Il Salone di Genova

Il Salone di Genova

Chi ha in mano le sorti del Salone di Genova? Un Sottosegretario? La Fiera di Genova? Non ci sto!

Editoriale

01/08/2017 - 10:38

Conoscendo bene le vicende legate al Salone di Genova di questi anni, non mi capacito di quanto stia succedendo.

Veramente è possibile che un Sottosegretario sia autonomo e indipendente nella decisione di destinare o negare i fondi pubblici per una manifestazione internazionale? Questi fondi servono per gli eventi collaterali ed espressamente votati all’internazionalizzazione della rassegna, incoming giornalisti e operatori esteri, promozione all’estero e creazione di eventi durante il Salone.  Per quale motivo cancellarli se il Salone di Genova non è messo in discussione? Per quale motivo devono essere usati come leva per obbligare le due Associazioni, UCINA e Nautica Italiana a fare pace? Cosa c’entrano i soldi pubblici che devono essere stanziati e spesi per promuovere i prodotti italiani verso l’estero con il resto? Perché tra fiumi d’inchiostro scritti sull’argomento nessuno ha sollevato questa riflessione?

Inoltre, come può una società in liquidazione qual è Fiera di Genova, pensare di poter gestire nuovamente, dopo la sua esperienza fallimentare, il Salone Nautico? Da espositore che spende il 50% del suo budget per Genova, sono seriamente preoccupata che anche solo per un attimo si possa valutare di riattivare la gestione pubblica di Fiera di Genova e ritornare a pagare per un quartiere fieristico che si regge solo sul Nautico e poco altro. Fiera di Genova è un serbatoio di dipendenti che, finito il Salone, rimangono inattivi per il resto dell’anno. Ora il lavoro di 70  è fatto da 9 persone. Sono finiti i tempi degli sprechi, nel privato si ottimizza, è innegabile.

In questi anni, malgrado la crisi, il Nautico si è salvato grazie a chi era presente ed esponeva, non ci sono altri meriti sia ben chiaro. Nessuno ci ha spiegato cosa avremmo dovuto fare di diverso: abbiamo stretto tutti i denti e ogni singola azienda ha contribuito garantendo con la sua presenza a salvare il Salone.

A ciò hanno contribuito tutti i comparti, nessuno escluso, dai gommoni agli accessoristi, ai produttori di barche medie e grandi. Combattendo contro tutti quelli che il nautico lo volevano veder morire e contro una città respingente, che si ricorda del Salone solo quando serve a fare da passerella per la visibilità.

Proprio ora che sta tornando il mercato, che l’ultima edizione del Salone Nautico ha fatto tornare espositori stranieri, visitatori e broker internazionali, proprio adesso si vuole buttare tutto alle ortiche. Perché?

Barbara Amerio

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