Giorgio Mattei, il vicepresidente di Next Yacht Group

Giorgio Mattei, il vicepresidente di Next Yacht Group

Giorgio Mattei, Next Yacht Group: puntiamo a essere l’Italian Yacht Boutique di riferimento

Superyacht

10/07/2026 - 09:30
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C’è qualcosa di non convenzionale nel percorso di Giorgio Mattei. Prima della nautica ci sono stati l’ingegneria biomedica, la ricerca sui tessuti e sugli organi in vitro, il trasferimento tecnologico, l’intelligenza artificiale. Poi l’incontro con Next Yacht Group - braccio nautico di GB Invest Holding AG, una holding austriaca controllata dalla famiglia Nesti, che negli ultimi anni ha costruito una strategia di investimento trasversale tra tecnologia, hospitality, real estate e nautica - proprietario dei marchi Maiora e AB Yachts, e con un progetto industriale che non intende limitarsi a costruire yacht, ma a interpretare una visione più ampia del lusso contemporaneo.

In un settore in cui spesso si parla di metri, nodi, gross tonnage e portafoglio ordini, Mattei usa un lessico diverso: “tempo di qualità”, “boutique”, “esperienza”, “cervello locale”, “identità di prodotto”. Concetti che, nelle sue parole, non sono formule di comunicazione, ma strumenti per definire il posizionamento futuro di Maiora e AB Yachts.

PressMare lo ha intervistato per fare il punto sulla crescita del gruppo, sulle nuove capacità produttive, sull’evoluzione dei mercati, sulla contaminazione tra i due brand, , sulla sostenibilità e sul sistema di intelligenza artificiale che Next Yacht Group sta sviluppando per le proprie imbarcazioni.

AB Yachts AB110

PM – Next Yacht Group entra per la prima volta nel Global Orderbook. Che significato ha questo risultato?

GM – L’azienda è entrata ufficialmente per la prima volta nel Global Orderbook, raggiungendo il quindicesimo posto con 19 unità tra imbarcazioni in costruzione e consegnate nel periodo compreso tra settembre 2024 e settembre 2025. Anche la lunghezza media è cresciuta, arrivando a 33,4 metri, mentre la lunghezza complessiva è salita a 635 metri rispetto ai 387 dell’anno precedente.

Per noi, però, l’obiettivo non è semplicemente scalare una classifica numerica. Nel Global Orderbook ci sono player che fanno della produzione, dei volumi il proprio punto di forza. Noi ci qualifichiamo come “Yacht Boutique” e quindi guardiamo soprattutto al consolidamento della qualità, della riconoscibilità distintiva del gruppo e della crescita sostenibile.

La crescita che immaginiamo per il futuro non è dunque soltanto una crescita di volumi, ma soprattutto di innovazione, valore e presenza internazionale. È questo il ruolo che vogliamo assegnare a Next Yacht Group e ai suoi marchi Maiora e AB Yachts.

Maiora 36 Exuma

PM – Maiora ha celebrato da poco i 50 anni, AB quest’anno ne festeggia 34. Qual è oggi il patrimonio storico reale dei due marchi?

GM – In passato è stato scritto il dato delle 600 barche complessivamente prodotto sotto l’egida dei due marchi, ma quel numero, in realtà, includeva anche unità che non erano yacht in senso stretto. Se ci concentriamo solo sui motor yacht consegnatisiamo intorno a 380 unità complessive: 265 Maiora e 115 AB Yachts. È una distinzione importante perché riflette anche il percorso che vogliamo seguire oggi: maggiore focalizzazione, meno dispersione, più coerenza con il posizionamento dei due brand.

PM – Negli ultimi anni avete ampliato la capacità produttiva. Qual è oggi la dimensione industriale di Next Yacht Group?

GM – Oggi disponiamo di oltre 60.000 metri quadrati tra Massa e Viareggio, con tre siti produttivi e due facilities. Abbiamo otto postazioni di laminazione, sedici postazioni di allestimento e cinque posti in banchina esclusivi, ai quali si aggiungono naturalmente altri spazi di banchina disponibili.

AB Yachts AB110

Attualmente abbiamo tredici imbarcazioni in costruzione: sei in laminazione, nove in allestimento a terra e quattro nelle fasi finali di commissioning in banchina. Gli investimenti fatti sono funzionali al piano triennale e l’obiettivo è arrivare a 18-20 imbarcazioni in costruzione contemporaneamente.

PM – In questa prospettiva, il refit potrà diventare una linea di business?

GM – Il refit è un tema interessante e lo stiamo valutando in modo concreto, anche perché può rappresentare un servizio naturale di upselling per la nostra clientela. Tuttavia, al momento non è una linea di business prevista. Oggi tutte le energie sono concentrate sul consolidamento di Maiora e AB Yachts.

In futuro, avendo una flotta importante di imbarcazioni in navigazione, sarà difficile non offrire un servizio di questo tipo ai nostri clienti. Ma oggi la priorità resta il rafforzamento del prodotto nuovo.

PM – Quanto pesa l’attuale scenario geopolitico sul mercato dello yachting?

