Presentazione “La nautica in cifre-LOG” di Confindustria Nautica e Fondazione Edison

Presentazione “La nautica in cifre-LOG” di Confindustria Nautica e Fondazione Edison

La nautica italiana vale 8,7 miliardi di euro (+1,4%)

Editoriale

30/09/2026 - 17:32
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GENOVA - La nautica italiana nel complesso gode di buona salute e continua a crescere, ma alcuni segnali devono indurre a riflessioni attente sul suo futuro.

Ottimo andamento come sempre nel settore dei superyacht, a trainare tutto il comparto, in cui l’Italia detiene il 52% del mercato mondiale, benissimo l’export, a marcare nuovi record (4.4 miliardi di euro, + 2,6% sul 2024), bene anche accessori e strumentazione: segno meno invece per barche di media lunghezza, gommoni e vela, i settori che oggi soffrono maggiormente.

Se l’Italia si conferma leader mondiale nella cantieristica, lo scenario dei principali competitor è profondamente modificato rispetto a qualche anno fa: nell’alto di gamma tengono Olanda e Germania, calano gli Stati Uniti, soffre la Francia, emergono con forza Polonia e soprattutto Turchia.

Sono, in estrema sintesi, i principali messaggi usciti alla presentazione de “La nautica in cifre-LOG”, tradizionale analisi di mercato condotta dal Centro studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison, avvenuta oggi al Salone Nautico, alla vigilia della sua apertura.

I numeri sono stati spiegati e commentati da Stefano Pagani Isnardi, direttore del Centro studi di Confindustria Nautica, e da Marco Fortis, direttore di Fondazione Edison.

Aprendo i lavori dell’evento il presidente di Confindustria Nautica Piero Formenti ha sottolineato l’importanza di disporre di dati di mercato aggiornati: “Quando ero presidente dell’associazione europea EBI, attraverso i dati elaborati da noi insieme alla NMMA, nostra omologa americana, scrivemmo una lettera al presidente Trump, allora al primo mandato, e riuscimmo a far togliere i dazi nel giro di cinque mesi”, ha ricordato.

Ebbene proprio i dati dicono che nel 2025 il fatturato complessivo della nautica italiana è stato di 8.72 miliardi di euro, contro i 8.60 dell’anno precedente (+1.4%).

Pagani Isnardi ha spiegato come quel +1.4% abbia dinamiche differenziate a seconda della tipologia: se i grandi yacht continuano a tirare, grazie all’aumento del numero dei “super ricchi” (HNWI), la media e piccola nautica, rivolta principalmente alla classe media, sta soffrendo. “Altre industrie stanno andando nel complesso male, quindi oggi siamo orgogliosi di avere ancora un ‘segno più’ davanti”, ha chiosato.

Fortis ha ripercorso il “cambiamento epocale” del Made in Italy negli ultimi 15-20 anni: “Prima contavamo principalmente su moda e settore alimentari, poi abbiamo assistito alla crescita di settori come meccanica, cosmetica, farmaceutica e anche nautica. La nautica si è affermata anche grazie alla migliore combinazione di due potenti armi del Made in Italy: l’innovazione tecnologia e il design”.

Parlando del modello dei distretti industriali, ancora un grand asset italiano, Fortis ha ricordato come la nautica poggi principalmente su cinque grandi poli: quello ligure-toscano, l’Adriatico, la Lombardia e le province di Napoli e Torino, che complessivamente valgono il 90% della produzione totale.

Tornando al settore alto di gamma, l’analisi di Confindustria Nautica ha fotografato 568 superyacht attualmente in ordine (52% del totale globale), di 39 metri lunghezza media e oltre 22 mila metri di lunghezza complessiva. Gli stessi numeri per la Turchia, al secondo posto al mondo, sono 141-35-6.300, a conferma della leadership assoluta del nostro paese.

Ma chi compra i nostri yacht, dove vanno queste barche? Lo studio dice che il 41% finisce in UE, l’11,8% in Italia, il 16,7% in Nord America, il 10,7% in Medio Oriente. Il problema, dice Pagani Isnardi, è che la mancanza di spazi a disposizione dei grandi cantieri limita le possibilità di un’offerta di prodotti che potrebbe ancora essere aumentata e quindi accolta dal mercato: “Qualità e stile restano i nostri punti fermi ma ci sono ancora ostacoli alla produzione: per rimuoverli si potrebbe pensare di mettere a disposizione della cantieristica parte delle vaste zone portuali non utilizzate, di cui il nostro paese è ricco”.

Fortis ha giustamente ricordato il particolare momento dell’economia globale: “Il punto critico è la grande quantità di debito pubblico, ma anche privato, che c'è nel mondo, anche a causa dei massicci investimenti sulla IA. Gli Stati Uniti hanno un debito pubblico record, quello della Francia è fuori controllo: come conseguenza i mercati sono inquieti e le decisioni di acquisto si posticipano. Resta alta la pressione sui tassi di interesse e gli spread stanno esplodendo: quello francese è molto al di sopra di quello italiano, parliamo di 21 punti”.

I dati sul PIL pro capite italiano sono buoni, ha aggiunto Fortis: lo spread è il termometro della credibilità di un paese e l’Italia negli ultimi anni ha guadagnato molte posizioni, ai danni della Francia che non è riuscita a portare avanti misure come la riforma delle pensioni e il taglio della spesa pubblica.

Tornando ai numeri della nautica, Pagani ha mostrato come il settore degli accessori valga un buon 23% del totale del fatturato della nautica (2,03 miliardi), con un ottimo bilanciamento, quasi 50/50, fra cantieri nostri e stranieri come acquirenti della componentistica.

A faticare, si è ribadito, è la piccola nautica: gommoni e fuoribordo segnano un -9.2%, la vela -7.5%, a confermare purtroppo un trend che è europeo, e non solo italiano, dovuto anche a un mancato cambio generazionale degli armatori.

Molto significativi i numeri dell’occupazione: nel 2013 i lavoratori della nautica erano 16 mila, oggi sono raddoppiati, con oltre 32 mila addetti diretti, nonostante la persistente difficoltà delle imprese a trovare personale, in primis la manodopera specializzata. Su questo Confindustria Nautica sta lavorando molto, con una task force dedicata alla formazione attiva su tanti tavoli. “Lavoriamo con gli ITS per formare figure intermedie ma manca ancora una vera scuola di professioni manuali”, ha concluso Pagani Isnardi.

Chiusura con la ventata di ottimismo emersa dal “sentiment” degli imprenditori italiani, interpellati in un sondaggio interno dell’associazione condotto nei primi mesi dell’anno (escluso quindi il periodo dei saloni autunnali): ebbene le aziende della piccola nautica prevedono per l’anno prossimo di crescere di un +5.3%, sulla stessa linea i produttori di accessori e motori (+4.4%).

Buon salone a tutti.

Riccardo Masnata

 

©PressMare - riproduzione riservata

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