però solo i dipendenti diretti del gruppo, lasciando scoperto il fronte più fragile: quello delle oltre 1.500 persone impiegate dalle aziende dell'indotto, per le quali non esiste ancora alcuna forma di garanzia.
Fim, Fiom e Uilm hanno definito la situazione fonte di forte preoccupazione, ribadendo che il concordato in bianco - pensato per congelare temporaneamente le azioni dei creditori - non può trasformarsi in un meccanismo che scarica sui lavoratori e sulle imprese collegate il peso della ristrutturazione. Secondo quanto riferito dai sindacati, la stessa azienda avrebbe fatto capire che, in caso di mancata rinegoziazione dei contratti con gli armatori, gli scenari alternativi includerebbero la liquidazione o la cessione del cantiere: un'ipotesi che da mesi circola anche rispetto al sito di La Spezia, e che il territorio apuano osserva con crescente inquietudine.
Le sigle sindacali chiedono ora garanzie precise sulla gestione della Cigs - rotazione del personale coinvolto, maturazione dei ratei, anticipi sul trattamento economico - proprio per contenere le perdite salariali nell'attesa che il quadro si chiarisca. Nel frattempo lo sciopero previsto per il 3 luglio è stato revocato, dopo quello già effettuato il 30 giugno, alla luce degli sviluppi emersi nel confronto con la direzione. Se nelle prime settimane l'attenzione si era concentrata sulla tenuta finanziaria dell'azienda, oggi il timore è che l'effetto domino investa l'intera filiera della nautica apuana: carpenterie, imprese impiantistiche, allestitori, operatori della logistica. Un patrimonio di competenze costruito in decenni di attività che rischia di pagare il conto di una crisi non propria.
È in questo contesto che è stato convocato per lunedì alle 16.30 un tavolo urgente in Prefettura a Massa-Carrara, a cui parteciperanno, oltre alle organizzazioni sindacali, l'Autorità di sistema portuale, la Capitaneria di porto, la sindaca di Carrara Serena Arrighi e il presidente di TISG Giovanni Costantino. Non sarà il primo confronto di questo tipo: già nei mesi scorsi il prefetto Gaetano Cupello aveva coordinato incontri analoghi, in cui l'azienda aveva più volte rassicurato sulla tenuta occupazionale dei dipendenti diretti senza però sciogliere i nodi relativi all'indotto e ai tempi della ristrutturazione.
I sindacati chiedono che il tavolo affronti anche la posizione delle imprese in appalto, con indicazioni chiare sui pagamenti delle commesse pendenti e sulle prospettive produttive dei prossimi mesi. Una richiesta che assume ancora più peso alla luce di una recente pronuncia del Tribunale di Firenze sul decadimento delle misure protettive previste dalla composizione negoziata per gli armatori che avevano fatto ricorso: un tassello giudiziario che complica ulteriormente il quadro entro cui si muove ora la nuova procedura ex art. 44.
Il tavolo di lunedì si annuncia dunque come un passaggio cruciale non solo per il futuro di The Italian Sea Group, ma per la tenuta di un intero distretto industriale che da questa vicenda non può considerarsi spettatore.