Yacht esposti a un salone nautico

Yacht esposti a un salone nautico

Coronavirus: l'impatto economico sulla nautica e i beni di lusso

Editoriale

03/05/2020 - 15:24
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Il coronavirus sta danneggiando pesantemente l’economia, ivi compreso il settore del lusso. Secondo un’analisi della società di consulenza internazionale Bain & Company, il settore potrebbe subire quest’anno a livello globale perdite del 22-25%, per un totale di 60-70 miliardi di euro. Finora ha sofferto in particolare l’Italia, con cali delle vendite a doppia cifra a causa del lockdown. Sono cresciute invece a doppia cifra le vendite online in Europa e Asia.

Non solo: secondo Bain & Company, il settore del lusso potrebbe risentire dell’impatto del Covid-19 anche l’anno prossimo in alcune aree, tra cui Europa e America.

Il lusso potrebbe inoltre cambiare pelle a causa del coronavirus, con: un aumento del peso della Cina, dove ripartiranno gli acquisti di beni e servizi ad alto valore aggiunto; una maggiore enfasi sull’e-commerce; una maggiore consapevolezza dei consumatori sui temi sociali, etici e ambientali; un maggiore orgoglio nazionale dei clienti, che i grandi marchi del lusso dovranno stare molto attenti a non urtare (la gaffe di Dolce & Gabbana in Cina del 2018 dovrebbe averci insegnato qualcosa); un maggior sforzo di inclusione della classe media, con minore potere di acquisto, che si rifletterà su prezzi maggiormente accessibili del lusso.

Gli ultra-ricchi risentiranno meno della crisi. Secondo quanto riferisce il quotidiano britannico The Telegraph, alcuni ricchi stanno trascorrendo la loro quarantena a bordo di mega yacht che permettono loro di auto-isolarsi e di godere di alti standard di igiene, grazie a filtri dell’aria che riducono la diffusione di agenti patogeni e a un equipaggio molto attento alla pulizia.

Ad ogni modo, il coronavirus sta avendo, in questo momento contingente, un impatto negativo sul settore degli yacht. Lo vediamo analizzando i titoli di 3 aziende di levatura mondiale:

1.         l’italiana Sanlorenzo, numero 2 degli yacht di lusso;

2.         l’americana MarineMax, che è il maggiore retailer di barche a livello mondiale;

3.         la francese Beneteau, che sebbene non sia focalizzata solo sulla nautica, è la numero 1 al mondo nella costruzione di barche a vela.

La matricola Sanlorenzo, che ha debuttato a Piazza Affari il 10 dicembre scorso al fine di coprire e azzerare il debito contratto per investimenti passati, ha chiuso la seduta di ieri a quota 12,84 euro, in calo del 19% rispetto ai 15,91 euro di inizio 2020. Il 21 aprile scorso la società ha reso noto di aver lavorato a pieno regime fino al 23 marzo 2020, dopodiché ha chiuso progressivamente tutti gli stabilimenti, assicurando comunque l’assistenza e la gestione delle imbarcazioni in acqua. Il 7 aprile scorso ha siglato un protocollo di sicurezza e prevenzione con i sindacati che le ha consentito la ripresa delle attività in Liguria (14 aprile) e Toscana (16 aprile). La società è ottimista e conta di recuperare buona parte del periodo di sospensione dell’attività, dal momento che tutti i cantieri hanno potuto ricominciare le attività relative agli yacht in consegna entro luglio 2020. Contestualmente, l’azienda ha varato un piano di contenimento dei costi, la cui struttura è sempre stata molto flessibile, e inoltre ha deciso di destinare l’intero utile del 2019, pari a 29 milioni di euro, a riserva legale (1,45 milioni) e straordinaria (27,6 milioni).

