La causa da 456 milioni di euro promossa da The Italian Sea Group nei confronti degli eredi di Mike Lynch e di alcuni membri dell’equipaggio del Bayesian continua a suscitare reazioni nel settore dei superyacht. A intervenire pubblicamente per la prima volta è stata Giovanna Vitelli - presidente di Azimut Benetti, gruppo industriale primo player mondiale nell’ambito dei superyacht - in un’intervista pubblicata nelle ultime ore dal Financial Times, nella quale ha distinto con decisione la vicenda di The Italian Sea Group dalla situazione dell’industria nautica italiana nel suo complesso.
Secondo Vitelli, l’azione intrapresa da TISG ha riguardato un caso specifico che non rappresenta il modo di operare della cantieristica, tantomeno la difficile situazione finanziaria che vede in questo momento coinvolto The Italian Sea Group, è paragonabile in alcun modo allo stato di salute della yacht industry italiana. A suffragio di questa tesi ha ricordato che Azimut Benetti ha chiuso il 2025 con ricavi pari a circa 1,5 miliardi di euro, in crescita del 15%, e con un portafoglio ordini di 2,6 miliardi di euro.
Nella stessa intervista, Vitelli ha definito “senza precedenti” e “inaudita” per l’industria nautica la scelta di The Italian Sea Group di promuovere un’azione legale contro gli eredi di un proprio cliente mentre sono state ancora in corso le indagini sulle cause del naufragio.
Secondo la presidente di Azimut Benetti, non si è mai verificato che un costruttore di yacht abbia intrapreso un’azione legale contro un proprio cliente in una fase così delicata. Ha inoltre sottolineato di aver voluto rassicurare gli armatori, affermando che si è trattato di “una situazione del tutto insolita” e specifica di un singolo cantiere navale.
Riferendosi al naufragio del Bayesian, avvenuto al largo della Sicilia nell’agosto 2024 e costato la vita a sette persone, tra cui l’imprenditore britannico Mike Lynch e sua figlia, Vitelli lo ha definito “un grande mistero”, osservando che gli investigatori non hanno ancora accertato se la tragedia sia stata determinata da un errore umano oppure da un difetto di progettazione.
Il Financial Times - quotidiano economico-finanziario britannico, tra le testate più autorevoli a livello internazionale - ha inoltre ribadito che Perini Navi non ha ricevuto nuovi ordini alcuna imbarcazione dopo il naufragio. Lo stesso quotidiano ha ricordato che un rapporto preliminare del Marine Accident Investigation Branch del Regno Unito ha individuato alcune “vulnerabilità” strutturali che avrebbero potuto contribuire all’incidente.
L’articolo ha inoltre evidenziato anche come l’azione legale di The Italian Sea Group abbia modificato alcuni equilibri consolidati nel rapporto tra cantieri e armatori. Broker e consulenti legali hanno riferito infatti che diversi clienti hanno iniziato a informarsi sulla possibilità di ottenere coperture assicurative anche contro l’eventuale rischio di contenziosi promossi dal costruttore, mentre è cresciuta l’attenzione verso la solidità finanziaria e l’approccio legale dei cantieri al momento della scelta del partner industriale.
Il Financial Times ha quindi ripercorso la situazione di The Italian Sea Group, ricordando che la società è stata impegnata in un percorso di ristrutturazione sotto la supervisione del tribunale dopo l’emersione di significativi sforamenti di budget su alcune commesse e la riduzione del capitale al di sotto dei limiti di legge. Il quotidiano ha citato anche le dimissioni di Giovanni Costantino dalla carica di amministratore delegato e ha ricordato che, a giugno, cinque armatori hanno ottenuto la revoca delle misure protettive che hanno temporaneamente impedito la risoluzione dei rispettivi contratti con il cantiere.
The Italian Sea Group, contattata dal Financial Times, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.