MAORI 125 photo credit Angelo Colombo

MAORI 125 photo credit Angelo Colombo

Maori Yacht 125: prime foto dello yacht e intervista a Marco Ciampa, il progettista

Superyacht

07/07/2022 - 17:14
advertising

Abbiamo ricevuto una telefonata nella quale un amico ci ha invitato a raggiungere il cantiere Valdettaro a Olbia, nella Zona Industriale e precisamente a Cala Saccaia, perché lì avremmo trovato qualcosa di nostro interesse. Presi dalla curiosità abbiamo raggiunto il nuovo cantiere Valdettaro e in uno dei suoi ormeggi abbiamo visto ciò che fino a poche settimane fa, per noi era solo un modellino dalle forme accattivanti e moderne, il nuovo Maori 125.

Dopo aver scattato qualche foto da lontano abbiamo deciso che era il momento di avvicinarsi  e provare a “rubare” qualche dettaglio in più. La fortuna non poteva assisterci di più, infatti, arrivando sottobordo incontriamo Marco Ciampa, il progettista di questo originale yacht appena arrivato da Arbatax, dove sono state realizzate le opere in composito per poi finire qui a Olbia le attività di allestimento. Inutile dire che ne abbiamo approfittato per farci raccontare qualche dettaglio in più e soprattutto per salire a bordo con una guida speciale, che sin dal primo metro della grande piattaforma poppiera, ben 70 mq ci ha aiutati a comprendere la filosofia di questo progetto.

MAORI 125 photo credit Angelo Colombo

Il cantiere Maori Yacht è nato nel 2007 per volontà di un comandate di yacht con una visione molto personale dello yachting, alla quale ha voluto dare seguito trasformandosi in costruttore. Da allora, ormai ben 15 anni, di esperienza ne è stata fatta molta nel cantiere di Olbia e i risultati si sono da subito dimostrati incoraggianti, tanto da essere riusciti a vendere con soddisfazione i loro yacht in tutto il mondo. Marco Ciampa, il progettista, dirige da molti anni il reparto di progettazione e sviluppo del cantiere, imprimendo ai progetti Maori Yacht un elemento di visione stilistica oltre quella concettuale sin dall’inizio espressa dalla proprietà dell’azienda. Il risultato sono modelli capaci di essere facilmente identificabili nonostante seguano un trend di mercato ben definito, yacht di carattere che nascono dall’analisi di tre elementi fondamentali: l’ambiente marino che li ospiterà, dunque le caratteristiche nautiche, le prestazioni e l’uomo che li vive, dunque l’abitabilità, il comfort e la sicurezza.

I modelli sinora visti e i nuovi che ci sono stati illustrati in altre occasioni sempre dallo stesso Marco Ciampa, sono tutti appartenenti a una famiglia di motoryacht veloci e con caratteristiche simili soprattutto per quanto riguarda la scelta delle linee di carena e lo stile della coperta. Dal Limotender, che sebbene dotato di una coperta ovviamente bassa è indiscutibilmente un Maori, il 46 che sarà presentato quest’anno ai saloni d’autunno, il 54 del quale ne sono stati realizzati numerosi esemplari nelle versioni Family e XL, poi il 64’, il 78’ e l’80’.

Quando siamo andati in cantiere a vedere i progetti e il modellino di questo nuovo 125’ che finalmente abbiamo visto dal vero, abbiamo capito che si trattava di un progetto che segna un passo avanti per il cantiere verso quel mondo dei grandi yacht finora toccato da Maori solo marginalmente, con i suoi modelli più grandi e con il Limotender chiaramente dedicato a questo genere di yacht. Non solo, si tratta anche di un modello di rottura per le sue caratteristiche nautiche, perché per la prima volta Maori produce uno yacht che non è planante ma semi-dislocante, un tre ponti di oltre 24 metri, dunque una nave da diporto. Insomma, il nuovo Maori 125 meritava una visita prima della sua presentazione ufficiale al prossimo salone di Cannes e poi a Monaco, e noi abbiamo avuto la fortuna di avere una guida d’eccezione che ce lo ha anche un po’ raccontato.

PressMare - Marco, ne avevamo parlato a lungo di questa barca dalle scelte stilistiche coraggiose.

Marco Ciampa - In effetti è così, devo dire che il design di questa barca è sicuramente e intenzionalmente portatore di elementi un po’ insoliti, ma che rispondono a canoni stilistici ai quali personalmente tengo molto.

PM - Indubbiamente hai fatto delle scelte originali...

