Bayesian, due anni dopo: l’inchiesta entra nella fase decisiva, in gioco anche centinaia di milioni

18/08/2026 - 14:52 in Editoriale by Press Mare

All’alba di domattina saranno trascorsi esattamente due anni da quando il Bayesian affondò davanti a Porticello causando la morte di sette delle 22 persone a bordo - Mike Lynch, la figlia Hannah, Jonathan e Judy Bloomer, Christopher e Neda Morvillo e il cuoco Recaldo Thomas - e l’inchiesta relativa al naufragio sta entrando nella fase che potrebbe risultare decisiva. Il relitto è stato recuperato ed è sotto sequestro nel porto di Termini Imerese, dove finalmente è stato possibile esaminarlo nella sua interezza. È da queste verifiche che dovrà arrivare una risposta alla domanda rimasta aperta fin dall’inizio: quale sequenza di eventi trasformò lo sbandamento di un veliero di 56 metri nel suo affondamento? Ma oggi quella risposta vale molto più della sola ricostruzione del naufragio. Stabilire il peso avuto dal vento, dalla configurazione dello yacht, dalla deriva sollevata, dall’ingresso dell’acqua e dalla gestione dell’emergenza significa determinare dove si collochino le eventuali responsabilità penali e civili e, di conseguenza, su chi potranno ricadere condanne, risarcimenti e rivalse per cifre potenzialmente nell’ordine delle centinaia di milioni. Sullo sfondo c’è inoltre la causa da circa 456 milioni di euro promossa da The Italian Sea Group contro la società armatrice e alcuni membri dell’equipaggio.

Mike Lynch, "il Bill Gates britannico", armatore del Bayesian, perito nel naufragio assieme alla figlia Hannah

La Procura di Termini Imerese aprì subito, il 19 agosto 2024 stesso, un’inchiesta per naufragio e omicidio colposo plurimo. Da allora restano indagati il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio Matthew Griffiths, di guardia quella notte, condizione che non equivale naturalmente a un accertamento di responsabilità. Nella prima fase l’attenzione si concentrò soprattutto sulla preparazione dello yacht all’arrivo del maltempo e sulla gestione dell’emergenza. Giovanni Costantino, allora amministratore delegato di The Italian Sea Group - azienda che nel 2021 aveva acquisito il marchio Perini Navi, ma non aveva costruito il Bayesian, varato nel 2008 - sostenne pubblicamente che il naufragio fosse riconducibile a una concatenazione di errori operativi. Il quadro si è però progressivamente fatto più complesso. Nel maggio 2025 il rapporto preliminare del Marine Accident Investigation Branch britannico, competente perché lo yacht batteva bandiera UK, ha introdotto un elemento destinato a pesare sulla ricostruzione: nella configurazione della notte dell’incidente - vele ammainate, motore in funzione e deriva sollevata - l’Angle of Vanishing Stability sarebbe stato pari a 70,6 gradi e, secondo il MAIB, una raffica laterale superiore a circa 63 nodi avrebbe potuto portare il Bayesian oltre l’angolo dal quale non sarebbe più stato in grado di autoraddrizzarsi. Ancora più delicato è il fatto che, sempre secondo il rapporto preliminare britannico, questa vulnerabilità non emergesse dalle informazioni di stabilità disponibili all’equipaggio. La questione si sposta quindi dalla sola condotta di chi era al comando anche a ciò che comandante ed equipaggio potevano conoscere del comportamento dello yacht in quella specifica configurazione.

Il Bayesian fotografato alla fonda poco prima del naufragio

Anche l’interpretazione del fenomeno meteorologico è cambiata. Nelle prime ore si parlò di tromba marina e di un evento di eccezionale violenza; le anticipazioni della consulenza meteorologica della Procura emerse nel 2026 avrebbero invece individuato un groppo temporalesco con un rapido aumento dell’intensità del vento, senza necessariamente configurare un fenomeno tale da rendere inevitabile la perdita dello yacht. La differenza è sostanziale: occorre capire se il Bayesian sia stato sopraffatto da condizioni imprevedibili oppure se il naufragio sia derivato dall’interazione fra maltempo, assetto, caratteristiche di stabilità e gestione dell’emergenza.

