Paolo Ilariuzzi: presto un super fuoribordo Suzuki e nuovi modelli elettrici

Motori marini

08/06/2022 - 09:37
advertising

Cosa succede nel mondo dei fuoribordo? Com’è stato il mercato 2021? E in casa Suzuki che momento si vive, quali le prospettive e quali motori per il futuro? Per saperlo Giacomo Giulietti ha intervistato Paolo Ilariuzzi, direttore della Divisione Moto e Marine di Suzuki Italia, in occasione della presentazione alla stampa dei nuovi motori media potenza a controllo meccanico: DF140B; DF115B e DF100C.

PressMare - Motori fuoribordo venduti nel 2022: quanto ha performato l’Italia?

Paolo Ilariuzzi - Dopo 11 anni di ripresa graduale il comparto è tornato sopra i 20mila motori fuoribordo di tutte le potenze, dai piccoli ai grandi, consegnati ai concessionari italiani.

La crescita è stata chiaramente plafonata dalla disponibilità, perché la sensazione è che forse un terzo dei clienti che ci ha contattato sia rimasto senza motore. Comunque è un dato di fatto che i 20.000 motori e poco più venduti, potevano essere sensibilmente più, almeno 22, 23 mila, un dato che riporta indietro l'orologio a 12 anni fa, quindi nel periodo pre-crisi, ed è un buon segnale.

PM - Come mai in Italia sembriamo meno, come si usa dire di questi tempi, resilienti? Perché i mercati esteri paiono più reattivi nell'uscire dalle crisi?

PI - In Italia, purtroppo, la cultura della barca è meno radicata che altrove e questo spiega la differenza fra il nostro e gli altri mercati. Quando vado per esempio in Francia, a eventi dove incontro i clienti francesi, mi rendo conto che il loro approccio è diverso. È gente che in barca c’è stata sin da piccola con la cultura di andar per mare. Vanno in acqua con qualsiasi cosa che galleggi non badano alla forma, ma guardano la sostanza.

Negli USA, almeno nella parte che conta per il mercato del fuoribordo, soprattutto la Florida, c'è proprio una vocazione all'utilizzo della barca, che sia per pescare o per tutte le attività per andare nel tempo libero con gli amici… Lì si costruiscono case sui canali, ciascuna con il lift per varare e alare la barca, perché la barca è una cosa che è nel loro DNA e questo, a mio avviso, rende il mercato più frizzante perché è una domanda stabile oltre che enorme se paragonata agli altri mercati.

In Italia almeno negli anni scorsi era differente. Sono arrivato nella nautica 2011 e ho percepito che l'effetto moda era finito anzi era diventato un effetto boomerang...

Forse però abbiamo imparato un po’ dagli errori del passato e oggi cresce la cultura nautica che fa sì che gli appassionati, quelli veri, restino stabilmente nel mercato nautico.

PM - Qual è stata la quota di mercato Suzuki nel 2021?

PI - In Italia la nostra quota totale è di circa il 20%, quindi vuol dire che un fuoribordo su 5 è un modello Suzuki. Se guardiamo il mercato dei motori con patente, quindi da 50 cavalli in poi, la quota è superiore al 25%, vuol dire che su quattro uno è un fuoribordo Suzuki.

Suzuki è storicamente forte nelle potenze superiori dove generalmente è il Cliente a scegliere il motore più adatto alle proprie esigenze.

PM - Parlando del vostro modello best seller, il senza patente, al diportista è piaciuto più il Suzuki DF40A, cioè un 40 cavalli “normale” o il DF40A ARI, che ha più spinta?

PI - Le vendite oggi sono abbastanza equamente distribuite, quasi un 50 e 50: in Italia il senza patente va ancora molto forte e tendenzialmente si cerca di motorizzare barche sempre più grosse per stare più comodi con la famiglia. Il 40 ARI è stata una risposta a un problema che i nostri clienti avevano in passato: avere la sufficiente forza per riuscire a motorizzare magari dei gommoni da 6 metri e mezzo.

PM - A proposito di stessa potenza ma prestazioni differenti: come mai è costume dei produttori di motori marini non esprimere la coppia, ma solamente la potenza?

PI - Ho un background da omologatore, per me le curve di coppia e potenza erano pane quotidiano. Arrivando nella nautica ho avuto anch'io la sorpresa nel non vedere la divulgazione di questi dati che, effettivamente, possono aiutare anche l’utente a fare le scelte giuste in funzione dell’uso. Sicuramente sono molte le variabili nei motori fuoribordo quali, ad esempio, il tipo di installazione, il tipo di elica, il tipo di imbarcazione a cui motore è destinato; quindi, è difficile esprimere una condizione che sia univoca in qualsiasi tipo di utilizzo. Penso che probabilmente anche in virtù di questo, le case preferiscono non divulgare il dato relativo alla curva di coppia.

PM - Quanto può contribuire un'azienda a educare l’utente, nel caso di Suzuki Marine, il diportista?

