Ferretti Group, Anastassov: un problema in una controllata dietro il taglio delle stime
Il secondo taglio delle previsioni in pochi mesi ha una causa precisa: un problema emerso in una società controllata che opera nella catena di fornitura interna di Ferretti Group. A dirlo è stato il CEO Stassi Anastassov nella conference call con cui il gruppo ha presentato oggi, 27 ottobre, i risultati dei primi nove mesi del 2026. Il confronto con gli analisti, dopo l’analisi dei dati pubblicata questa mattina da PressMare, ha chiarito quanto il comunicato aveva solo anticipato: le criticità operative, la ripresa degli ordini nel terzo trimestre, il vuoto di contratti nei superyacht e il futuro del mercato americano.
Il CEO ha riconosciuto che, nonostante il recupero commerciale, la redditività non è soddisfacente. L’EBITDA adjusted dei nove mesi è sceso da 141,7 a 130,6 milioni di euro, con il margine che passa dal 16% al 14,7%. La guidance 2026 è stata rivista ancora al ribasso: l’obiettivo di EBITDA adjusted è ora tra 174 e 185 milioni.
Sull’origine della correzione Anastassov è stato esplicito. Le difficoltà della controllata hanno avuto conseguenze economiche non previste, su una situazione di cui il management non aveva visibilità sufficiente quando aveva formulato le stime precedenti. Il CEO ha ammesso il proprio disappunto per aver dovuto ridurre di nuovo gli obiettivi e ha spiegato che, senza questo problema, gli effetti contabili della nuova garanzia triennale e le prospettive di recupero del quarto trimestre si sarebbero potuti valutare diversamente, evitando forse un’ulteriore revisione.
L’episodio indica uno dei fronti su cui Anastassov intende intervenire: il controllo delle attività industriali verticalmente integrate, l’efficienza dei fornitori interni e la visibilità del management sulle criticità operative.
Le società controllate da Ferretti Group
Per inquadrare il perimetro societario nel quale si collocano le problematiche richiamate dal management, è utile ricordare che Ferretti S.p.A., secondo la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2026, controlla direttamente o indirettamente 13 società, quattro italiane e nove estere. Le controllate italiane sono Zago S.p.A. (100%), Sea Lion S.r.l. (100%), R.A.M. S.p.A. (97%) e Fratelli Canalicchio S.p.A. (60%). All’estero il Gruppo controlla Allied Marine Inc. (100%), Ferretti Group of America Holding Company Inc. (100%), Ferretti Group of America LLC (100%, indirettamente), BY Winddown Inc. (100%, indirettamente), Ferretti Group Asia Pacific Ltd. (100%), Ferretti Group Singapore Pte. Ltd. (100%, indirettamente), Ferretti Asia Pacific Zhuhai Ltd. (100%), Ferretti Group (Monaco) S.a.M. (99,6%) e Ferretti Gulf Marine – Sole Proprietorship LLC (100%). È un perimetro che comprende realtà operanti nella filiera industriale della nautica, oltre a società destinate alla gestione delle attività commerciali e societarie internazionali.
Sconti limitati a 2 milioni, ma il mercato è più competitivo
Il management ha poi riconosciuto una maggiore pressione sui prezzi, escludendo però un cambiamento strutturale della politica di vendita. Anastassov ha quantificato in circa 2 milioni di euro le concessioni commerciali del trimestre, a fronte di ordini per circa 324 milioni. Si è trattato di interventi selettivi per aggiudicarsi alcune commesse, non di una politica generalizzata di sconti. Il giorno prima, ha raccontato, Ferretti aveva rinunciato a una trattativa perché il cliente chiedeva un’ulteriore riduzione del prezzo, per quanto contenuta, giudicata incompatibile con il posizionamento del marchio.
Zammarchi ha stimato in circa 20 punti base l’impatto della concorrenza sulla marginalità. Il mercato è più aggressivo e richiede una certa flessibilità, ha detto il CFO, ma il gruppo non inseguirà gli ordini a qualsiasi prezzo.
Chiarita anche la questione della garanzia standard, estesa da uno a tre anni. L’effetto sui conti deriva soprattutto dall’accantonamento prudenziale richiesto dai principi contabili, non da costi di assistenza già sostenuti. Ferretti sta lavorando con i fornitori perché anche le garanzie sui componenti vengano allineate alla nuova durata, riducendo l’esposizione futura.
Superyacht: nessun nuovo ordine, ma il cantiere di Ancona lavora oltre il 90% della capacità
La divisione Superyacht non ha registrato nuovi ordini nei nove mesi. Anastassov l’ha definita una delle principali delusioni dell’anno, pur sostenendo che il dato non riflette l’attività commerciale in corso. Il gruppo dichiara trattative aperte per circa 680 milioni di euro, concentrate soprattutto sulle unità più grandi, alcune accompagnate da lettere d’intenti non rimborsabili. Negli incontri con potenziali armatori sono emerse richieste per yacht Riva di 80 e perfino 88 metri e per Wally di 50-60 metri, segno, secondo il CEO, che la forza dei marchi può valere anche nelle fasce dimensionali superiori.