Le delicate fasi di recupero del relitto del Perini Bayesian

Il recupero del Bayesian nel giugno 2025 ha cambiato le possibilità investigative. Fino ad allora lo yacht giaceva sul fianco di dritta a 49 metri di profondità e la parte dello scafo appoggiata sul fondale non poteva essere esaminata integralmente. Una volta riportato in superficie, dopo la rimozione dell’albero necessaria al sollevamento, gli investigatori hanno potuto passare da AIS, testimonianze, documentazione, dati meteorologici e immagini subacquee all’esame fisico dello scafo e dei sistemi di bordo. Tra gli elementi sui quali si sono concentrati gli accertamenti più recenti c’è la deriva mobile, del peso di 60 tonnellate, che consentiva di portare il pescaggio da circa quattro a quasi dieci metri e che al momento del naufragio sarebbe stata sollevata. Il problema non è stabilire in astratto se fosse corretto mantenerla in quella posizione alla fonda, ma quantificare quanto quella configurazione abbia inciso sulla stabilità trasversale nel momento in cui il vento ha esercitato il proprio momento sbandante su scafo, sovrastrutture e albero.

Il tracciato AIS del Bayesian riportato Marine Traffic nei minuti che hanno preceduto il naufragio

Resta soprattutto da stabilire da dove sia entrata l’acqua. Prima del recupero era stata individuata una lastra vetrata interna, tra sala macchine e control room, crepata e deformata verso quest’ultima, circostanza ritenuta compatibile con una pressione maggiore sul lato della sala macchine e quindi con un suo precedente allagamento. Non chiarisce però attraverso quale apertura l’acqua abbia raggiunto quel locale. È probabilmente questo il cuore tecnico dell’inchiesta: lo sbandamento, da solo, non spiega l’affondamento. La conclusione potrebbe quindi non individuare una causa unica, ma una concatenazione di eventi.

Capire perché è affondato significa stabilire chi paga

È su questa ricostruzione che si innesta la parte economicamente più rilevante della vicenda. Il Bayesian disponeva delle coperture tipiche di un grande yacht: Hull & Machinery e Protection & Indemnity. La prima riguarda essenzialmente il bene materiale - scafo, macchinari e apparati - e per il Bayesian avrebbe avuto un massimale nell’ordine dei 30 milioni di euro. La P&I copre invece le responsabilità dell’armatore verso terzi e può comprendere morte e lesioni, spese legali, responsabilità ambientali e rimozione del relitto; nel caso del Bayesian la copertura è stata indicata come facente capo a British Marine. È questa seconda partita a poter raggiungere dimensioni molto maggiori: si è parlato di un’esposizione potenziale nell’ordine dei 400 milioni e di massimali assicurativi fino a due miliardi. Numeri da interpretare correttamente, perché il massimale non rappresenta né il valore dello yacht né una somma necessariamente destinata a essere corrisposta, ma soltanto il limite della copertura contrattuale. Anche il recupero del relitto, il cui costo è stato indicato nell’ordine dei 25-30 milioni di euro, contribuisce a dare la misura economica complessiva del sinistro.

Il relitto del Bayesian nel porto di Termini Imerese

La ricostruzione tecnica diventa quindi determinante anche sul piano assicurativo. Se prevalesse la tesi degli errori nella conduzione o nella gestione dell’emergenza, il baricentro delle responsabilità rimarrebbe nell’area operativa dell’armatore e dell’equipaggio. Se invece emergessero problemi progettuali, carenze nella documentazione di stabilità o responsabilità attribuibili ad altri soggetti, potrebbero aprirsi azioni di rivalsa da parte degli assicuratori. Diverso ancora sarebbe lo scenario nel quale venisse dimostrata l’inevitabilità del naufragio a causa di un evento meteorologico eccezionale. A complicare ulteriormente il quadro c’è la Convention on Limitation of Liability for Maritime Claims, che a determinate condizioni consente all’armatore di limitare l’esposizione per alcune categorie di crediti; la sua eventuale applicazione al Bayesian dipenderà tuttavia dalla giurisdizione, dalla natura delle singole pretese e dalle condotte che saranno accertate.

