Blue Design Summit 2026: design, sostenibilità e innovazione tra memoria, materia e futuro
Blue Design Summit 2026: design, sostenibilità e innovazione tra memoria, materia e futuro
Che cosa accomuna una passerella idraulica, una superficie materica, una pelle riciclata, un corpo illuminante e un’oasi galleggiante? Apparentemente poco. Eppure al Blue Design Summit 2026 di La Spezia questi mondi si sono incontrati in un panel moderato da Filippo Rossi, oggi Chief Commercial Officer di Floating Life, che ha riunito alcune realtà molto diverse tra loro ma accomunate dalla stessa convinzione: il design non è un esercizio estetico, ma uno strumento per risolvere problemi, migliorare l’esperienza a bordo e rendere più sostenibile il prodotto. Il titolo dell’incontro, Design, Sostenibilità e Innovazione: visioni dal passato al futuro nel settore nautico e oltre, è stato il punto di partenza per una riflessione che ha coinvolto Paolo Foglizzo di Foglizzo Leather, Giorgio Besenzoni di Besenzoni, Sandro Marini di Arpa Industriale, Daniele Ottazzi di Astro Lighting e Lady Hide di Lady Hide Atelier.
Ad aprire il confronto è stata una considerazione che ha attraversato l’intero panel: il futuro non nasce mai dal nulla. Ogni innovazione è il risultato di una storia fatta di esperienza, ricerca, errori e intuizioni. Un concetto particolarmente evidente nelle aziende presenti, molte delle quali vantano decenni di attività e continuano a innovare partendo proprio dalle proprie radici.
Paolo Foglizzo ha raccontato come la cultura della personalizzazione sia nata ben prima dell’ingresso dell’azienda nel mondo dello yachting. L’origine risale agli anni Settanta, quando il padre iniziò a riprodurre fedelmente le pelli originali delle automobili storiche utilizzando matrici degli anni Venti e Trenta impiegate da marchi come Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Da quell’esperienza è nato un approccio produttivo basato sulla customizzazione estrema, trasferito poi nei settori dello yachting, dell’hospitality e dell’aviazione privata. Oggi Foglizzo Leather lavora su alcuni dei progetti più complessi e prestigiosi a livello internazionale, realizzando materiali sviluppati in stretta collaborazione con designer e studi di progettazione. Ma è sul tema della sostenibilità che l’azienda guarda con maggiore decisione al futuro. Foglizzo ha illustrato il progetto di recupero degli scarti di lavorazione della pelle, che vengono risfibrati e trasformati in un nuovo materiale in grado di mantenere caratteristiche estetiche e tattili molto vicine a quelle della pelle tradizionale. Secondo l’azienda, questa soluzione consente di ridurre dell’80% la carbon footprint equivalente del prodotto e di valorizzare materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento.
Giorgio Besenzoni ha offerto una prospettiva diversa, ma altrettanto significativa. Fondata nel 1967, l’azienda bergamasca è cresciuta seguendo l’evoluzione della nautica da diporto italiana, contribuendo allo sviluppo di componenti oggi considerati normali ma che, all’epoca della loro introduzione, rappresentavano vere innovazioni. La filosofia progettuale di Besenzoni può essere sintetizzata in un concetto: l’accessorio perfetto è quello che scompare. La funzione dell’accessorista non è attirare l’attenzione, ma integrarsi armoniosamente nel progetto dell’imbarcazione. Dalle prime plancette di poppa realizzate negli anni Settanta alle passerelle idrauliche multifunzione introdotte nel 1985, fino agli attuali sistemi integrati che combinano parabrezza, tettucci e aperture laterali, il percorso dell’azienda è stato caratterizzato dalla ricerca di un equilibrio tra funzionalità, ergonomia ed estetica. Besenzoni ha inoltre sottolineato l’importanza del dialogo con le nuove generazioni. Le collaborazioni con università e scuole di design permettono infatti di raccogliere idee che spesso non sono immediatamente realizzabili ma che contribuiscono a spostare in avanti il limite del possibile, stimolando nuove direzioni progettuali.