PI - Suzuki con tutte le filiali sparse nel mondo, sta svolgendo una forte attività innanzi tutto di sensibilizzazione perché la salvaguardia dell’ambiente diventi realmente una cultura comune, di tutti. Suzuki Italia pone la sua attenzione alle tematiche ambientali. Due anni fa abbiamo innanzitutto eliminando totalmente i nostri cataloghi cartacei, sostituiti da quelli che si possono consultare ed archiviare sul computer o sul telefono. In un primo momento qualche cliente non ne è stato felice, ma si voleva dare un segnale forte che potesse far cultura, in questo caso, alla riduzione dello spreco di carta e quindi a quello di alberi che abbiamo evitato di far tagliare. Dopo poco tempo l’apprezzamento da parte dei nostri Clienti e dei nostri Concessionari è divenuto pressoché totale. Ogni anno, inoltre, organizziamo e partecipiamo a campagne di pulizia delle spiagge d’Italia, contribuiamo alla crescita di un bosco diffuso attraverso donazioni di denaro che serve ad acquistare piante di ciliegio giapponesi, i famosi “Sakura”, che donano colore e contribuiscono significativamente a migliorare la qualità dell’aria che si respira. Abbiamo drasticamente ridotto i consumi elettrici nella nostra sede, tolto bicchieri e bottigliette in plastica dai distributori presenti in azienda e molto altro… Se parliamo di Suzuki Motor Corporation, l’azienda si è data obiettivi importanti, un piano di sostenibilità ambientale che porterà a ridurre del 40% la CO2 emessa dai motori Suzuki entro il 2030 per poi crescere al 90% di riduzione entro il 2050.

PM - Il diportista oggi ha fame di informazioni ma spesso non le trova. Voi che avete una gamma così ampia, siete in una posizione ideale per poter dire: se tu hai una barca con queste caratteristiche questo è il motore più adatto a te, se invece ha queste altre caratteristiche è meglio pensare a quest’altro fuoribordo...

PI - La figura del concessionario è il valore aggiunto. Capita spesso che il cliente entri in showroom con un'idea precisa, pensando che quello scelto sia il motore giusto per le proprie necessità. Poi, talvolta, compra un altro modello della gamma, grazie alla consulenza ottenuta dai tecnici del concessionario hanno permesso al cliente di meglio comprendere quale può essere il motore perfetto per soddisfare le proprie necessità. Il ruolo del concessionario è importante per ogni cliente: garantisco che la rete Suzuki è in grado di dare sempre la risposta giusta, anche considerato che in quasi tutte le fasce di potenza Suzuki ha tre o quattro modelli differenti, e la competenza ed esperienza del concessionario aiuta il cliente a scegliere il fuoribordo giusto.

PM - Per non parlare poi dell’importanza dell’installazione dei motori fuoribordo…

PI - Il motore è un prodotto finito ma è comunque un accessorio, non funziona bene senza una barca fatta bene e senza che l’accoppiamento fra i due, l’installazione del fuoribordo, venga fatta a regola d’arte. E’ fondamentale affidarsi ad un professionista esperto.

PM - Oggi abbiamo visto in anteprima i nuovi fuoribordo Suzuki a controllo meccanico, che affiancano la stessa gamma dotata di comandi elettronici con tecnologia “drive by wire”, i 115 e 140 HP. È prevedibile che questa applicazione scenda verso le potenze più basse della vostra gamma?

PI - Il Suzuki DF115BG, da 115 cavalli, è l’entry level della gamma elettronica. È il motore con la potenza più bassa sul mercato disponibile con guida elettronica quindi la “discesa” verso le potenze inferiori è già iniziata e non è destinata a esaurirsi. L'utenza ha ormai familiarità con l'elettronica e ricerca sempre il meglio per la propria imbarcazione.

PM - Lo scenario è cambiato?

PI - Ricordo che solo 10 anni fa parlare di elettronica a bordo di un'imbarcazione spaventava, perché non si credeva nella sua affidabilità. Oggi questo concetto si è ribaltato e i clienti accettano volentieri l'elettronica anzi, in qualche caso più elettronica c'è a bordo è meglio è; quindi credo che la tendenza continuerà e si diffonderà sempre più sulla gamma.

PM - Il dubbio su quanto ci vorrà dipende solo dal costo percentuale della guida elettronica rispetto al costo del motore?

PI - Un po’ è per il costo percentuale, un po’ è un discorso di percezione. La tecnologia drive by wire ha un costo che è differente dalla tecnologia a comando meccanico, quindi la percentuale di incidenza rispetto al prodotto finito c’è, ma questo può essere superato nel momento in cui il cliente ha la percezione del valore aggiunto dei vantaggi derivanti dalla guida con comando elettronico.

PM - Parlando di altra elettronica, legata direttamente alla propulsione: ci sarà la possibilità di vedere fuoribordo elettrici in acqua marchiati Suzuki?

PI - La domanda di motori elettrici proviene soprattutto da altri mercati europei, in Italia al momento non la vedo ancora significativa. Certamente è un’esigenza del mercato globale e come tale andrà soddisfatta. Quindi, a breve, vedremo delle novità Suzuki in questa direzione.

