PressMare aveva già raccontato della contesa sulla proprietà dell’AC75 Britannia tra l’ex sponsor Ineos e Athena Racing, il team dello skipper Sir Ben Ainslie. L’AC75 britannico che nel 2024 ha vinto la Louis Vuitton Cup è oggi nelle mani del team di Ainslie, che lo starebbe aggiornando alle specifiche regolamentari della 38ª America’s Cup (ci sono molte speculazioni dove si trovi fisicamente oggi la barca, forse in Italia) ma Ineos ne rivendica la proprietà e ne ha chiesto la restituzione con una causa civile. La differenza tra disponibilità materiale e titolarità giuridica non è un dettaglio: a meno di un anno dalla fase finale della 38ª America’s Cup, il team GB1 potrebbe essere costretto a rivedere l’intero programma tecnico. Ineos sostiene infatti che l’AC75, insieme agli altri asset finanziati durante la precedente campagna, debba essere trasferito al gruppo di Sir Jim Ratcliffe in applicazione degli accordi stipulati con Athena Racing. La controversia è ormai approdata all’Admiralty Court britannica e le ultime memorie depositate confermano quanto le posizioni restino distanti.
L’Admiralty Court è una sezione specializzata della King’s Bench Division dell’High Court of Justice, competente per le controversie marittime. Si occupa abitualmente di collisioni, salvataggi, trasporto navale, mutui marittimi e questioni relative alla proprietà delle navi. Anche un AC75, sotto il profilo giuridico, rientra tra le unità navali e la disputa sulla titolarità di Britannia ricade quindi nella sua giurisdizione. Molti appassionati si sono chiesti perché una vicenda destinata a incidere direttamente sulla preparazione della prossima America’s Cup non venga trattata con urgenza. Il tribunale sta però esaminando una controversia contrattuale tra due soggetti privati e, negli atti finora noti, non risultano richieste di sequestro cautelare della barca o altre misure tali da imporre una procedura accelerata. Come evidenzia il giornalista neozelandese Richard Gladwell, che ha consultato il calendario dell’Admiralty Court, non emergono elementi che facciano pensare a una corsia preferenziale. L’elevato numero di procedimenti già iscritti a ruolo rende anzi plausibile un iter non particolarmente rapido.
Una barca costruita con i capitali di Ineos
La posizione del gruppo di Ratcliffe parte dall’entità dell’investimento: il gruppo avrebbe finanziato con circa 174 milioni di sterline la progettazione, la costruzione e i test di Britannia, insieme agli asset collegati alla campagna britannica per la 37ª America’s Cup. La documentazione processuale esaminata da Gladwell per Sail-World indica che Ineos si richiama al Partner Agreement sottoscritto il 31 maggio 2021. Una clausola avrebbe previsto, in determinate circostanze, il trasferimento gratuito a Ineos di tutti gli “Ineos-funded assets” ancora nella disponibilità di Athena Racing. La richiesta formale di consegna sarebbe stata inviata il 13 gennaio 2025, pochi giorni dopo la rottura pubblica tra Ainslie e il gruppo petrolchimico. Secondo Ineos, l’AC75, le sue componenti e gli altri beni acquistati o costruiti con i fondi messi a disposizione dal partner devono quindi essere restituiti.
Athena Racing offre una lettura opposta. Per il team di Ainslie, il trasferimento sarebbe stato previsto soltanto nel caso in cui la struttura avesse sostanzialmente cessato di operare, riducendo le proprie attività a un livello minimo. Una condizione che, secondo Athena, non si è mai verificata: il team ha continuato a lavorare, ha reperito nuovi investitori e si è regolarmente iscritto alla 38ª America’s Cup. Il contratto completo, tuttavia, non è pubblico. Sono noti soltanto gli estratti e le interpretazioni riportati dalle parti nei rispettivi atti processuali, per cui non è possibile stabilire dall’esterno quale delle due letture sia destinata a prevalere. Un punto, però, è chiaro: GB1 possiede materialmente la barca e la sta preparando per Napoli, mentre Ineos sostiene di esserne il proprietario e ne chiede la consegna. Fino a una sentenza o a un accordo, le due circostanze sono destinate a convivere.
