Olbia costruisce la nautica del futuro partendo dalla formazione

25/07/2026 - 10:04 in Servizio by Press Mare

C’è un tema che accomuna oggi quasi tutti i cantieri, dai costruttori di piccole imbarcazioni ai grandi player della nautica: trovare professionisti con competenze sempre più avanzate. L’evoluzione delle propulsioni, l’elettronica di bordo, i nuovi materiali, la digitalizzazione e la sostenibilità stanno cambiando profondamente il settore, rendendo insufficiente una preparazione tradizionale. È da questa esigenza concreta che prende forma il progetto di una laurea magistrale in Ingegneria Navale a Olbia, destinata a completare il percorso avviato poco più di due anni fa con la laurea triennale e a rafforzare il ruolo della Sardegna come polo di formazione specializzata nel Mediterraneo.

L’incontro organizzato ieri 24 luglio 2026 da UniOlbia Network, ha riunito università, imprese e istituzioni con l’obiettivo di costruire un percorso condiviso. Non una semplice presentazione di un nuovo corso di studi, ma un confronto aperto su quali competenze saranno realmente necessarie nei prossimi anni e su come l’università possa rispondere alle esigenze di un comparto industriale in continua trasformazione.

Il punto di partenza è rappresentato proprio dalla laurea triennale in Ingegneria Navale, nata dalla collaborazione tra l’Università di Cagliari e UniOlbia. Come ha ricordato il coordinatore del corso, Vittorio Zola, il progetto ha registrato finora 33 iscritti al primo anno e 25 al secondo, con una presenza, seppur ancora limitata, di studenti provenienti anche da fuori Sardegna. Dal prossimo anno arriveranno i primi laureati, che potranno scegliere se entrare immediatamente nel mondo del lavoro oppure proseguire gli studi con il nuovo percorso magistrale.

La struttura della laurea triennale è stata costruita per accompagnare progressivamente gli studenti verso la specializzazione. Dopo un primo anno dedicato alle discipline ingegneristiche di base e un secondo focalizzato sull’ingegneria industriale con indirizzo navale, il terzo anno approfondisce architettura navale, costruzioni, impianti e diritto della navigazione. Un percorso che ha dimostrato di rispondere a una reale domanda di formazione, pur confrontandosi con criticità fisiologiche, come un tasso di abbandono compreso tra il 20 e il 30 per cento e la difficoltà, per molti studenti lavoratori, di conciliare studio e attività professionale.

Secondo il prorettore dell’Università di Cagliari, Fabrizio Pilo, il passaggio alla laurea magistrale rappresenta il naturale completamento di un progetto che dovrà mantenere come elemento distintivo il rapporto diretto con il tessuto produttivo regionale. L’obiettivo non è creare un percorso accademico autoreferenziale, ma formare professionisti immediatamente in grado di contribuire allo sviluppo della filiera nautica.

Per questo motivo il progetto coinvolge anche l’Università Federico II di Napoli, uno degli atenei italiani con la maggiore tradizione nell’ingegneria navale. Il direttore del Dipartimento di Ingegneria Industriale, Nicola Bianco, ha parlato della necessità di costruire un vero polo di innovazione capace di attrarre studenti, ricercatori e docenti, mentre Antonio Baldi, direttore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali, ha illustrato il lavoro del comitato promotore incaricato di definire l’architettura del nuovo corso magistrale. L’idea è quella di sviluppare un’offerta formativa con una forte identità, orientata alla nautica da diporto, al design e all’architettura navale, ma con una visione internazionale.

Uno dei temi più discussi durante il confronto riguarda però il rapporto tra università e imprese. La domanda di tecnici qualificati è talmente elevata che molte aziende tendono ad assumere gli studenti già al termine della laurea triennale. Una dinamica comprensibile, ma che rischia di privare il territorio di professionalità ancora più qualificate. Aldo Carta, presidente di UniOlbia Network, ha invitato le imprese a considerare la formazione magistrale non come un ritardo nell’ingresso nel mercato del lavoro, bensì come un investimento strategico. In un settore chiamato ad affrontare la transizione energetica e digitale, ha osservato, nessuna azienda può consolidare la propria competitività senza disporre di competenze adeguate ai nuovi processi di innovazione.

