Eleonora Pitasso, Shipyard Relationship Coordinator & Sales presso Burgess e Board Member del MYBA, www.myba-association.com

I professionisti della nautica: Eleonora Pitasso e lo yachting di lusso

Superyacht

10/11/2021 - 14:52
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Si parla molto di mercato nautico: sarà perché rappresenta uno dei settori con maggiori prospettive di crescita del nostro paese, sia in termini economici che sotto il profilo dell’occupazione; oppure per via del fatto che storicamente la nautica italiana, la sua filiera, è sinonimo di eccellenza produttiva capace di coniugare qualità e creatività, al pari di innovazione e artigianalità. O magari, più semplicemente perché attrae e affascina un po' tutti, dall’armatore navigato al sognatore.

Qualsiasi sia il motivo, il dato è che il settore nautico, lo “yachting”, come ci piace tanto chiamarlo, è oggetto dell’attenzione di istituzioni, imprenditori e organizzazioni, tutti rivolti a questo grande e complesso mondo per analizzarne gli andamenti, prevederne le tendenze e migliorarne le performance.

È un po' quello che cercheremo di raccontare in queste righe, con un focus sulla situazione attuale del mercato e a capire qualcosa in più di quelli che sono non solo i numeri del settore in un momento storico così positivo ma delicato, ma anche la percezione che ne ha dall’interno chi di nautica “ci capisce”.

Ecco perché ci siamo rivolti a una talentuosa professionista, friulana d’origine, impegnata da circa vent’anni nel complesso meccanismo dello yachting e motivata da una pura, autentica passione. Una passione che nasce per caso negli anni ’90, quando forte di una robusta formazione accademica volta al conseguimento della laurea in Scienze Internazionali Diplomatiche e conseguente specializzazione in lingue estere (oggi ne conta - e ne parla - ben 6!) ha iniziato una carriera che l’ha vista coinvolta nel settore a diversi livelli operativi, sia in Europa che negli Stati Uniti, permettendole di guardare agli stessi obiettivi ma da angolature diverse.

Si chiama Eleonora Pitasso e il suo ruolo è quello di Shipyard Relationship Coordinator & Sales presso Burgess - è una delle più grandi aziende mondiali riferite alla compravendita e ai servizi che ruotano attorno alle di navi da diporto - e Board Member del MYBA, The Worldwide Yachting Association, associazione che riunisce aziende e operatori internazionali riferiti sempre al settore dei superyacht. Una donna colta, formata, che ha scelto la nautica e oggi lo rifarebbe, forte di una maturità e dell’esperienza acquisite.

PressMare - Com’è approdata alla nautica?

Eleonora Pitasso - La mia carriera è iniziata nel 2006 quando, trasferendomi in Costa Azzurra, ho presentato il mio curriculum a un’azienda monegasca dedita a charter e vendita di imbarcazioni. È stata una esperienza che mi ha fatto conoscere le basi dello yachting. Ho imparato tanto e quel periodo è stato di ispirazione per la mia carriera in ambito europeo e negli Stati Uniti, in particolare a Miami, dove ho avuto modo di ampliare la mia formazione con il mercato americano. In breve tempo si sono aperte nuove porte, sono stata cercata, apprezzata professionalmente e mi sono nutrita di nuove esperienze accrescendo la mia cognizione del mercato.

PM - Quando è iniziata la sua carriera in Burgess?

EP - Sono entrata a far parte del grande mondo Burgess nel 2015. È una realtà solida e meritocratica, dove il buon esempio parte dai vertici. Sono stata accolta fin da subito con entusiasmo e complicità, e mi sono sentita sempre sostenuta, specialmente in questi ultimi due anni, in cui abbiamo visto le nostre vite e le nostre abitudini cambiare.

PM - Un cambiamento che non ha investito solo la nostra quotidianità, ma che ha sconvolto gli equilibri dell’intero settore. Cosa sta succedendo?

EP - Dopo l’iniziale impasse occorsa nei primi mesi della pandemia, la nautica sta vivendo universalmente un momento d’oro, con numeri che registrano un +24% di crescita del mercato negli ultimi due anni, un dato che nello specifico conta una percentuale di motoryacht nettamente maggiore a quella delle imbarcazioni a vela, che attualmente rappresentano per noi solo il 4% dell’attività di brokerage.