Il contributo di Sandro Marini ha spostato l’attenzione sul mondo delle superfici decorative, raccontando il percorso di un gruppo che riunisce marchi come Formica, Arpa, Fenix, Omapal e Getacor. Dietro materiali spesso percepiti come semplici rivestimenti si nasconde una lunga storia di ricerca sul design industriale. Marini ha ricordato come già negli anni Trenta Gio Ponti utilizzasse la formica - laminato plastico - nei propri progetti, contribuendo a diffondere un materiale destinato a rivoluzionare l’interior design. Oggi il tema centrale non è più soltanto la resistenza delle superfici, ma la loro capacità di coinvolgere più sensi contemporaneamente. Tattilità, profondità, riflessione della luce e tridimensionalità diventano elementi fondamentali nella progettazione di interni nautici sempre più sofisticati. Secondo Marini, la sostenibilità passa innanzitutto attraverso la durabilità. Un materiale che mantiene le proprie caratteristiche nel tempo riduce infatti la necessità di sostituzione e prolunga il ciclo di vita dell’intero prodotto. Parallelamente il gruppo sta lavorando su nuove formulazioni bio-based e su superfici capaci di modificare la propria percezione cromatica in funzione dell’incidenza della luce.
Per Daniele Ottazzi di Astro Lighting il design non riguarda soltanto l’oggetto, ma anche ciò che l’oggetto produce. L’azienda britannica nasce circa trent’anni fa con una specializzazione molto precisa: portare il design nel settore dell’illuminazione per ambienti umidi, un segmento fino ad allora poco esplorato. Da quella intuizione iniziale si è sviluppata una gamma di prodotti che ha trovato applicazione nell’hotellerie internazionale e successivamente nello yachting, dove la compattezza degli spazi e la necessità di garantire affidabilità e durata hanno favorito l’adozione delle soluzioni Astrolighting. Ottazzi ha sottolineato come il vero progetto non sia il corpo illuminante in sé, ma l’effetto che la luce genera nello spazio. Una filosofia che ha accompagnato anche gli investimenti dell’azienda in sostenibilità: 460 pannelli fotovoltaici installati presso la sede, packaging privi di plastica e polistirolo, utilizzo di cartone riciclato e una roadmap allineata agli obiettivi dell’Agenda 2030. Sul fronte tecnologico, la sfida futura sarà rendere i moduli LED facilmente sostituibili, prolungando ulteriormente la vita utile dei prodotti e riducendo la generazione di rifiuti elettronici.
A chiudere il quadro è stato l’intervento di Lady Hide, artista e designer siciliana, che ha proposto una visione del design fortemente orientata all’esperienza. Attraverso lo sviluppo di strutture e ambientazioni galleggianti, il suo approccio punta a trasformare elementi tecnici in luoghi da vivere. Non semplici accessori, ma estensioni dello yacht capaci di amplificare il rapporto con il mare. L’obiettivo dichiarato è integrare materiali, processi produttivi e soluzioni tecnologiche all’interno di un’esperienza coerente con l’identità dell’imbarcazione, mantenendo il mare come protagonista assoluto. Una visione che riflette un’evoluzione sempre più evidente nel settore nautico contemporaneo: il valore non risiede più soltanto nell’oggetto, ma nell’emozione che l’oggetto è in grado di generare.
Nella parte finale del confronto è emerso un tema ormai inevitabile: l’intelligenza artificiale. Pur con sensibilità differenti, tutti i relatori hanno condiviso una posizione sostanzialmente convergente. L’AI viene considerata una tecnologia destinata a modificare profondamente i processi creativi e produttivi, ma non a sostituire il pensiero progettuale umano.
Per Foglizzo si tratta di una delle rivoluzioni più importanti degli ultimi decenni; Besenzoni ne riconosce la potenza ma sottolinea la necessità di validarne i risultati attraverso competenze ed esperienza; Marini richiama l’importanza di preservare il pensiero critico; Ottazzi la considera uno strumento utile se utilizzato correttamente; Lady Hyde invita a mantenere la tecnologia al servizio della creatività e non viceversa.
Al di là delle differenze di settore, il messaggio emerso dal panel è stato chiaro: sostenibilità, innovazione e design non rappresentano percorsi separati. La sfida per le aziende che operano nella nautica e nei settori affini consiste sempre più nel far convergere questi elementi all’interno di prodotti capaci di durare nel tempo, ridurre il proprio impatto ambientale e offrire un’esperienza migliore a chi li utilizza. Un equilibrio complesso, ma che molti dei protagonisti presenti a La Spezia stanno già cercando di costruire.
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