Marco Fortis: la nautica tra i pilastri del nuovo Made in Italy protagonista dell’export

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07/03/2026 - 08:11

La crescita della nautica italiana e il suo ruolo nell’economia nazionale vanno letti all’interno di un contesto macroeconomico internazionale complesso, caratterizzato da rallentamenti ciclici, tensioni geopolitiche e cambiamenti negli equilibri del commercio mondiale. È il quadro delineato da Marco Fortis, vicepresidente di Fondazione Edison, intervenuto durante la presentazione de La Nautica in Cifre Monitor – trend 2025/26, realizzato da Confindustria Nautica con il supporto scientifico della fondazione.

Fortis ha aperto il proprio intervento con un riferimento alla recente evoluzione dell’economia globale, soffermandosi in particolare sul rallentamento registrato negli Stati Uniti nella seconda parte del 2025. Nell’ultimo trimestre dell’anno il PIL americano è cresciuto dello 0,35% rispetto al trimestre precedente, un dato che assume particolare rilevanza se considerato insieme all’elevato disavanzo primario dell’economia statunitense, pari a circa 800 miliardi di dollari.

Il rallentamento della principale economia avanzata occidentale si inserisce in uno scenario segnato da numerose incognite, tra cui le tensioni commerciali legate ai dazi e l’incertezza sulle politiche economiche statunitensi. La possibilità di nuove tariffe fino al 15% introduce ulteriori elementi di instabilità per gli scambi internazionali.

Nonostante questo quadro, il commercio mondiale ha continuato a crescere nel 2025, sostenuto in particolare dalle grandi economie emergenti come Cina e India. In tale contesto, il volume dell’export italiano ha mostrato una dinamica positiva nei primi nove mesi dell’anno, con una crescita intorno al 2-3%, in linea con quella registrata dalla Francia.

Secondo Fortis, questo risultato è stato possibile grazie alla struttura diversificata del sistema produttivo italiano. Accanto ai comparti tradizionali del Made in Italy — moda, arredo e meccanica — si sono affermati negli ultimi anni nuovi settori ad alto valore aggiunto, tra cui la nautica da diporto, la cantieristica navale, la farmaceutica, la cosmetica, l’occhialeria e l’alimentare.

È proprio questo insieme di attività che Fortis definisce il “nuovo Made in Italy”. Un sistema che oggi genera un surplus commerciale complessivo con l’estero superiore a quello prodotto dalla meccanica e dai comparti tradizionali della persona e della casa.

La diversificazione dell’export rappresenta uno dei principali fattori di resilienza dell’economia italiana. Gli indicatori internazionali sulla concentrazione delle esportazioni mostrano infatti che solo pochi Paesi al mondo presentano una struttura così articolata. Tra questi figura l’Italia, che tuttavia si distingue per dimensione e peso nel commercio globale.

Nel 2024 il valore delle esportazioni italiane in dollari è risultato inferiore di appena 12 miliardi rispetto a quello del Giappone, ponendo di fatto l’Italia in competizione per il quarto posto mondiale tra i maggiori esportatori.

La crescita del nuovo Made in Italy ha contribuito in modo decisivo a rafforzare il posizionamento del Paese nei mercati internazionali. Fortis ha sottolineato come questa evoluzione abbia anche ridotto il rischio sistemico dell’economia italiana.

Passando ai dati macroeconomici interni, Fortis ha ricordato che nel 2025 il PIL italiano è cresciuto dello 0,5%, mentre la domanda interna ha registrato una crescita dell’1,5%. Il contributo negativo della domanda estera netta e delle scorte ha invece sottratto circa 0,9 punti percentuali alla crescita complessiva.

All’interno di questo quadro si colloca anche la dinamica della nautica da diporto. Fortis ha ricordato la forte crescita registrata dal settore nel periodo successivo alla pandemia, sottolineando come le esportazioni abbiano mostrato una dinamica particolarmente sostenuta.

Pur non essendo ancora disponibili i dati definitivi sull’intero 2025, il valore delle esportazioni negli ultimi dodici mesi scorrevoli — da dicembre 2024 a novembre 2025 — ha raggiunto i 4,3 miliardi di euro.

Il settore sta tuttavia entrando in una fase di progressiva stabilizzazione: i grandi yacht continuano a sostenere il mercato e a trainare le esportazioni, mentre la nautica di dimensioni più contenute attraversa una fase più complessa.

Uno dei mercati più importanti per la nautica italiana resta quello statunitense. Le incertezze legate ai possibili dazi e alle politiche commerciali americane hanno contribuito a determinare una flessione delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Questo calo è stato compensato dalla crescita registrata in altri mercati, tra cui alcune giurisdizioni legate alla registrazione delle unità, come le Isole Marshall e le Isole Vergini Britanniche, oltre all’aumento della domanda proveniente dagli Emirati Arabi Uniti.

Il Medio Oriente nel suo complesso rappresenta per l’Italia un mercato da circa 28 miliardi di euro di esportazioni. La quota maggiore è concentrata in pochi Paesi: Emirati Arabi Uniti con oltre 8 miliardi, Arabia Saudita con circa 5 miliardi, seguiti da Israele, Qatar e Kuwait.

Secondo Fortis, il conflitto in corso nell’area introduce certamente elementi di cautela, ma le principali economie della regione — in particolare Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita — presentano fondamentali sufficientemente solidi da far ritenere improbabili sconvolgimenti economici di grande portata.

In questo contesto, la nautica da diporto continua a rappresentare uno dei comparti più dinamici del nuovo Made in Italy, contribuendo alla competitività dell’industria nazionale e alla presenza dell’Italia nei mercati internazionali.

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