It’s a Sangermani: da 130 anni il mito si rinnova
It’s a Sangermani: da 130 anni il mito si rinnova
LAVAGNA (GE) – Non tanto uno slogan quanto un marchio distintivo, che stacca dal resto degli yacht, magari anche più grandi, lussuosi o performanti, per elevare barca e relativo armatore e portarli dove l’aria è rarefatta, anche se sa di mare.
“It’s a Sangermani”: e chi sa qualcosa di nautica non ha bisogno di tante altre informazioni. Gli altri pazienza, studieranno, impareranno.
I 130 anni dello storico cantiere di Lavagna (1896-2026) sono stati celebrati durante un bell’evento che ha radunato vecchi lupi di mare coi capelli grigi e ragazzi delle scuole, designer innovativi e sapienti maestri d’ascia, raffinati armatori e umili carpentieri, nel pieno spirito di un’azienda, che in oltre un secolo di vita, non ha cambiato filosofia e impostazione, restando una grande famiglia in cui proprietari e maestranze si chiamano per nome e prendono il caffè insieme sotto un capannone, fra una lavorazione in legno da fare rigorosamente a mano e un nuovo progetto di refit da affidare al computer.
La famiglia ‘vera, i Sangermani, è arrivata alla quarta generazione e oggi sono Giacomo e il fratello Filippo a portare avanti, con mano sicura ma anche leggera, un’azienda che è uno dei nomi più famosi della nautica italiana e ha attraversato epoche, e guerre, per rinnovarsi costantemente senza perdere la propria identità originaria.
Nell’auditorium di Lavagna ha aperto le (sobrie, siamo pur sempre in Liguria) celebrazioni il sindaco Gian Alberto Mangiante, che ha ricordato come la lunga e gloriosa storia del cantiere sia anche un percorso fra “i sensi” che i materiali usati per la costruzione delle barche, soprattutto il legno, evocano.
Il primo ricordo personale di un Sangermani è stato portato dal comandante Donato Florio, responsabile dell’Ufficio circondariale marittimo di Santa Margherita della Guardia Costiera. “Il nostro addestramento all’Accademia Navale prevedeva anche uscite a bordo del Chaplin, barca del 1974 dei cantieri Sangermani, con cui da allievo feci una traversata nel Golfo del Leone dove incontrammo per giorni onde di sette metri: ora mi ritrovo a comandare un ufficio nel territorio in cui questa barca è stata costruita ed è una grande emozione”, ha raccontato il giovane ufficiale.

Davide Conti, presidente dell’associazione culturale Liguria Design, ha inquadrato l’evento dedicato a Sangermani all’interno del Tigullio Design District, quinta edizione di una manifestazione che per una settimana anima le località della riviera ligure di Levante con eventi di vario tipo: presentazioni, mostre, workshop, sfilate, cantieri aperti, quasi sempre col mare come protagonista. “Il design italiano si sviluppa soprattutto grazie ai suoi artigiani: sta ora alle nuove generazioni e agli studenti portare avanti questa eccellenza e non disperdere il prezioso sapere di maestranze come quelle del cantiere”, ha sottolineato Conti.
Il particolarissimo, amicale legame fra la famiglia Sangermani e i propri dipendenti e collaboratori è stato ben riassunto da Mike Bava, che dopo una brillante carriera come comandante di yacht come il July Mother, in giro per i mari di tutto il mondo, si è tolto la soddisfazione di diventare armatore di un Sangermani.
Il suo collega Carlo Palmero ha raccolto l’eredità di Bava al timone del July Mother, che ha comandato a sua volta per 25 anni. “C’è una bella differenza tra armatore e proprietario di una barca”, ha argutamente spiegato. “Il primo ha una vera cultura della barca, la rispetta e la ama: il secondo può diventare armatore solo se la vive. Il percorso con Sangermani per me è stato di vita e non solo professionale”.
Illuminante l’episodio con cui un’estate gli venne trovato un ormeggio nella marina di Porto Rotondo, apparentemente già satura: “It’s a Sangermani”, esclamò il responsabile del porto, e gli altri yacht magicamente si aprirono per far passare la barca italiana, che è sempre benvenuta “worldwide”, diremmo oggi.
L’architetto Luca Olivari ha ripercorso la sua collaborazione col cantiere di Lavagna, iniziata nel 1979. Fu con lui che Sangermani iniziò a costruire barche in composito, “grazie alla grande disponibilità ed apertura mentale di Cesare ed Ettore”, che gli diedero carta bianca nonostante i molti punti interrogativi che sollevava l’uso di questo materiale, all’epoca ancora poco conosciuto.
Sua l’idea di un catamarano di 40 piedi, così come è di Olivari, insieme a German Frers, la firma sul Rolly Go, altra barca storica del cantiere: “Oggi mi piacerebbe tornare a fare barche in legno” ha concluso il designer.
Toccante l’intervento di Antonio Dominici, che in Sangermani ha iniziato a lavorare nel 1976, a 16 anni, dopo varie insistenze con il titolare, che alla fine gli diede fiducia accogliendolo in azienda. Prima maestro d’ascia, poi capo tracciatore, oggi anche fotografo, Dominici si è emozionato, e ha emozionato, nel raccontare i suoi 50 anni dentro al cantiere, fianco a fianco coi Sangermani che prima lo rimproveravano quando arrivava in ritardo ma poi lo invitavano a bere il caffè assieme, per parlare di come fare meglio la prossima barca.
È forse lui la persona che ha meglio simboleggiato l’evoluzione di un’azienda che da 130 anni è sinonimo di qualità e prestigio ma che lascia che siano gli altri a dirlo e continua a lavorare, cuore e testa in mare, piedi ben piantati per terra.
Per preservare al meglio tutto ciò che Sangermani e altri grandi nomi italiani della cantieristica rappresentano, è fondamentale il lavoro di realtà come la Federazione Italiana Barche Storiche, presieduta da Paolo Savelli, una sorta di "contenitore" che raggruppa varie associazioni e circoli di appassionati di nautica, tutti accomunati dalla volontà di mantenere intatto l’enorme patrimonio della nautica italiana e promuoverlo, dialogando soprattutto con le istituzioni. “Oggi tutto passa dalla comunicazione: le mani delle maestranze iniziano a invecchiare e per continuare la nostra tradizione cantieristica vanno coinvolti i giovani”.
La Fibas per fortuna non è un sodalizio di vecchi nostalgici che si scambiano foto e ricordi: ha già ottenuto infatti significativi risultati concreti, anche grazie alla costituzione della Fondazione Officine dell’acqua di Laveno Mombello, che è stata riconosciuta dalla Regione Lombardia come Luogo della cultura, ha ottenuto finanziamenti per la riqualificazione della struttura e si prepara nel 2027 ad aprire la propria scuola di maestri d’ascia. Non male, no?
Di Sangermani ce n’è solo uno, naturalmente, ma questa è probabilmente la strada giusta per festeggiare altri compleanni importanti in tutta Italia nel prossimo futuro.
Riccardo Masnata
(Ndr. A questo articolo segue una seconda parte dove l'autore ripercorrere la storia del cantiere e delle sue barche più famose con Giacomo Sangermani, che illustrerà anche le prospettive future)
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