Il Marina di Rimini
Marina di Rimini, pignoramento su Marina Blu: sentenze favorevoli ignorate
Un contenzioso amministrativo che si protrae da anni si è trasformato in una vicenda complessa che coinvolge la darsena turistica di Rimini, con possibili ricadute sul piano economico e operativo. Al centro della situazione c’è Marina Blu S.p.A., società concessionaria dell’infrastruttura portuale, destinataria di azioni esecutive avviate dall’Agenzia del Demanio per il recupero di presunti canoni demaniali arretrati. La vicenda è riportata da fonti di stampa locali.
L’elemento che caratterizza il caso è il contrasto tra l’azione amministrativa e gli sviluppi più recenti sul piano giudiziario. Il pignoramento in corso si fonda infatti su una sentenza della Corte d’Appello di Bologna del febbraio 2025, inizialmente sfavorevole alla società. Tuttavia, la stessa sezione giudiziaria ha successivamente modificato il proprio orientamento, emettendo tre pronunce – fino a gennaio 2026 – che hanno stabilito come i canoni demaniali calcolati sulla base della normativa del 2006 non siano più dovuti, in quanto superati dalla disciplina introdotta nel 2020.
Nonostante questo mutato quadro giurisprudenziale, l’Agenzia del Demanio ha proseguito con le azioni di recupero, avviando il pignoramento dei conti della società. Secondo quanto riportato, le richieste economiche già formalizzate ammontano a circa 800 mila euro, con ulteriori importi attesi che potrebbero portare l’esposizione complessiva fino a circa 4 milioni di euro.
Una situazione che presenta profili di criticità anche sotto il profilo della sostenibilità economica. L’eventuale esborso di tali somme, calcolate su basi normative successivamente superate, rischierebbe di compromettere l’equilibrio finanziario di Marina Blu, rendendo difficoltoso il rispetto degli impegni con il sistema bancario e aprendo a scenari di possibile dissesto.
Le implicazioni non si limiterebbero al piano societario. La darsena di Rimini rappresenta infatti un’infrastruttura rilevante per la nautica dell’Adriatico, con funzioni operative che includono l’ormeggio, i servizi tecnici e il supporto alla navigazione anche in condizioni meteo avverse. All’interno dell’area portuale operano inoltre diverse attività – tra cui cantiere nautico, ristorazione, distribuzione carburanti e servizi commerciali – con un impatto occupazionale stimato in oltre 100 posti di lavoro.
Ad aggravare il quadro vi sarebbe anche il tema della rideterminazione dei canoni concessori. Nonostante l’esistenza di pronunce che vieterebbero modifiche unilaterali, il Comune di Rimini avrebbe proceduto a ricalcolare gli importi, mentre il Demanio ha avviato le azioni esecutive su somme contestate.
La società, guidata da Luigi Ferretti, sostiene di aver adempiuto agli obblighi previsti dall’atto concessorio, corrispondendo quanto dovuto secondo i criteri riconosciuti nelle sedi giudiziarie. Alla luce della situazione, viene richiesto un intervento delle istituzioni competenti, con l’obiettivo di riallineare l’azione amministrativa alle decisioni della magistratura.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la certezza del diritto e la stabilità del quadro regolatorio per le concessioni demaniali marittime, elementi considerati centrali per l’operatività degli operatori del settore nautico e per la gestione delle infrastrutture portuali.
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