MC - Credo che il punto di partenza sia la funzione, dunque, tutti quegli elementi non modificabili che servono a garantire le prestazioni, il comfort, la vivibilità. Su questi elementi poi, devi cucire un vestito capace di esprimere sì qualcosa dal punto di vista estetico, ma di risultare anche portatore di nuove opportunità di vita a bordo, alla fine, al centro di ogni progetto rimane chi dovrà viverlo. Il resto a mio avviso è solo stile e ognuno ha diritto di avere il suo. Sono convinto che in questa fase nello yachting siamo come erano le auto negli anni ’60, quando i progettisti su basi tutto sommato consolidate e con pochi ma chiari punti fermi, sviluppavano forme imprimendo stili diversi ai vari modelli. Oggi tutto questo nel settore auto è cambiato, ma nella nautica secondo me non ancora. Certo, cerchiamo sempre di ottenere il massimo anche in termini di prestazioni, consumi e comfort con soluzioni progettuali che ci permettono di alzare l’asticella ogni volta di più, ma alla fine ciò che creiamo intorno al progetto navale è frutto di un esercizio stilistico, pur con le complicazioni del caso perché progettare forme diverse su uno yacht alla fine non è semplice visti i vincoli da cui comunque devi partire.

PM - Visto di persona trovo il progetto gradevole, molto più del modellino se dobbiamo essere sinceri. Le forme di coperta, ricordo che ne abbiamo parlato di fronte ai disegni, portano qualcosa di nuovo...

MC - Infatti è così, perché il calpestio prodiero termina ai due lati con delle grandi aperture che permettono di esaurire le grandi masse in modo rapido abbiamo utilizzato quell’esigenza per realizzare un elemento stilistico nuovo. Una scelta ben precisa per esigenze di natura tecnica, ma in realtà mi ha permesso di realizzare le murate con inserti originali e che ritengo siano anche molto interessanti dal punto di vista estetico, di sicuro caratterizzanti.

PM - Quando la potremo vedere navigante?

Ora è arrivata qui nel nuovo cantiere Valdettaro di Olbia e dobbiamo completarla, stiamo lavorando alacremente, le quattro cabine ospiti sul ponte inferiore e parte degli impianti di governo sono già installati, il nostro obiettivo è essere pronti a settembre per portarla prima a Cannes e poi a Montecarlo. Gli interni sono stati disegnati dallo studio Alessandro Pulina. Finora abbiamo fatto tanto lavoro spinti da una forte motivazione, perché capirai che per noi questo significa affacciarsi su un mercato completamente diverso, ma non significa affatto che vogliamo abbandonare le barche prodotte sinora, anzi, stiamo per presentare il nuovo 46 che è ormai pronto e del quale siamo tutti molto orgogliosi. Alla fine dei lavori tutto sarà come lo stiamo immaginando da molto tempo ormai, le maestranze ci seguono con entusiasmo e tutti siamo presi da questo progetto con lo slancio di una squadra sincronizzata e con un comune obiettivo. Devo dire che è una stagione molto importante per noi, pensa che abbiamo già avviato la costruzione della numero due, crediamo molto in questo modello e abbiamo deciso di investire ancora.

PM - Non mi resta che lasciare i nostri lettori alle immagini che abbiamo in qualche modo “rubato” nel corso della nostra visita, ma una promessa me la devi fare: appena uscite in mare per le prime prove tecniche devi chiamarmi!

MC - Ci puoi contare, sarà un piacere condividere quei momenti, anche perché abbiamo una carena semidislocante molto interessante, con un bulbo a lama che risulta molto efficace nella riduzione della resistenza, il che significa ridurre i consumi, aumentare la velocità di crociera in dislocamento, insomma, avremo modo di parlarne a bordo navigando. Il progetto navale è di Andrea Agrusta che ha già utilizzato questo tipo di carene per altri progetti, spingendo sempre oltre il livello della ricerca che svolge con le università di Trieste e Genova. Andrea ha giocato con noi un ruolo molto importante, ma lo vedremo insieme in mare. Poi per allora vedrai la suite armatore sul ponte superiore terminata e con il suo grande affaccio e terrazza verso poppa, le quattro cabine ospiti sul ponte inferiore, la plancia completa, l’allestimento dell’area prodiera e poi, la grande superficie poppiera con la zona di servizio che può anche essere impiegata per altri scopi viste le dimensioni, insomma, avrei voluto mostrartela finita, ma nasconderla fino ad allora era abbastanza difficile.

Angelo Colombo

SCHEDA TECNICA

Lunghezza f.t.: m 38,20 – Larghezza massima: m 10,60 – immersione massima: m 2,35 – velocità massima: nodi 18 – velocità di crociera economica: nodi 12 – dislocamento: 367 GT – motorizzazione: 2x MAN 1.800 HP accoppiati a linee d’assi – riserva carburante 3.200+3.200 litri – riserva acqua: 5.000 litri.

 

advertising
PREVIOS POST
Federazione del Mare: firmato a Roma il MEDBAN MOU
NEXT POST
Consegnato Kenshō, il nuovo megayacht Admiral di 75 metri