Uno stabilimento balneare deserto

Uno stabilimento balneare deserto

Italia e quindi la nautica, ferma a causa del virus o dei virologi?

Editoriale

23/04/2020 - 16:12

Mentre prendiamo atto che non è stato ieri il giorno capace di dirci qualcosa in più riguardo alla riapertura delle attività nautiche – speriamo che nel Palazzo si diano una mossa, perché ogni giorno di ritardo nel decidere, amplifica le dimensioni della crisi del settore – abbiamo il tempo di riflettere circa una delle diverse polemiche che ieri hanno animano i grandi media. Parliamo del botta e risposta fra due Prof. di medicina: Roberto Burioni e Giulio Tarro. Il primo, capace quanto loquace virologo, che quotidianamente, da quando sì è alzato il sipario sul Coronavirus, ci tiene compagnia con le sue esternazioni su ogni media: in queste settimane è presente più della Ferragni. Il secondo, altro luminare della virologia, mediaticamente meno assiduo, ma uno che quando esterna è altrettanto influente e considerato. Fu lui l’eroe della sanità italiana quando combatté e sconfisse il colera a Napoli, nel 1973.

Bene, fra i due e i loro rispettivi clan & fan volano gli stracci, poiché il benemerito Tarro ha recentemente dichiarato, secondo Burioni “sbagliando”, che il Covid-19 svanirà con l’arrivo del caldo, così come avviene ogni anno per tutti i corona influenzali.

Dal canto suo l’immancabile Burioni prevede, invece, tempi molto più lunghi, che dovremo convivere col virus mesi, anche anni per poterci considerare fuori da questo maledetto tunnel della pandemia.

Ovviamente lungi da noi il prendere parte alla querelle, facciamo un altro mestiere. Però restiamo sicuramente interdetti, basiti da ciò che percepiamo: nessuno ha certezze, nemmeno chi ci dovrebbe capire molto più di noi.

Ciò che vediamo dal nostro osservatorio è che dovevamo essere il Paese meglio dotato per tenere il Coronavirus lontano e, invece, non solo siamo stati i primi occidentali a beccarlo, ma dove è atterrato, nel laborioso ed efficiente Nord, quello che ha una sanità che funziona, ci ha anche spezzato le reni.

Siamo quelli che per primi hanno alzato le difese più radicali, il lockdown, e per più tempo, fra un po’ saranno due mesi, ma non siamo stati messi in condizione di applicare le giuste norme di sicurezza: le mascherine per tutti ancora non ci sono!

C’è una dicotomia nel Paese: da una parte si cerca di essere inflessibili nell’applicazioni di norme che, in realtà, vengono formulate in base a ipotesi degli scienziati tutt’altro che certe, così almeno traspare dalla lite Burioni vs Tarro; dall’altra siamo i soliti, ci duole dirlo, disorganizzati, un’armata Brancaleone che cerca di sopravvivere nonostante le regole ferree: l’uso delle mascherine è obbligatorio, ma al posto abbiamo visto la gente costretta a sopperire usando dalle sciarpe agli assorbenti!

E se provassimo a essere un po’ meno ferrei e un po’ più organizzati? Dove c’è stata organizzazione per fare molti controlli preventivi, dalla Corea al Veneto, i risultati si sono visti.

Cari virologi, in questo momento siete voi ad avere il boccino in mano, se il lockdown dovesse perdurare, crediamo lo sappiate, metterete il Paese al tappeto. Specie nel settore della nautica, per la maggior parte regolato dalla stagionalità, sarebbe un disastro. Bisogna riaprire, altrimenti il danno già enorme diventerà incalcolabile e non più recuperabile, ma per farlo servono anche protocolli, mascherine, guanti e tutto ciò che è necessario per mettere in sicurezza la vita della gente che per forza di cose deve tornare a lavorare. Meglio diventare poveri ma restando vivi oppure morire provando a risalire la china? Secondo noi c’è una terza via e bisogna provarla, subito, organizzandosi con un piano e non vivendo alla giornata, aspettando che il virologo di turno prospetti a noi e al Governo l’inferno o il paradiso. È facile dire tutto chiuso solo perché non si hanno altre soluzioni, ma solo il potere per imporre un diktat e non la capacità di formulare un piano strutturato.  Se le cose stanno così, occorre che lo Stato si assuma le conseguenze economiche della chiusura.

Abbiamo messo in campo saggi, task force, plotoni di scienziati, tecnici e specialisti, ma non si percepisce un piano, non si ha la percezione di un cambiamento e l'incertezza regna sovrana, proprio come nel match fra Burioni e Tarro.

Fabio Petrone

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