GM – La situazione geopolitica globale è una variabile che impatta in modo significativo su molte industrie, non solo sullo yachting. Per quanto ci riguarda, però, non ha modificato radicalmente l’impostazione strategica dell’azienda. L’impatto principale si vede sulle dinamiche della domanda e sulla supply chain. Gli armatori sono più selettivi, i cicli decisionali si allungano e aumenta l’attenzione verso la solidità dell’ecosistema in cui l’imbarcazione viene costruita. L’acquisto diventa meno emotivo e più razionale.

Sul fronte della supply chain, la gestione dei costi e la stabilità delle forniture sono centrali. Il Covid ci ha insegnato che, nell’arco di costruzione di una barca, le variazioni dei costi possono incidere in modo importante sulla marginalità. Oggi abbiamo contratti più robusti, ma la questione resta molto rilevante.

PM – Il Medio Oriente resta un mercato promettente?

GM – La prospettiva resta, ma oggi il Medio Oriente si muove con maggiore prudenza rispetto al passato. Noi eravamo pronti per partecipare al salone di Dubai di aprile, ma l’evento è stato annullato a causa del clima di forte tensione geopolitica e dal conflitto in Medio Oriente.  È un segnale del fatto che il mercato non è fermo, ma attraversa una fase più cauta.

AB Yachts AB130

La domanda globale, più che ridursi, tende a redistribuirsi. Per questo continueremo a puntare sulla diversificazione geografica, sull’ampliamento della gamma e sugli investimenti in innovazione e capacità produttiva.

PM – In un contesto così incerto, quanto conta avere alle spalle una proprietà solida?

GM – Conta moltissimo. La solidità della proprietà riduce la percezione di vulnerabilità e offre al cliente una garanzia di continuità operativa. È un valore aggiunto importante, soprattutto quando si parla di yacht con tempi lunghi di costruzione e investimenti significativi.

Ho vissuto l’evoluzione del cantiere da quando abbiamo acquisito le quote di maggioranza fino alla situazione attuale, con una nuova proprietà e una nuova squadra. Oggi le carte che possiamo mettere sul tavolo rasserenano il cliente globale. Quando arriva in cantiere e trova un sito produttivo organizzato, una deck lounge di livello che lo accoglie e investimenti visibili, l’approccio cambia.

Maiora M38

PM – Come giudicate il mercato americano?

GM –Ha avuto una forte crescita e qualcuno oggi inizia a leggere segnali di rallentamento, ma noi, operando in nicchie molto distintive con entrambi i marchi, possiamo confermare una sostanziale stabilità. Quest’anno consegneremo unità importanti sia Maiora sia AB Yachts sulla East Coast, più precisamente in Florida.

PM – La produzione oggi è più orientata verso Maiora o AB Yachts?

GM – Dipende dal momento in cui si osserva la produzione. C’è stata una fase in cui era più spostata su AB Yachts. Oggi direi che è abbastanza equilibrata, mentre il piano di sviluppo delle gamme che stiamo avviando vede una prevalenza di unità Maiora.

AB Yachts AB130

PM – La linea Maiora Exuma sta ottenendo risultati importanti. Come nasce questo prodotto?

GM – La linea Exuma nasce da una richiesta specifica di un armatore americano, che desiderava un Maiora capace di navigare velocemente anche in bassi fondali. Da quella richiesta, mescolando i DNA di AB Yachts e Maiora, è nato un prodotto che inizialmente sembrava destinato a essere un one-off. In realtà, tra circa un mese consegneremo la sesta unità della 36 Exuma e nell’estate del prossimo anno è prevista la consegna della prima 42 Exuma. È un progetto che incarna molto bene la nostra filosofia boutique: stile, eleganza e tecnologia riuniti in una barca con una forte identità.

La 42 Exuma è un 42 metri da 430 GT, con soluzioni di layout molto particolari: suite armatore e suite ospiti tutte sul main deck, ampie vetrate e un upper deck Infinity a 360 gradi completamente aperto, con una forte connessione tra interni ed esterni. La motorizzazione di progetto consente di raggiungere i 30 nodi. È il frutto del lavoro del cantiere con i designer Giorgio Maria Cassetta per gli esterni ed Elie Saab per gli interni.

PM – Quanto conta la contaminazione tecnologica e stilistica tra Maiora e AB Yachts?

GM – Conta molto, purché non porti all’appiattimento dell’offerta. AB Yachts è e resterà la nostra gamma “Formula Uno”: il luogo in cui l’ingegneria navale, i materiali e la tecnologia si esprimono al massimo livello. Quando una soluzione funziona, la sua portabilità su Maiora è naturale.

Maiora 42Exuma

Ma la contaminazione non è a senso unico. Il parabrezza reverse introdotto su AB 110 e AB 95 è un esempio di contaminazione inversa: uno yacht sportivo che beneficia di una maggiore abitabilità interna, tema sul quale Maiora è storicamente molto forte.

Il punto è mantenere identità forti e riconoscibili. La contaminazione è utile se arricchisce i brand, non se li rende simili.

