Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio

Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio

Nautica verso normalità: burocrazia, incertezza, casini all’italiana

Editoriale

05/05/2020 - 21:36
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Qualche tempo fa scrivevamo che da questa pandemia, un conflitto combattuto contro un nemico invisibile ma in grado di fare morti e danni alla stregua di un evento bellico, avremmo dovuto trarre gli auspici per cambiare abitudini. Non solo in termini di sicurezza sanitaria, per la salvaguardia della salute di tutti noi, ma, riferendoci all’Italia, per cambiare passo rispetto alla nostra storia recente, a come è stata gestita la cosa pubblica negli ultimi anni.

Specie dall’avvento della “seconda repubblica”, che ci avrebbe dovuto purificare dopo gli anni del magna magna, siamo clamorosamente andati alla deriva, non ci siamo mai dimostrati all’altezza di quello che reputiamo potrebbe essere il nostro Paese, non solo il più bello, ma anche quello dove si potrebbe vivere meglio, finendo per essere declassati a paese del bunga bunga, dove restiamo spettatori di qualsiasi nefandezza.

Serve un cambio di passo, scrivevamo, la guerra al Coronavirus può essere il momento giusto per tirare una riga e ripartire finalmente col piede giusto, dare quella svolta, quel colpo di reni che ridia dignità al Paese e un futuro credibile ai nostri figli.

Le cose da cambiare, che non vanno, sono “n”: economia, fisco, sanità, trasporti, giustizia, scuola, carceri… ma soprattutto non va il sistema burocratico che si è andato stratificando nel tempo, che ci tiene tutti in pugno, soprattutto la politica. I politici si alternano, i burocrati no, sono sempre lì a campare del numero spropositato di norme e leggi che regolano la nostra vita, a usare cavilli, interpretazioni e carte bollate per mantenere le loro posizioni di rendita, paludando il Paese sotto il loro giogo.

Un esempio? Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fra le poche cose fatte fra un’apparizione e l’altra in TV – non abbiamo percepito l’esistenza di un piano oltre l’emergenza - ha stabilito una serie di aiuti: ai lavoratori, alle famiglie, alle aziende, ai comuni, alla sanità. Spicci, se confrontati con ciò che è stato dato altrove, da altri governi, ma soprattutto soldi che l’apparato burocratico fa in modo che diventino difficili da far arrivare ai destinatari. I 600 poi divenuto 800 euro per i lavoratori? A distanza di un mese esatto dalla presentazione delle domande, quei quattro baiocchi, assolutamente insufficienti per poter essere considerati un aiuto reale per una famiglia dalle entrate azzerate, ancora non sono stati distribuiti a tutti. Questo è il risultato dell’ultimo mese di iper lavoro dell’INPS, che il premier ha paragonato a cinque anni di “produttività” in tempi normali per l’Ente. Non troviamo le parole per commentare!

Vogliamo parlare del prestito di 25.000 euro garantito dallo Stato per le PMI e le persone fisiche, le partite iva? Dopo averne lette tante in merito e preso atto che altrove, ad esempio in Germania, i soldi non li prestano ma li danno a fondo perduto, abbiamo provato a documentarci direttamente sul tasso d’interesse applicato. “Tali operazioni sono realizzate ad un tasso di interesse, nel caso di garanzia diretta o un premio complessivo di garanzia, nel caso di riassicurazione, che tiene conto della sola copertura dei soli costi di istruttoria e di gestione dell’operazione finanziaria e, comunque, non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, maggiorato dello 0,20 per cento.”

È burocratese puro, una supercazzola che allontana lo Stato e soprattutto i soldi promessi dalla gente.

Evidentemente il botto che ha fatto il Covid-19 atterrando in Italia, mietendo vittime come con la falce, piegando famiglie dal dolore, paralizzando ogni attività sociale e produttiva, non solo non ha fatto da starter per una nuova era ma ci ha lasciati ancora sedati nella routine di ciò che non va.

Osserviamo l’Italia ma soprattutto il mondo della nautica, il nostro mondo. Tutti coloro che l’hanno a cuore, a vario titolo, seguendo il proprio statuto, le proprie ragioni, il proprio istinto, hanno cercato di fare il possibile per il bene del settore. Il 4 maggio riapre tutta la filiera produttiva, la yacht industry, un ottimo risultato ottenuto con fatica e abnegazione da Confindustria Nautica, del quale non siamo però stati sicuri fino a quando è stato messo nero su bianco.

Il rischio che la nostra nautica, leader mondiale di settore, quella che esporta con successo Made in Italy in tutto il mondo e produce ricchezza a beneficio del nostro disastrato PIL, non venisse inserita nei comparti produttivi strategici del Paese e che non fosse, dunque, annoverata nella ripartenza del 4 maggio, c’è stato. Per lo Stato sarebbe stato un autogol non da poco, ma a volte sembra si faccia veramente di tutto, specie quando è in gioco la nautica, per buttare la palla dentro la nostra porta. Il Prof. Monti, il Niccolai della politica, ne sa qualcosa.