Perché GB1 non può semplicemente costruire un altro AC75
Il Protocollo della 38ª America’s Cup non consente di costruire un nuovo AC75. Nello specifico, l’articolo 24.2 stabilisce che i team presenti nella precedente edizione debbano utilizzare lo scafo impiegato nel 2024, con l’obiettivo dichiarato di contenere i costi ed evitare una nuova corsa alla progettazione e alla costruzione di AC75 completamente inediti. La possibilità di utilizzare un altro scafo è ammessa soltanto qualora quello della precedente edizione non sia più disponibile per ragioni indipendenti dalla volontà del concorrente. In quel caso il team può acquistare un AC75 già esistente oppure riprodurre il progetto della propria barca del 2024, introducendo le modifiche consentite dalla nuova regola di classe. Per GB1, dunque, Britannia non è soltanto la soluzione tecnicamente più logica, ma lo scafo che il Protocollo indica debba essere utilizzato.
Se il giudizio ne assegnasse la proprietà a Ineos, costruire una replica richiederebbe ad Athena Racing tempo, denaro e la piena disponibilità del progetto e dei dati tecnici. La causa potrebbe inoltre riguardare non soltanto lo scafo, ma anche componenti, attrezzature e altri beni finanziati dal gruppo di Ratcliffe. La disponibilità della proprietà intellettuale e dei dati progettuali potrebbe quindi diventare importante quanto quella materiale della barca. Non sembrano esserci, inoltre, alternative sul mercato. Gli altri scafi disponibili sono già in uso oppure sono stati acquistati: il nuovo challenger statunitense ha acquisito Patriot da American Magic, mentre Te Rehutai, la barca di Team New Zealand vincitrice della 36ª America’s Cup ad Auckland, è stata acquistata dalla sfida australiana, l’ultima a iscriversi. L’unica strada concretamente percorribile sembrerebbe quindi un accordo tra le parti, ma il fattore tempo gioca evidentemente a favore di Sir Jim Ratcliffe e rafforza la sua posizione negoziale.
Il paradosso del Challenger of Record
La situazione assume un peso particolare perché GB1 non è un challenger qualsiasi. Il team è rappresentato dal Royal Yacht Squadron di Cowes, Challenger of Record della 38ª America’s Cup e interlocutore del Defender, il Royal New Zealand Yacht Squadron, nella definizione del Protocollo. Athena Racing è inoltre uno dei soci fondatori dell’America’s Cup Partnership, la società costituita dai team per amministrare la competizione, i diritti commerciali e lo sviluppo delle future edizioni. Questo ruolo, però, non attribuisce automaticamente ad Athena la proprietà dell’AC75. L’iscrizione alla Coppa e il riconoscimento come Challenger of Record appartengono al piano sportivo; la titolarità della barca e degli altri asset dipende invece dal Partner Agreement stipulato con Ineos e sarà valutata secondo il diritto britannico. Il paradosso è evidente: il team che ha contribuito a scrivere le regole della prossima America’s Cup, e rappresenta ufficialmente tutti i challenger, potrebbe arrivare alla fase decisiva della preparazione senza avere la certezza di poter utilizzare la propria barca.
Marzio Perrelli: “Continuità, stabilità e crescita a lungo termine”
La controversia britannica rappresenta anche un banco di prova per la nuova America’s Cup Partnership, guidata dall’aprile 2026 da Marzio Perrelli. Al momento della nomina a CEO, l’ex dirigente di Sky Italia aveva indicato con chiarezza gli obiettivi della nuova governance: “La nostra responsabilità, per conto di tutti gli stakeholder, è preservare il grande patrimonio storico dell’America’s Cup, garantendo allo stesso tempo maggiore continuità, stabilità e crescita a lungo termine”. Perrelli aveva inoltre definito ACP “un’evoluzione nel modo in cui l’evento viene gestito”, pensata per offrire “un quadro più coerente ai team, ai partner e alle città ospitanti”, rafforzando la governance e la pianificazione pluriennale. Si tratta di dichiarazioni riferite alla nuova struttura organizzativa della Coppa, non alla causa tra Ineos e Athena Racing. Rilette oggi, tuttavia, mostrano quanto sia complesso tradurre quei principi nella realtà delle cose.
Uno dei soci fondatori della Partnership è infatti coinvolto in una controversia che potrebbe incidere direttamente sulla sua preparazione sportiva e sulla disponibilità dell’AC75 con il quale dovrebbe disputare la prossima America’s Cup. Formalmente la causa riguarda due soggetti privati, ma le sue conseguenze vanno oltre il rapporto tra Athena Racing e Ineos: GB1 è il Challenger of Record, siede nel consiglio della Partnership e rappresenta uno degli sfidanti più credibili della 38ª America’s Cup. Una sua eventuale uscita di scena avrebbe ripercussioni sull’intero evento.