A spiegare perché le trattative faticano a diventare contratti è stato il CFO, indicando un limite di capacità. Il sito di Ancona, dove si concentrano il Made-to-measure di Custom Line e il Superyacht, genera oltre il 40% dei ricavi del gruppo ed è utilizzato oltre il 90%. Un superyacht di 80 metri ha da poco lasciato il capannone, ma il posto sarà subito occupato da un’altra unità già in lavorazione. Ai tempi di costruzione, oltre 24 mesi per i superyacht di gamma e ancora di più per i full custom, si somma quindi l’attesa per uno slot produttivo, e questo può rallentare le decisioni degli armatori.
In questo quadro si colloca il via libera all’ampliamento del cantiere, che permetterà di costruire superyacht fino a 100 metri contro gli attuali 90. Per il capannone Zammarchi ha parlato di un investimento contenuto, di pochi milioni di euro. Il gruppo valuta inoltre ulteriori aumenti di capacità, anche con la collaborazione di istituzioni pubbliche, per limitare l’assorbimento di cassa. Resta da capire quando le trattative in corso diventeranno contratti.
Stati Uniti: Anastassov riconosce che Ferretti deve cambiare approccio
Nelle Americhe la raccolta ordini dei nove mesi è calata del 42,2% rispetto al 2025. Anastassov ha ammesso che Ferretti non sta esprimendo in quest’area il proprio potenziale. Nelle aziende in cui ha lavorato in precedenza, ha ricordato, gli Stati Uniti pesavano almeno il 40% del business globale, mentre oggi nel portafoglio Ferretti il peso delle Americhe è decisamente inferiore.
Il problema, ha spiegato, non è solo la distribuzione ma anche il prodotto: non basta proporre negli Stati Uniti yacht italiani pensati per l’uso europeo. Servono imbarcazioni adatte alle abitudini degli armatori americani, che mantengano però le caratteristiche e l’identità di ciascun marchio.
Ferretti interviene quindi su prodotto e struttura commerciale. Sono previsti incontri con partner esterni per rafforzare la presenza e ampliare la rete distributiva, e maggiore attenzione ai rapporti con i broker, coinvolti finora meno attivamente rispetto ad alcuni concorrenti, come lo stesso CEO ha riconosciuto. Il mercato americano diventa così una priorità della nuova gestione, ma Anastassov non ha indicato tempi per il recupero: una riorganizzazione di questa portata, ha avvertito, non dà risultati immediati.
Una struttura manageriale più piatta, con più responsabili a riporto del CEO
La strategia commerciale si lega alla revisione dell’organizzazione. Anastassov vuole ridurre i livelli gerarchici e aumentare il numero dei responsabili che riportano direttamente a lui, per far circolare meglio le informazioni e accelerare le decisioni. Oggi, ha osservato, in alcune aree responsabilità e potere decisionale sono troppo concentrati, e questo rallenta la trasmissione delle informazioni quando emergono problemi operativi da risolvere in fretta.
Il modello, già introdotto per le Americhe, sarà esteso all’Asia-Pacifico: i responsabili delle singole aree geografiche risponderanno direttamente all’amministratore delegato, e ogni regione avrà una propria strategia commerciale, obiettivi specifici e un’organizzazione adatta al mercato. Il CEO ha escluso uscite volontarie di dirigenti di primo livello e ha precisato che la riorganizzazione si svilupperà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di un gruppo più orientato ai singoli marchi, con responsabilità più chiare e interventi più rapidi.
Il Made-to-measure resta decisivo per recuperare marginalità
Sul fronte dei risultati, Zammarchi ha indicato come una delle cause principali del calo dei margini il minore contributo del Made-to-measure, più redditizio della produzione in composito. Questa diversa composizione del portafoglio pesa per circa 40 punti base. Il recupero del Composite, con una crescita significativa degli ordini nel terzo trimestre, è un fatto molto positivo, ma queste commesse si trasformano in fatturato più rapidamente senza compensare del tutto l’apporto minore delle costruzioni più grandi e redditizie. Il management ritiene che le trattative in corso possano ricostruire gradualmente un portafoglio più favorevole.
Quanto alla cassa, il quarto trimestre è tradizionalmente positivo per il settore e il CFO si attende un effetto sul capitale circolante di circa 65 milioni di euro. L’assorbimento dei nove mesi dipende soprattutto dai minori anticipi contrattuali sulle nuove commesse Made-to-measure e Superyacht, non da un aumento delle giacenze di yacht finiti o in costruzione per il magazzino, inferiori rispetto all’anno scorso.
Il nuovo piano industriale arriverà con il bilancio 2026
Zammarchi ha indicato anche i tempi del nuovo piano industriale: sarà sottoposto al Consiglio di Amministrazione in occasione dell’esame dei risultati annuali 2026 e poi presentato alla comunità finanziaria in un Capital Markets Day. Partirà dall’attuale impostazione strategica, confermandone alcuni indirizzi e cambiandone altri in base alle priorità del nuovo management.
Il ritorno alla crescita degli ordini nel terzo trimestre è un primo segnale positivo, ma non risolve le criticità del 2026. Per capire se la ripresa si tradurrà in una redditività più solida, contano tre cose: i nuovi ordini Made-to-measure e Superyacht, l’efficienza delle attività industriali e gli effetti della riorganizzazione commerciale.
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