PM - Quanto durerà il trend positivo? Ci si aspetta una flessione?

EP - I principali player del mercato hanno adottato un atteggiamento prudenziale rispetto alla crescente domanda di imbarcazioni. Non si lasciano sedurre dal trend positivo e grazie all’esperienza maturata con la crisi del 2009-2010 - che ricordiamo aver spazzato via in appena un quinquennio circa il 14% delle imprese allora attive, ndr - non creano eccesso di stock, mantenendo al contempo gli standard qualitativi. Ciò implica inevitabilmente un disagio per il mercato, che vede contratti già sottoscritti con consegne previste per fine 2023; per i superyacht sopra i 50 metri le delivery sono addirittura scadenzate nel 2025. Tuttavia questo comportamento conservativo ci proteggerà da una temuta flessione, che sarà a mio avviso scongiurata anche grazie alla buona ripresa dell’economia generale, alla quale siamo inevitabilmente connessi.

PM - Per quel che riguarda il charter, valgono le stesse considerazioni?

EP - Assolutamente no. Anzi, la pandemia ha segnato profondamente in maniera negativa il mercato del charter che solo nel 2020 ha vissuto un significativo -80% dovuto in primis allo stop bidirezionale da e per i vari paesi, specie gli Stati Uniti, da cui giungono i nostri principali clienti. Occupandomi di vendita e in passato anche di charter, posso affermare che quest’ultimo sta soffrendo ancora le conseguenze della pandemia. Negli ultimi tempi, grazie all’apertura delle restrizioni di viaggio e alla voglia di evasione dei clienti, che a bordo di una barca si sentono protetti, abbiamo iniziato a recuperare qualcosa, riprogrammando in parte i contratti saltati. Ciò non ha tuttavia cancellato i quasi due anni di immobilità e, quindi, di opportunità di business svanite, con danni al settore e stasi dei costi fissi per gli armatori che destinano le loro barche a charter. Vediamo comunque la luce in fondo al tunnel, con belle statistiche sulla ripresa della domanda e di molte prenotazioni già assicurate per la stagione 2022.

PM - L’Italia che ruolo gioca in questo mercato così dinamico?

EP - L’Italia è e sempre resterà il cuore pulsante della nautica. Amo definirla l’“imperatrice” della costruzione: basti pensare che la cantieristica italiana rappresenta il 78% sul mercato globale della semi produzione di navi fino ai 50 metri!

Se guardiamo i dati di brokerage del 2019 - enunciati anche dalle statistiche dell’Ufficio studi di Confindustria Nautica, ndr - abbiamo l’immediata percezione di quelli che sono i nostri numeri: con 407 barche in costruzione su un totale globale di 821 l’Italia si aggiudica il 49,6% degli ordini globali.

E se paragoniamo questi dati con le vendite del 2021, le 507 unità contrattualizzate ci riportano a quel +24% citato pocanzi, che l’Italia riflette alla perfezione: una verticalizzazione della virtuale linea italiana del sell out di yacht sopra i 24 metri - confermata dalla classifica del Global Order Book 2021, che vede in testa ben 17 marchi italiani, ndr.

La verità è che in fondo il nostro Bel Paese è sinonimo di valori universalmente riconosciuti con le tre parole “Made in Italy”, che bastano da sole a individuare una chiara icona di qualità, stile ed eleganza.

PM - Il suo impegno in Burgess è piuttosto ampio. Vuole descrivercelo?

EP - Ricopro un duplice ruolo. Sono innanzitutto un broker che agisce in tutte le fasi della compravendita dell’imbarcazione: dal contatto con il venditore al collocamento dello yacht sul mercato, affinché abbia la migliore pubblicizzazione per essere venduto in tempi brevi. Fornisco parallelamente agli acquirenti assistenza nella ricerca del loro yacht ideale. Mi tengo informata circa gli andamenti, le opportunità e le tendenze del mercato, curo l’aspetto fiscale e partecipo a numerosi eventi e saloni nautici internazionali.