PM - L’elettricità è un’ottima soluzione locale, ma ha bisogno di una logica globale: io posso non inquinare qui, ma poi come è prodotta la corrente con cui ricarico le batterie? come produco le batterie e, a fine vita, come le riciclo e come le smaltisco?

PI - Bisogna pensare sin da subito all'impatto collaterale che può avere una tecnologia, anche se considerata una tecnologia green. Se fosse gestita con disattenzione e superficialità potrebbe rivelarsi un boomerang, avere cioè un effetto opposto. Suzuki pone attenzione a tutti gli effetti derivanti dall’utilizzo di energia elettrica, per evitare di incorrere in problemi già presenti a livello globale come, ad esempio, quelli provocati dall’inquinamento derivante dalle plastiche disperse nell'ambiente. Ciò che può essere un'ottima risorsa, perché la plastica, fino a prova contraria, è una straordinaria invenzione nata con l’intento di fornire oggetti di largo consumo utilizzabili infinite volte, rischia poi di diventare qualcosa di fortemente negativo per l’ambiente se gestita in maniera errata.

PM - Siete molto attenti alla pesca, tanto che Suzuki ha anche dei propri fishing team: ci saranno motori elettrici specifici per questo tipo di utilizzo?

PI - La passione per la pesca è uno degli elementi trainanti del mercato, per cui c’è sicuramente aspettativa in questo senso da parte dei clienti, che verrà sicuramente accontentata. Lo sviluppo dei motori elettrici è in fase avanzata e al massimo, entro un paio di stagioni, i progetti diverranno realtà e comprenderanno motori per la pesca alla traina.

PM - Parliamo invece di motori endotermici. È qualche anno che la vostra gamma ha come modello al top il Suzuki DF350A, da 350 HP, mentre alcuni competitor offrono modelli più potenti. Che tempi bisogna aspettarsi per un nuovo grande fuoribordo Suzuki e se c'è già un'idea del numero che sarà apposto sulla sua calandra.

PI - Anche in questo caso, come nel precedente, il progetto è in fase più che avanzata. Diciamo che non faremo aspettare a lungo i nostri clienti. Su cosa ci sarà scritto... diciamo che ci sarà un numero importante. Il problema non è realizzare un motore da 600 o 700 cavalli, ma sarà necessario sviluppare un motore che possa essere fruibile ed affidabile, con tecnologie tali che lo rendano il prodotto migliore possibile.

PM - Il rischio è che quando il prodotto sarà pronto, il mercato nel frattempo chieda un'altra cosa…

PI - Quando Suzuki progettò il DF350A, gli ingegneri di Hamamatsu non svilupparono un motore che potesse soddisfare le esigenze presenti in quel momento nei mercati nautici mondiali; grazie a ciò nacque un motore eccezionale, una pietra miliare nel mercato dei motori fuoribordo, in grado di soddisfare le esigenze di molti armatori che necessitano di un motore potente ma al contempo in grado di fornire una spinta ed una coppia senza uguali, grazie alla tecnologia #afferrailmare ossia alla doppia elica.

La chiave del successo che sta alla base dello sviluppo di nuovi motori fuoribordo in casa Suzuki è la visione dei progettisti che operano non per soddisfare una richiesta del mercato di oggi, ma per prevedere o creare una domanda che ci sarà tra cinque anni, perché i tempi di sviluppo e di test di un nuovo motore occupa grossomodo questo lasso di tempo.

PM - Nel frattempo però, in un mercato dove le potenze massime in pochi anni sono lievitate siete un po’ rimasti al palo…

PI - Accelerare i tempi, bruciare le tappe per lanciare un nuovo modello a volte significa far fare la fase di test al cliente e questo per Suzuki è inaccettabile: i test si fanno in fabbrica, li facciamo noi di Suzuki. Quando un nostro prodotto arriva sul mercato si può essere certi che è affidabile al 100% sin dal primo esemplare costruito e commercializzato.

PM - Quando prevede che il mercato, dopo la corsa di queste stagioni, comincerà a tirare il fiato?

PI - Oggi siamo arrivati, come dicevo prima, a un livello di 20mila fuoribordo venduti in Italia, un numero che sembra grande, specie se rapportiamo alla performance di 10 anni fa 2012 quando eravamo crollati a 11mila pezzi, dopo che nel 2008 se ne erano venduti 35mila. A mio parere il risultato del 2021 è quello che si avvicina di più alla reale potenzialità del comparto in Italia, che è costituito sempre di più da grosse potenze conducibili con patente. La fascia oltre i 50 HP oggi rappresenta il 27% del mercato totale.

PM - Il risultato del 2021 è stato però condizionato dalla mancanza di motori rispetto alla richiesta, come dicevamo all’inizio…

PI - Mi aspetto che nel giro di un paio di stagioni ci sarà una stabilizzazione attorno ai 22.000 24.000 motori fuoribordo/anno, una normalizzazione che sarà in parte favorita dalla ripresa della piena capacità produttiva dei costruttori.

Giacomo Giulietti

 

advertising
PREVIOS POST
Grandi emozioni per gli atleti della Liberi nel Vento
NEXT POST
La vincitrice del concorso: Singer Le Mans Special Speed del 1934