Per il resto, il governo centrale è rimasto guardingo, trincerato dietro ai saggi ed esperti, capaci di affermare tutto e il suo contrario, lasciando che fosse il potere decentrato, quello degli enti locali, a scegliere, sotto la guida di altri saggi, cosa concedere al popolo, a quali attività legate al mondo della nautica dare la possibilità di ripartire. La “solita” Confindustria Nautica, che rappresenta la filiera produttiva, con il contributo di Assonautica, espressione delle camere di commercio, e delle altre associazioni del settore, hanno mosso mari e monti per fare breccia fra i governatori e poi fra i sindaci, che alla spicciolata, affrontando singolarmente le situazioni, hanno finalmente dato l’ok a chi possiede una barca, innanzi tutto di poter tornare a bordo per andare a verificarne le condizioni, dopo due mesi se non di più di abbandono, ed eventualmente di intraprendere lavori di manutenzione. A tal proposito si segnala il vuoto legislativo, evidenziato nel nostro articolo, circa la responsabilità per eventuali danni o furti occorsi alle barche ormeggiate nelle marine durante il lockdown.

Prima uno, Toti, poi altri tre, cinque, fino a quando tutte le regioni costiere della nostra penisola, Sicilia e Sardegna comprese, hanno allentato la morsa del lockdown. Altri presidenti di regioni sono invece andate anche oltre, a partire da Emiliano, Governatore della Puglia, che ha aperto, addirittura, all’uso della barca per andare a pesca o come Musumeci che, in Sicilia, ha autorizzato a usare le barche a vela a patto che si vada a bordo da soli. L'ultimo è stato il Governatore Solinas, in Sardegna, che con un'ordinanza di ieri ora consente a tutti i sardi lo spostamento individuale per manutenzioni e conservazione di natanti, consentendo anche tutte le attività artigianali per la cantieristica nautica e poi la pesca sportiva compresa quella subacquea.

Scelte autarchiche, auspicate, ma che a loro volta, in taluni casi, sono andate in contrasto con quelle dei sindaci delle singole città o paesi ad esempio quelli che nel loro territorio hanno gli scivoli a mare, strutture dove normalmente si varano e si alano i natanti: la maggior parte restano chiusi - ce lo hanno segnalato i diportisti - così da vanificare l’ordinanza regionale. A questo si aggiunge la chiusura imposta ai circoli velici o remieri, in quanto attvità sportive collettive, che impedisce di fatto l'accesso a derive e canoe rimessate all'interno. Insomma, stiamo tutti assistendo a un tira e molla che non è frutto di alcuna strategia, ma del buon senso o delle cattive interpretazioni, a seconda da quale punto di vista si osservi la situazione, dove tutti, ancora una volta, possono mettere bocca e far valere le proprie ragioni in contrasto con quelle degli altri, a partire da quelle di Conte. Ogni cosa è discrezionale, arbitraria, come la storia dei congiunti da poter andare a trovare: chi sono veramente, tutti o nessuno?

I nostri lettori ci testimoniano continuamente le loro perplessità rispetto a come è stato trattato l’argomento nautica, così come tanti altri più importanti e vitali. Dobbiamo imparare a convivere con i rischi connessi al Covid-19, non dobbiamo però smettere di vivere. Vabbè che non siamo tedeschi, ma uno straccio di strategia, una parvenza di piano in due mesi, i saggi, gli esperti e i burocrati, potevano anche metterla in piedi. Lo stesso Presidente Mattarella, sempre lucido, non più tardi dell'altro ieri ha sollecitato il Governo a “dare indicazioni chiare” sulle azioni da intraprendere, perché "è ora di ripartire, governo e regioni collaborino"! Facciano il possibile, aggiungiamo noi, per prendere una strada che ci porti altrove, fuori dalla melma. E intanto siamo qui, davanti a un bivio, ad assistere al solito, tipico, casino all’italiana.

Concludiamo ricordando a tutti che stasera dalle 21,15 sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di PressMare, andrà in diretta streaming la seconda puntata di PressMare Live, il talk show dove Giacomo Giulietti assieme a chi scrive, avranno ospiti di primaria importanza.

La tosta e brava velista triestina Francesca Clapcich, ha un sogno: costituire un team per partecipare alla più importante regata a tappe attorno al mondo, roba da capitani coraggiosi, The Ocean Race. "Vorrei coinvolgere più veliste possibile!" Ci parlerà del suo progetto in collegamento dagli States.

Prima di lei avremo ospiti le prime linee della nautica all’interno del Palazzo, dove si è combattuto e si combatterà ancora per ottenere una progressiva riapertura di tutte le attività: produttive, di servizio e ricreative, legate alle barche. Accanto a Roberto Neglia, responsabile dei rapporti istituzionali di Confindustria Nautica, probabilmente l’uomo che in Italia ne sa di più in termini di norme e leggi sulla nautica, il suo Presidente, Saverio Cecchi. Doveva essere l’uomo della riunificazione UCINA-Nautica Italiana, puntualmente avvenuta, è divenuto il Presidente che affronta la crisi del millennio.

Vi aspettiamo!

Fabio Petrone

 

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