Ed è proprio analizzando le trasformazioni tecnologiche della nautica che emerge il profilo del professionista richiesto dal mercato. L’ingegneria strutturale dovrà confrontarsi sempre di più con materiali innovativi e con la necessità di ridurre pesi e consumi. L’ingegner Gigliotti ha ricordato come l’approccio tradizionale di aumentare semplicemente gli spessori non sia più sostenibile, soprattutto in un contesto caratterizzato dalla diffusione di propulsioni ibride ed elettriche, dove ogni chilogrammo incide direttamente sull’efficienza dell’imbarcazione.

Accanto ai materiali cresce il peso delle competenze digitali. Per Nadir Arbalena, giovane architetto navale formatosi all’Università di Southampton, la capacità di scrivere codice, comprendere l’intelligenza artificiale e utilizzare strumenti digitali avanzati, rappresenta ormai un fattore determinante per accelerare la crescita professionale. Allo stesso modo, la padronanza della lingua inglese viene considerata una competenza imprescindibile in un settore che opera quotidianamente in una dimensione internazionale.

L’evoluzione tecnologica coinvolge anche l’elettronica di bordo, i sistemi energetici e l’integrazione software. L’aumento delle installazioni di batterie al litio, la crescente complessità dei motori di nuova generazione e lo sviluppo di sistemi autonomi richiedono tecnici e ingegneri con competenze sempre più specialistiche. In questa direzione si inserisce anche la convenzione siglata dal Gruppo Novamarine con l’Università di Cagliari, destinata a sviluppare attività di ricerca che comprendono anche gli USV, i droni marini senza equipaggio.

Tra le discipline considerate strategiche rientra inoltre l’idrodinamica. L’ottimizzazione delle carene non rappresenta soltanto un esercizio progettuale, ma uno strumento concreto per ridurre consumi, emissioni e moto ondoso. Da qui la proposta di rilanciare infrastrutture di ricerca dedicate proprio allo studio dell’idrodinamica nel Mediterraneo, affiancando competenze sempre più richieste anche nella gestione dei progetti complessi, dove la figura dell’ingegnere gestionale assume un ruolo centrale nel coordinamento delle attività industriali.

Il progetto, tuttavia, non guarda soltanto a Olbia. Più interventi hanno evidenziato la necessità di costruire una strategia che coinvolga l’intera Sardegna. Simona Fois, presidente del Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, Porto Torres e Alghero, ha sottolineato come il nuovo capitale umano possa rappresentare uno strumento fondamentale anche per la riconversione industriale del nord-ovest dell’isola. Porto Torres, grazie alle proprie infrastrutture portuali, potrebbe infatti sviluppare attività legate alla cantieristica di maggiori dimensioni e al riciclo delle imbarcazioni a fine vita, contribuendo a creare una filiera regionale sempre più integrata.

La formazione, inoltre, dovrà diventare sempre più pratica. Antonio Burrai, presidente del FabLab Olbia, ha proposto una maggiore integrazione della fabbricazione digitale all’interno dei percorsi universitari, mentre il vice comandante della Direzione Marittima del Nord Sardegna, Paolo Bianca, ha suggerito di coinvolgere gli studenti nelle attività operative, consentendo loro di assistere a interventi complessi come i recuperi navali. Esperienze sul campo che possono integrare efficacemente la preparazione teorica.

Anche la sostenibilità attraversa trasversalmente il progetto. Dal refitting a basso impatto ambientale al design orientato al riciclo dei materiali, fino allo sviluppo di nuove piattaforme dedicate alla ricerca oceanografica, il tema ambientale viene ormai considerato parte integrante della progettazione navale. In questa prospettiva il professor Pascucci, dell’Università di Sassari, ha lanciato una proposta concreta: progettare e costruire in Sardegna una nuova generazione di navi oceanografiche più piccole, leggere e tecnologicamente avanzate, mettendo a sistema le competenze scientifiche e industriali presenti sull’isola.

L’incontro di Olbia ha lasciato una sensazione chiara: la competitività della nautica non dipenderà soltanto dagli investimenti nei cantieri o nelle infrastrutture, ma sempre più dalla capacità di formare professionisti in grado di governare una trasformazione che coinvolge progettazione, materiali, energia, elettronica e sostenibilità. La futura laurea magistrale in Ingegneria Navale rappresenta il primo passo di questo percorso. La sfida, ora, sarà trasformare il progetto in una realtà capace di attrarre studenti, ricercatori e imprese, contribuendo a consolidare il ruolo della Sardegna come uno dei principali poli della formazione nautica nel Mediterraneo.

Copyright © 2022 Pressmare All Rights Reserved