Sono stata anche un broker di charter, attività che mi entusiasma in egual modo pur essendo molto diversa: il sell out richiede tempo, spesso mesi e molta pazienza, un po' come una maratona. Quando parliamo di yacht charter invece, stiamo facendo uno sprint: le transazioni sono veloci, si perfezionano in breve tempo ma sono concentrate in specifici periodi dell’anno e avvengono tutte contemporaneamente… richiedono molta energia! Due diversi tipi di adrenalina ma entrambi appassionanti.

PM - Ho letto nel suo profilo l’incarico di Shipyard Relationship Coordinator: mi spiega esattamente di cosa si tratta?

EP - È una figura professionale unica nella nautica di lusso, che mi vuole in stretta relazione con i cantieri navali, dai quali sono la prima a essere informata della costruzione di nuove unità e degli slot disponibili da posizionare sul mercato, oltre che delle nuove facilities. Questo mi permette di essere sempre aggiornata e il dialogo diretto ottimizza i tempi, evita distorsione di informazioni e mi permette di coordinare l’attività di tutti gli altri broker. Accade spesso che io mi rechi in loco a sincerarmi personalmente dell’avanzamento lavori: viaggio in tutto il mondo per avere sempre una corretta cognizione di cosa viene prodotto e quando potrà essere venduto. Inoltre, ho la possibilità di assistere al complesso processo costruttivo, cosa che mi ha sempre affascinata e che è un arricchimento per la mia professione.

PM - Al di là delle capacità, lei è una donna. In un settore tradizionalmente di uomini, come quello del business nautico, ciò ha influito nel suo lavoro?

EP - Non è mai stato un ostacolo. Il mio primo datore di lavoro mi ha insegnato molto di quello che so, in Burgess sono stata accettata in primis dal Team, dove di donne ce ne sono tantissime e ce ne saranno sempre di più. Alcune caratteristiche femminili come la pazienza, la cura e l’attenzione - oltre che la capacità di rassicurare, talvolta necessaria in situazioni di stress - sono fondamentali nel nostro lavoro, specie per il charter: i clienti amano essere seguiti, si affidano ai nostri consigli e noi dobbiamo saperci dedicare con perseveranza alle continue esigenze e richieste che nella nautica, in quella del lusso in particolare modo, sono all’ordine del giorno.

PM - Ci vuole pazienza e soprattutto preparazione…

EP - Oggi le donne hanno la possibilità di mostrare la loro bravura e sono preparate: preparate a lavorare sodo, perché il nostro mondo domanda una dedizione pressoché totale e un’estrema flessibilità. Sono preparate e professionalmente all’altezza anche grazie alle nuove opportunità che vengono offerte in termini di formazione, ambite da moltissimi giovani: mi riferisco in primis all’Università di Monaco, che propone programmi dedicati allo yachting e focalizzati al Luxury Management, oltre a un Master in Luxury Goods. Tutte opportunità che molte donne stanno cogliendo per scrollarsi di dosso il fastidioso cliché di “parvenu” della nautica, acquisendo le competenze necessarie per avere tutte le carte in regola per affermarsi e svolgere un ruolo di prima linea. Il nostro settore ha bisogno di manager e professionisti a cui affidarsi e non di jetsetters, broker improvvisati che sviliscono il nostro mestiere e ne alterano la percezione, confondendosi con chi lo affronta con estrema serietà e quotidiano impegno.

PM - Parliamo del MYBA. Che tipo di associazione è?

EP - Il MYBA è una organizzazione internazionale che ha fatto dello Yachting la sua ragione di esistere. E io, in quanto membro, mi impegno costantemente per farla crescere e dare il mio contributo. Ho aderito nel 2017 al Member & Sales Committee e da quest’anno sono Board Member al Global Initiative Committee, l’organo interno al MYBA preposto ad armonizzarne i compartimenti.

Il MYBA svolge un’attività molto ampia e diversificata, e agisce nel settore da svariate angolazioni, monitorando costantemente, fornendo risposte e formulando soluzioni. Le numerose iniziative intraprese sono espressione del chiaro intento di promuovere la professionalità nel settore dello yachting e la volontà di crearne una specifica cultura per contribuire a ottimizzare il complesso meccanismo di gestione della compravendita e del noleggio dei superyacht.

PM - Le aziende, bisogna non dimenticarlo, sono fatte da persone…

EP - Esattamente! Proprio partendo dal presupposto che siamo un’industria popolata di persone, MYBA cerca di migliorarne la partecipazione definendo per ciascuna attività uno standard di alto livello, proponendo una managerializzazione del settore attraverso figure professionali come quella dell’Intermediario Marittimo, munito di un grado di competenza molto elevato.

