© Julien Champolion | polaRYSE | 11th Hour Racing
Route du Rhum, Francesca Clapcich insegue il titolo IMOCA
La prima traversata dell’Atlantico in solitario e la possibilità di conquistare il titolo stagionale IMOCA. Francesca Clapcich si presenta alla Route du Rhum con due obiettivi che danno alla partenza da Saint-Malo un significato particolare: misurarsi in una transatlantica in solitario e completare una stagione che la vede al comando delle IMOCA Globe Series. Domenica 1° novembre, a bordo di “11th Hour Racing”, affronterà le 3.542 miglia fino a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, nella regata che chiuderà il suo calendario 2026.
Per la velista triestina naturalizzata americana, impegnata in una campagna verso il Vendée Globe 2028, sarà la terza regata in solitario su un IMOCA, ma la prima attraverso l’Atlantico. Alle spalle ha i quinti posti nella 1000 Race di maggio e nella Vendée Arctique-Les Sables d’Olonne di giugno, seguiti a settembre dal secondo posto in equipaggio nella The Ocean Race Atlantic. Risultati che le hanno permesso di accumulare 356 punti nella Globe Series, con un vantaggio di 76 su Sam Goodchild, campione uscente. Un piazzamento nei primi sei in Guadalupa le garantirà il titolo: sarebbe la prima donna a conquistarlo.
“La Route du Rhum è una tappa fondamentale per me”, spiega Clapcich. “Non è solo un altro passo verso il Vendée Globe: è una regata di grande importanza in sé. È l’obiettivo della stagione per il nostro team e vogliamo portare a casa un buon risultato. Dobbiamo affrontarla come una grande regata, non come una semplice casella da spuntare”.
La gestione delle energie sarà uno degli aspetti decisivi. Su un IMOCA foiling di 60 piedi, navigare da soli significa valutare ogni manovra anche in funzione del tempo e dello sforzo necessari per eseguirla. Un cambio di vela può offrire un vantaggio di velocità, ma richiede lavoro e comporta una fase di rallentamento: il bilancio va considerato insieme alla situazione meteorologica e alla propria lucidità. Una risorsa da conservare fino all’arrivo, perché il giro della Guadalupa poco prima del traguardo può ancora cambiare l’esito della regata.
“Quando si naviga in linea retta, le prestazioni della barca sono piuttosto simili, sia in equipaggio che in solitario”, osserva Francesca. “Ma in solitario bisogna valutare ogni manovra: quanto tempo richiederà, quanto costerà un cambio di vela in termini di tempo e velocità. Non serve arrivare al traguardo freschi, ma bisogna arrivare con ancora un po’ di lucidità. Il giro della Guadalupa non è semplice, ed è lì che possono venire fuori errori importanti”.
Dopo due campagne olimpiche e la vittoria come membro dell'equipaggio nella The Ocean Race 2022-23, la scelta della navigazione in solitario apre un capitolo diverso della sua carriera. Clapcich non nasconde la predilezione per la vela in equipaggio: “Amo navigare in equipaggio. Amo avere altre persone a bordo con me”, racconta. “Ma è qualcosa che voglio dimostrare a me stessa: che posso farlo, e farlo bene. Lo trovo motivante. Anzi, entusiasmante”.
La tredicesima Route du Rhum riunirà 115 skipper suddivisi in sei classi. Nella flotta IMOCA, Francesca Clapcich dovrà confrontarsi con altri 21 solitari, con un tempo di percorrenza indicativo di 10-12 giorni. “Al momento non sento molta pressione”, dice Clapcich. “Ma so che questa è una regata importante. Ha qualcosa di magico. Alla fine, però, ci sono una linea di partenza e una linea d’arrivo. Tutto il resto è solo rumore”.
L’impegno del Team Francesca Clapcich Powered by 11th Hour Racing si estende anche all’accesso alla vela e alle opportunità che il settore può offrire. Il messaggio “Believe, Belong, Achieve”, riportato sulle vele e sullo scafo, sintetizza l’obiettivo di costruire una comunità velica in cui appartenenza, diversità ed equità trovino spazio nella pratica quotidiana. A Saint-Malo questo lavoro ha preso forma negli incontri organizzati durante i dieci giorni di preparativi prima della partenza: il team ha accolto oltre 150 persone della comunità locale, tra giovani e persone in cerca di lavoro interessati alle professioni del mare, famiglie sostenute dai servizi sociali e da organizzazioni non governative, donne in remissione dal cancro e giovani donne provenienti da aree rurali. È stata inoltre organizzata una visita guidata in lingua dei segni.
Aprire al pubblico la preparazione di una campagna oceanica significa anche rendere visibili percorsi professionali e sportivi che possono apparire lontani o inaccessibili. Per Clapcich, questa responsabilità si lega alla propria esperienza: “Nel corso della mia vita ho tratto ispirazione da tante persone, soprattutto da altre donne e da velisti che hanno realizzato cose straordinarie con i propri progetti”, racconta. “Ora tocca a me. Sono una persona piuttosto normale. Puoi trovarti davanti nove porte chiuse, ma basta che se ne apra una per far accadere qualcosa di straordinario”.
Giuliano Luzzatto
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