L’americana MarineMax, quotata al Nasdaq, ha aperto l’anno 16,8 euro per azione e oggi il titolo veleggia attorno ai 13,98 euro, accusando un calo del 16% circa. A causa dell’emergenza dovuta al coronavirus, la società ha chiuso temporaneamente uffici a seconda delle indicazioni dei governi locali. Tuttavia, la maggior parte dei suoi 59 negozi sono interamente o parzialmente operativi e la società sta offrendo appuntamenti virtuali o dimostrazioni private, oltre che sfruttando la sua piattaforma digitale. W. Brett McGill, Chief Executive Officer e presidente di MarineMax, ha spiegato in una nota: "All'inizio di marzo le vendite sono state sostenute da risultati positivi e dal traffico nei nostri negozi, eventi, saloni nautici e grazie ai nostri sforzi digitali. Abbiamo iniziato a sentire l'impatto di Covid-19 poco dopo e abbiamo continuato a evolvere e a implementare cambiamenti nel modo in cui gestiamo il nostro business. Per gestire il nostro inventario, stiamo lavorando in modo proattivo con i nostri produttori per adeguare gli ordini futuri, continuando a coinvolgere i clienti sulla nostra piattaforma digitale e nei nostri negozi, molti dei quali rimangono completamente o parzialmente aperti". Ecco perché la società che si aspetta ricavi di 303-308 milioni di dollari per il suo secondo trimestre dell’anno fiscale: comunque in rialzo rispetto ai 303,6 milioni di fine marzo 2019.

Il Gruppo Beneteau, la cui ampia gamma di barche dei vari marchi in portafoglio è essenzialmente basata sulla produzione di serie, in maniera assimilabile all'automotive, ha risentito diversamente della crisi innescata dal coronavirus. I decreti d'urgenza delle singole nazioni che hanno imposto la temporanea chiusura della produzione in Francia e Italia (dal 18 marzo), da fine marzo anche in Slovenia e America, da inizio aprile in Polonia, ha causato una brusca discesa del titolo, quotato su Euronext, del - 45% circa. In una nota del 30 marzo 2020 - qui trovi quanto comunicato da Beneteau - la società, nel sottolineare come la salute del personale fosse prioritaria,  ha rassicurato sulla sua liquidità per 97 milioni di Euro e su ampie linee di credito confermate fino al 2023, comunicando al tempo stesso che “la temporanea sospensione della produzione e delle attività di trasporto per numerose settimane, avrà un impatto sui ricavi e quindi anche sugli utili, il che significa che l’outlook annunciato il 4 febbraio 2020 non è più applicabile”. Una notizia che ha spinto a vendere, causando un calo probabilmente eccessivo del titolo, da parte della finanza speculativa.

Beneteau ha reso noto di aver ripreso la produzione dal 27 aprile in 3 siti e prevede di riprendere gradualmente l'attività in tutti gli impianti industriali entro metà maggio. Nella medesima nota - qui il comunicato relativo alla "semestrale" del Gruppo Beneteau - la società ribadisce la sua solidità, un calo relativamente basso delle disdette di ordini e indica nuove strategie per il futuro che verranno comunicate successivamente. Sottolinea come siano premature analisi di breve periodo e che l'impatto reale di questa crisi si potrà vedere solo più avanti. La nota, pur non nascondendo la reale situazione che colpisce tutti, denota una forte volontà di reazione da parte del leader mondiale per le barche a vela ed europeo per i motoscafi tra i 30 e 60 piedi di lunghezza.

Gianguido Girotti, Deputy CEO e responsabile per la strategia commerciale e di prodotto della Divisione Boats del Gruppo Beneteau ha dichiarato: "Questa situazione impatta su tutti, ma come tutte le crisi offre anche nuove opportunità. In quanto primo attore mondiale nella fornitura alle società di charter, siamo certi che questo modello di business potrà ripartire garantendo meglio di hotel e altre offerte turistiche il distanziamento sociale e la condivisione di momenti piacevoli con le persone care, che saranno al centro dei valori di tutti noi nella fase post Covid.  Sul piano finanziario, abbiamo la situazione debitoria più bassa rispetto alle altre quotate e linee di credito addirittura ridondanti, per cui guardare oggi all'andamento di borsa significa non pilotare la crisi, noi abbiamo i fondamentali, un piano industriale che verrà divulgato nei tempi opportuni, l'esperienza e le competenze necessarie per sfruttare tutte le opportunità. Siamo assolutamente solidi".

In generale, possiamo essere cautamente ottimisti sul settore degli yacht: potrà riprendersi prima e meglio di altri essendo mezzi più igienici, puliti e adatti al distanziamento sociale. Non è certo un caso che mentre molti scali per le crociere hanno chiuso a causa del necessario fermo delle flotte, le marine per superyacht siano rimaste aperte. Ma soprattutto, dopo mesi di lockdown forzato, gli yacht potranno rispondere meglio di altri all’esigenza di viaggiare e divertirsi sia delle classi sociali più abbienti che, su dimensioni minori e con formule di fruizione differenti, della classe media. 

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