Nuovo capitolo nella controversia sulla proprietà dell’AC75 britannico della 37ª America’s Cup, oggi in fase di profonda trasformazione per tornare a regatare a Napoli con i colori di GB1. Athena Racing ha depositato presso l’Admiralty Court una versione modificata della propria Defence e dagli atti emerge un elemento importante: Ben Ainslie aveva chiesto a Ineos di valutare una soluzione che consentisse al suo team di mantenere gli asset necessari a disputare la 38ª America’s Cup. La richiesta è stata respinta.
La novità è stata ricostruita dal giornalista neozelandese Richard Gladwell per Sail-World, che dall’inizio della controversia sta seguendo direttamente gli atti depositati presso l’Admiralty Court. La nuova Amended Defence modifica la memoria presentata da Athena Racing il 28 maggio scorso e riporta una lettera inviata da Ainslie a Jonny Ginns, director di Ineos Sport. Il team principal britannico chiedeva che Ineos prendesse in considerazione in buona fede una proposta attraverso la quale Athena avrebbe potuto conservare gli asset allo scopo di partecipare alla 38ª America’s Cup. Ineos ha rifiutato. Il passaggio è rilevante perché trasforma in un fatto documentato quella che finora appariva soprattutto come la soluzione più logica per uscire dall’impasse. PressMare aveva già osservato come un accordo che consentisse a GB1 di continuare a utilizzare l’AC75, eventualmente attraverso l’acquisto della barca o un diritto d’uso limitato alla campagna di Napoli, fosse uno degli scenari possibili prima di una sentenza.
La questione ha però radici molto più lontane della separazione tra Ainslie e Sir Jim Ratcliffe. Dalla documentazione giudiziaria esaminata da Gladwell emerge che già durante la negoziazione del Partner Agreement del 2018 Ainslie aveva manifestato la preoccupazione che Athena potesse trovarsi in futuro senza gli asset necessari per una successiva campagna di America’s Cup. La formulazione inserita allora nell’accordo prevedeva che Ineos prendesse in considerazione in buona fede una richiesta di Athena di trattenere determinati beni qualora fossero diventati necessari per partecipare all’edizione successiva. Un punto importante, perché l’impegno a “considerare in buona fede” una richiesta non equivale all’obbligo di accettarla: anche sul significato concreto di quella clausola si gioca una parte della controversia. Il tema è diventato ancora più delicato con le regole della 38ª America’s Cup. Per contenere i costi, i team già presenti nel ciclo precedente devono infatti continuare a utilizzare gli scafi esistenti, pur potendoli modificare entro i limiti stabiliti dalla nuova AC75 Class Rule e dalle Technical Regulations. Per GB1, quindi, la disponibilità dell’AC75 che a Barcellona correva come Ineos Britannia non rappresenta soltanto una scelta tecnica, ma il punto di partenza previsto per la nuova campagna.
Ineos potrà replicare entro il 15 settembre
Ineos Racing ha accettato che la nuova Defence fosse ammessa agli atti e l’Admiralty Court ha concesso alla società fino al 15 settembre 2026 per depositare la propria risposta. Non risulta invece ancora fissata una data per il processo e nulla, al momento, lascia prevedere una decisione in tempi brevi. Nel frattempo GB1 procede come se Britannia dovesse essere la propria barca per Napoli 2027. L’AC75 è attualmente in lavorazione presso un cantiere italiano ed è interessato da un intervento molto profondo: impianti elettrici e idraulici, computer e altri sistemi interni vengono rimossi, ridisegnati e reinstallati per adattare la barca alle nuove regole. Anche il layout dei cockpit sarà profondamente modificato in conseguenza della riduzione dell’equipaggio da otto a cinque velisti e dell’introduzione della postazione per il guest racer. Il programma prevede il ritorno in acqua entro la fine dell’anno.
È una situazione nella quale Athena Racing sta investendo risorse e mesi di lavoro nella trasformazione di una barca della quale Ineos continua a rivendicare la proprietà davanti all’Alta Corte britannica. Ineos, d’altra parte, non è iscritto alla 38ª America’s Cup e quindi, anche se ottenesse la restituzione dell’AC75, non potrebbe utilizzarlo direttamente per partecipare alla competizione. Il rifiuto della proposta di Ainslie sembra almeno per il momento allontanare la soluzione negoziale che appariva più sensata per entrambe le parti. Non significa necessariamente che un accordo non potrà essere raggiunto in futuro, ma conferma quanto siano ancora distanti le posizioni. La vicenda assume un peso ancora maggiore perché GB1 non è un challenger qualsiasi. Rappresenta il Royal Yacht Squadron, è Challenger of Record e figura tra i soci fondatori dell’America’s Cup Partnership. La causa resta una controversia privata e la decisione sulla proprietà della barca compete esclusivamente all’Admiralty Court, non ad ACP, ma le sue conseguenze sportive riguardano direttamente la Coppa.
Marzio Perrelli, CEO dell’America’s Cup Partnership, ha indicato nella continuità, nella stabilità e nella capacità dei team di ragionare nell’interesse complessivo della competizione alcuni dei principi sui quali costruire il nuovo modello di governance. Il caso Britannia comincia così a rappresentarne una verifica molto concreta. Il prossimo passaggio è fissato al 15 settembre, termine entro il quale Ineos potrà rispondere alla nuova Defence di Athena Racing. Nel frattempo i lavori sull’AC75 proseguono in Italia: la barca viene preparata per tornare a regatare con il nome GB1, mentre a Londra resta ancora da stabilire a chi appartenga.