La separazione tra Ineos e Ainslie
La collaborazione tra Sir Ben Ainslie e Ineos era iniziata dopo la campagna del 2017 e aveva portato alla nascita di Ineos Team UK, poi diventato Ineos Britannia. Il gruppo di Ratcliffe aveva garantito risorse economiche e messo a disposizione del team la collaborazione tecnica con il team Mercedes di Formula 1 di cui è sponsor. Il risultato sportivo più importante arrivò nel 2024, quando Ineos Britannia vinse la finale della Louis Vuitton Cup contro Luna Rossa e affrontò Team New Zealand nel match di Coppa America, perso per 7-2. Per la Gran Bretagna si trattò comunque del ritorno nella sfida finale per l’America’s Cup per la prima volta dal 1964. Il rapporto tra i due Sir, tuttavia, si era già deteriorato prima del match finale, come si è saputo successivamente.
Nel gennaio 2025 Ineos annunciò l’intenzione di partecipare alla 38ª America’s Cup senza Ainslie, affidando il nuovo progetto a Dave Endean e dichiarando di disporre di una struttura composta da circa cento tecnici e ingegneri. Athena Racing replicò di essere stata sorpresa dall’annuncio e fece immediatamente riferimento all’esistenza di questioni legali e pratiche irrisolte. Per alcuni mesi sembrò quindi possibile la presenza di due progetti britannici: quello di Ainslie, sostenuto dal Royal Yacht Squadron, e quello di Ineos. Nell’aprile 2025 Ratcliffe annunciò però il ritiro, sostenendo che il protrarsi delle trattative con Athena non consentisse più di preparare una campagna competitiva.
Ineos non è iscritto alla 38ª America’s Cup e non potrebbe esserlo, ma il valore della causa sulla proprietà della barca resta elevato, sia sotto il profilo economico sia per il suo peso strategico.
Le accuse incrociate
Nelle memorie depositate in tribunale, Athena Racing ha descritto un clima estremamente teso: tra gli episodi citati figurano la chiusura con catene e lucchetti di alcuni accessi alla sede del team e l’improvvisa interruzione dei sistemi informatici gestiti attraverso Mercedes F1. Athena ha inoltre riferito dell’uso dell’espressione “scorched earth”, interpretata come la minaccia di lasciare dietro di sé “terra bruciata”.
Ineos non ha negato completamente i fatti, ma ne ha contestato l’interpretazione. Il gruppo sostiene che quell’espressione fosse stata utilizzata in senso figurato, per indicare la volontà di tutelare fino in fondo i propri diritti legali. Quanto alle porte chiuse, afferma che lo scopo fosse impedire l’ingresso dall’esterno e che il proprio rappresentante non fosse a conoscenza della presenza di persone all’interno. La sospensione dei sistemi informatici sarebbe stata invece la conseguenza della scadenza dell’accordo con Mercedes.
Si tratta di aspetti che potrebbero assumere rilievo nell’ambito delle richieste riconvenzionali di Athena Racing, ma non rispondono alla domanda centrale della causa: che cosa prevedeva realmente il Partner Agreement sulla proprietà degli asset al termine della collaborazione?
Gli scenari possibili restano tre. Il primo è un accordo stragiudiziale, con Athena Racing che potrebbe acquistare Britannia oppure ottenerne il diritto d’uso fino alla conclusione della 38ª America’s Cup, raggiungendo con Ineos un’intesa complessiva sugli asset e sulla proprietà intellettuale. Sarebbe la soluzione meno rischiosa per entrambe le parti. Il secondo è una sentenza favorevole ad Athena Racing, che consentirebbe a GB1 di mantenere la disponibilità della barca e proseguire il programma senza modificarne la preparazione. Il terzo scenario è una vittoria di Ineos: Athena potrebbe essere obbligata a consegnare Britannia e gli altri beni che il tribunale dovesse riconoscere come finanziati dal gruppo di Ratcliffe, dovendo poi negoziare la possibilità di continuare a utilizzare lo stesso AC75.
Nel frattempo la causa ha compiuto un ulteriore passo avanti. Come ricostruisce Richard Gladwell, dopo la Defence e la Counterclaim presentate da Athena Racing, Ineos ha depositato la propria Reply, l’atto con cui replica alle eccezioni della controparte e ribadisce le proprie richieste. Dalla documentazione finora disponibile non emergono nuovi elementi sostanziali: entrambe le parti confermano la propria interpretazione del Partner Agreement e rivendicano la fondatezza delle rispettive pretese. Con il deposito della Reply può considerarsi sostanzialmente conclusa la fase iniziale dello scambio delle memorie. Spetterà ora al tribunale e alle parti definire il calendario delle successive attività processuali. Al momento non risulta ancora fissata la data del processo.
Giuliano Luzzatto