Il New York Yacht Club ha chiesto al Charities Bureau dell’Office of the New York State Attorney General di verificare se la nuova America’s Cup Partnership (ACP), l’organismo permanente introdotto con il Protocollo della 38ª America’s Cup, sia compatibile con il Deed of Gift, l’atto di donazione che costituisce la base giuridica della Coppa. Ad annunciarlo è stata la commodore del NYYC Clare Harrington. Il punto sollevato dal club statunitense riguarda la natura stessa dell’America’s Cup e il suo sistema di governance: stabilire cioè se il trofeo debba continuare a essere, secondo la definizione contenuta nel Deed of Gift, una “perpetual Challenge Cup for friendly competition between foreign countries”, oppure se possa essere affidato in modo permanente a un organismo centrale incaricato di gestirne regolamenti, organizzazione e diritti commerciali anche nelle edizioni future.
Il trofeo conquistato dalla goletta America nel 1851 fu affidato al New York Yacht Club nel 1857 attraverso un Deed of Gift e costituito come trofeo internazionale di sfida. La versione dell’atto oggi vigente risale al 1887. In base a questo sistema, il club detentore della Coppa ne assume il ruolo di trustee, mentre le condizioni di ogni edizione vengono concordate tra il Defender e il primo sfidante qualificato, il Challenger of Record, attraverso il principio del mutual consent. Il NYYC sottolinea come questa struttura bilaterale, rinnovata a ogni ciclo in funzione dei club che detengono e sfidano per la Coppa, abbia regolato l’America’s Cup per oltre un secolo e mezzo. Le modifiche al Deed sono state poche e sono sempre avvenute attraverso provvedimenti dei tribunali dello Stato di New York. Secondo il New York Yacht Club, la costituzione dell’America’s Cup Partnership introdurrebbe invece elementi sostanzialmente differenti. L’ACP è stata concepita per avere competenze sull’organizzazione, sulle regole e sui diritti commerciali anche delle future edizioni dell’America’s Cup, indipendentemente dai club che in quel momento saranno Defender e Challenger of Record. Per il NYYC, il Deed of Gift attribuisce invece questi poteri ai due club protagonisti di ciascun ciclo e non prevede un organismo permanente sovraordinato.
Un secondo punto riguarda il diritto di sfida. L’articolo 13.1 del Protocollo della 38ª America’s Cup prevede che la challenge di un club qualificato che decida di non aderire all’ACP possa essere respinta, salvo approvazione unanime del Board della Partnership. Il NYYC sostiene che una simile disposizione possa subordinare a un organismo privato composto dai concorrenti già presenti un diritto che il Deed of Gift riconosce ai club in possesso dei requisiti previsti. Il club americano contesta inoltre la possibilità che l’ACP definisca regole e condizioni relative a future edizioni prima ancora che siano identificati il Defender e il Challenger of Record chiamati a disputarle. Una facoltà che, nella lettura del NYYC, entrerebbe in conflitto con il principio del mutual consent previsto dal Deed.
Tra le questioni sollevate c’è anche quella della trasparenza. Il New York Yacht Club afferma che i Partnership Agreements collegati alla costituzione dell’ACP non siano stati resi pubblici né messi a disposizione dei club interessati e, per quanto a sua conoscenza, neppure sottoposti al Procuratore Generale o all’approvazione dei tribunali di New York. La contestazione più sostanziale riguarda però la possibile modifica della natura stessa del trust. Per il NYYC, l’insieme delle nuove disposizioni rischierebbe di trasformare l’America’s Cup da trofeo aperto alla sfida tra yacht club in una regata periodica organizzata e controllata centralmente. Un cambiamento che, secondo il club, inciderebbe sulle finalità originarie del Deed of Gift e non potrebbe essere introdotto senza una sua modifica formale e l’approvazione della giustizia dello Stato di New York.
“L’America’s Cup è sopravvissuta per oltre 170 anni perché il Deed of Gift offre una struttura giuridica solida che non può essere semplicemente riorganizzata a piacimento”, ha dichiarato Clare Harrington. “Abbiamo il massimo rispetto per la competizione e per ogni club che ha detenuto la Coppa. Proprio per questo riteniamo che queste questioni meritino un’attenta valutazione sulla base della legge dello Stato di New York, affinché qualsiasi sistema di governance venga adottato in futuro poggi su solide basi giuridiche e preservi il principio della sfida aperta che caratterizza la Coppa”.
Harrington ha precisato che l’iniziativa non è rivolta contro i concorrenti né riguarda aspetti sportivi, ma esclusivamente la struttura giuridica dell’ACP e il procedimento attraverso il quale è stata costituita.
“Chiediamo al Charities Bureau del Procuratore Generale di esaminare la gestione del trust da parte del trustee e di acquisire per la propria valutazione i Partnership Agreements che non sono stati resi pubblici”, ha aggiunto la commodoro del NYYC.
Il New York Yacht Club ha quindi chiesto al Charities Bureau di stabilire se la struttura dell’America’s Cup Partnership sia compatibile con i diritti e gli obblighi previsti dal Deed of Gift e se siano necessari ulteriori interventi o una verifica da parte dei tribunali.