Preziose anche, in quest’ottica, sono le tante proposte orientate all’implementazione del wellness di bordo, un servizio ormai quasi imprescindibile su una grande nave, con corsi specifici dedicati agli equipaggi.

Con riferimento al charter abbiamo fatto numerosi progressi sia nella parte fiscale che in quella contrattualistica, volti soprattutto a tenere conto dell’alea legata all’imprevedibilità pandemica. Si chiama Covid Addendum e disciplina in maniera dettagliata gli effetti del virus Covid-19 sull’esecuzione del contratto e le relative conseguenze.

- Ricordiamo che quello formulato dal MYBA, noto come Charter Agreement oppure Yacht Services Agreement, negli Stati Uniti, è tra i contratti di noleggio imbarcazioni il più utilizzato in Europa. MYBA, inoltre, gestisce Yachtfolio, il principale database dedicato ai professionisti del settore delle barche con equipaggio, ed è stata pioniera nell’istituzione di un salone dedicato ai charter: il MYBA Charter Show da oltre 30 anni riunisce i principali professionisti del mondo del noleggio di lusso, custodendo il valore della qualità di quest’ultimo, dando visibilità alle imbarcazioni e offrendo al contempo numerose attività correlate al charter, come seminari, concorsi e possibilità di networking, ndr. -

PM - Dall’alto della sua competenza ed esperienza acquisita in anni di lavoro nel settore, può dirci come è cambiato e come sta evolvendo il business della nautica?

EP - In termini pratici, specie dopo la pandemia, abbiamo notato un cambiamento temporale della domanda di yacht, ovvero il momento dell’anno in cui i clienti si rivolgono a noi per un acquisto. Prima del Covid le vendite di unità nella fascia di mercato dei 30-50 metri erano prevalentemente estive. Le compravendite dei superyacht avvenivano invece nel corso dell’inverno, con l’obiettivo di delivery per la stagione calda. Nell’anno 2020 l’attività di vendita si è concentrata nella stagione fredda, con un picco di vendite nel mese di dicembre. Un dato e un cambiamento che hanno una valenza notevole per chi fa questo mestiere.

PM - Quali sono le tendenze più “cool” che coglie nell’ambito delle grandi barche?

Quanto al design, le parole d’ordine in assoluto sono luce e contatto con l’acqua: via libera ai beach club per yacht di tutte le dimensioni e alle grandi finestre.

Anche la scelta della tipologia di imbarcazione è cambiata. Sono aumentate le richieste di explorer e modelli long range, barche per andare lontano, fino ai ghiacci del circolo polare, e gli allestimenti di bordo seguono questo trend: il lusso non manca mai su queste barche e non è certo una novità, ma i clienti pensano a ogni comodità e a fornire il loro yacht di tutto il necessario per viverci tutto l’anno.

Concludiamo il piacevole incontro con Eleonora Pitasso, avvenuto all’interno dello Yacht Club di Monaco, con una riflessione “da operatori” a cui la ritrovata libertà di questi mesi, dopo l’incubo del lockdown, ha senza dubbio dato nuovo vigore ed entusiasmo, risvegliando la voglia di viaggiare e di spostarsi anche solo per motivi di lavoro. È bello poter tornare a vivere e a dedicarci a quel che amiamo fare.

Al momento del commiato, la bella Eleonora tiene a sottolineare un ultimo aspetto del suo lavoro e della sua visione del settore nel quale opera.

“Mi sono innamorata dei megayacht, dai primi passi del processo costruttivo fino alla vendita, perché non dimentico mai le parole del mio mentore, quando mi raccontava che uno yacht di 30 metri ha circa 15000 pezzi di ricambio… è un prodotto affascinante e complesso, per la realizzazione del quale lavorano centinaia di famiglie, tutte orientate, a volte inconsapevolmente, alla ricerca della perfezione del design, delle forme, degli equilibri. E questo non smetterà mai di incantarmi, perché una imbarcazione non deve essere solo bella e funzionale: deve navigare! E la sfida diventa maggiore e più entusiasmante.”

Priscilla Baldesi

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