A questa partita si è aggiunto nel gennaio 2026 un contenzioso autonomo. The Italian Sea Group ha promosso un’azione contro Revtom Limited, società armatrice del Bayesian riconducibile ad Angela Bacares, e alcuni membri dell’equipaggio. La richiesta, inizialmente indicata in 400 milioni di sterline e successivamente quantificata in circa 456 milioni di euro, muove dalla tesi secondo cui il naufragio sarebbe stato conseguenza della gestione operativa dello yacht e avrebbe provocato a TISG un rilevante danno economico e reputazionale, comprese mancate opportunità commerciali. Va ricordato che TISG non costruì il Bayesian, realizzato da Perini Navi e varato nel 2008, tredici anni prima che il gruppo acquisisse il marchio e altri asset dalla procedura fallimentare. Nel luglio scorso Giovanna Vitelli, presidente di Azimut Benetti, ha bollato l’iniziativa come “inaudita, senza precedenti”, sottolineando l’eccezionalità, per l’industria nautica, di un’azione risarcitoria di questa portata nei confronti del cliente.

Giovanni Costantino, fondatore di The Italian Sea Group

Pochi giorni dopo, tuttavia, lo scenario societario di TISG è radicalmente cambiato. Giovanni Costantino, fondatore del gruppo e promotore dell’azione legale, ha lasciato la guida operativa della holding carrarina, mentre la grave crisi finanziaria ha portato all’avvio del percorso per l’ingresso di nuovi investitori e al possibile passaggio del controllo della società. Una circostanza che introduce un’ulteriore incognita nel contenzioso legato al Bayesian: spetterà infatti al futuro assetto proprietario decidere se proseguire l’azione avviata da Costantino e, in caso affermativo, se mantenerne invariati presupposti e richiesta risarcitoria.

I 456 milioni richiesti da TISG non vanno confusi con la partita P&I. Da una parte ci sono le conseguenze assicurative del naufragio e le pretese risarcitorie delle vittime e degli altri soggetti danneggiati; dall’altra un’azienda che sostiene di avere subito un proprio danno economico e reputazionale. Anche qui, però, tutto riconduce alle stesse perizie: l’accertamento di responsabilità prevalentemente operative potrebbe fornire elementi alla tesi di TISG, mentre l’emergere di eventuali problemi progettuali o documentali riferibili allo yacht renderebbe il contenzioso molto più complesso.

Cosa accadrà adesso

La Procura di Termini Imerese ha tempo fino a febbraio 2027 per completare le indagini preliminari. I tre membri dell’equipaggio restano indagati e non esiste, allo stato, una ricostruzione giudiziaria definitiva né è stata accertata alcuna responsabilità penale. Il passaggio determinante sarà il deposito delle consulenze tecniche, dalle quali dovrà emergere una sequenza coerente fra intensità del vento, stabilità dello yacht con deriva sollevata, informazioni disponibili all’equipaggio, ingresso dell’acqua, allagamento, blackout e capacità di reazione di chi si trovava a bordo. Solo allora la Procura potrà decidere se chiedere l’archiviazione per una o più posizioni, procedere con l’azione penale o disporre ulteriori approfondimenti.

Febbraio 2027 rappresenta quindi una scadenza importante, non necessariamente il punto finale. Se l’inchiesta dovesse sfociare in un processo, sarebbe l’inizio di una nuova fase, mentre continuerebbero parallelamente l’indagine tecnica britannica e i procedimenti civili e assicurativi. A due anni dal naufragio, il caso Bayesian si concentra dunque intorno a poche domande: quanto forte fu realmente il vento, quanto incise la deriva sollevata, che cosa sapeva l’equipaggio delle caratteristiche di stabilità dello yacht in quella configurazione, da dove entrò l’acqua e quanto tempo ci fu per reagire. Ma soprattutto occorrerà stabilire quali passaggi della sequenza che portò all’affondamento fossero prevedibili ed evitabili. Dalle risposte dipenderanno non soltanto le eventuali responsabilità penali, ma i risarcimenti alle vittime, le rivalse degli assicuratori e le prospettive della causa promossa da TISG. Due anni dopo Porticello, capire perché sia affondato il Bayesian significa ormai anche stabilire chi dovrà sostenere il costo economico del naufragio. Le conclusioni delle inchieste italiana e britannica porteranno anche una revisione delle norme e delle procedure che regolano la sicurezza delle grandi navi da diporto, tanto sul versante della costruzione e della certificazione quanto su quello della gestione operativa. Come spesso avviene nella storia della sicurezza marittima, sarà dunque anche dall’analisi di ciò che non ha funzionato quella notte che potranno nascere regole destinate a ridurre la possibilità che una sequenza analoga possa ripetersi.

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