PM – Anche AB Yachts sembra essersi evoluto: meno barca estrema, più yacht sportivo.

GM – È esattamente così. AB Yachts deve continuare ad andare forte, questo è nel suo DNA. Ma siamo passati dal concetto di imbarcazione quasi da corsa a quello di yacht sportivo. Oggi la gamma include modelli con prestazioni molto elevate, ma con un’impostazione più vivibile.

È una rilettura moderna del marchio: prestazioni di categoria, ma meno estremizzazione. Questo ci ha permesso di aumentare la qualità distribuita a bordo, introducendo soluzioni più ricche, più tecnologiche e più coerenti con un utilizzo reale della barca.

Un AB può essere paragonato a una Porsche 911: è un modello iconico, capace di prestazioni elevate, ma il proprietario vuole anche goderselo non solo per la velocità. Lo stesso vale per i nostri yacht.

AB Yachts AB110

PM – In questo percorso di evoluzione di AB Yachts si inserisce anche la nuova partnership con Brabus. Che significato ha per il marchio?

GM – È una partnership che nasce da una forte affinità di visione. Con Brabus condividiamo l’idea di un lusso ad alte prestazioni, molto identitario, capace di generare un impatto immediato ma anche di esprimere qualità, ricerca e attenzione estrema al dettaglio.
Per AB Yachts rappresenta un ulteriore passo nel percorso di valorizzazione del brand: non si tratta semplicemente di applicare un linguaggio stilistico a uno yacht, ma di lavorare insieme a una nuova interpretazione della performance e dell’esperienza a bordo. Brabus porta un DNA molto forte, riconoscibile e internazionale; AB Yachts porta il proprio know-how nella costruzione di yacht Made in Italy ad alte prestazioni. È un incontro molto naturale, che ci permette di aprire un capitolo nuovo rafforzando la nostra identità.

Il teaser che ha lanciato la partnership Brabus e AB Yachts

PM – La crescita dimensionale vi porterà verso la costruzione in metallo?

GM – Sì. Siamo arrivati a una soglia che segna il confine tra composito e metallo, non tanto per limiti strutturali del composito, quanto per scelta strategica e per sensibilità armatoriale. Potremmo anche spingerci a 50 metri in composito, ma oltre una certa dimensione entrano in gioco richieste di customizzazione e una percezione di robustezza che orientano verso il metallo.

Maiora troverà nei 42 metri la flagship del composito, mentre AB Yachts supererà i 45 metri. Guardiamo con grande attenzione al segmento dei 50 metri sotto le 500 GT, che rappresenta un pilastro fondamentale del piano di crescita e ci porterà a entrare nel mondo del metallo.

PM – Uno dei vostri vanti è quello di utilizzare una filiera quasi totalmente Made in Tuscany: come pensate di preservare questa caratteristica crescendo di dimensione?

GM – Non sarà semplice, perché operiamo in uno dei distretti più importanti al mondo per la nautica da diporto, con player molto forti. Ma siamo convinti di poter difendere questa toscanità del prodotto. Per farlo sono state realizzate acquisizioni strategiche. Questo ci consentirà di sostenere il nostro posizionamento “100% made in Italy”, o meglio “made in Tuscany”, espressione di cui siamo orgogliosi.

La ragione è semplice: vogliamo restare boutique. Le logiche di numero sono secondarie rispetto alle logiche di qualità. Non ci interessa scendere a compromessi su finiture, standard o coerenza del prodotto per inseguire una marginalità più facile.

PM – Quindi non volete competere sul prezzo.

GM – No. Quando al tavolo con l’armatore il centro della discussione diventa il prezzo, per noi significa che il dialogo ha preso la direzione sbagliata. Il percorso che stiamo facendo è trasformare Next Yacht Group non in un semplice cantiere navale, ma in una boutique.

In una boutique non si entra cercando il cartellino più basso. Si entra perché si desidera un prodotto sartoriale, coerente con un’idea di qualità e di identità. Probabilmente da noi non si acquista il 30 metri più conveniente del mercato, ma si acquista un prodotto più ricco, più spazioso, più curato e più coerente con una determinata visione.

PM – Dove si colloca il confine tra industrializzazione e artigianalità?

GM – È un punto centrale. Il nostro è un mestiere in cui bisogna accettare una fisiologica inefficienza. Non possiamo ragionare come l’automotive, con configuratori e layout predefiniti. Non vendiamo layout A, B o C. Anche quando costruiamo in vetroresina, ogni barca è diversa dall’altra. Il nostro limite è mantenere il family feeling e la distintività del modello, ma all’interno di quel perimetro il cliente personalizza la propria barca. È proprio questo il valore del nostro lavoro.

AB Yachts AB130

Esiste un limite fisiologico all’efficienza che si può introdurre in una Italian Yacht Boutique. Oltre quel limite si rischia di spendere energie per cercare un’efficienza che non produce reale valore.

PM – Il profilo dell’armatore in questi anni è cambiato ed eventualmente come?

GM – L’età media dell’armatore si sta abbassando. I nuovi milionari e miliardari sono spesso più giovani, anche grazie a business digitali che permettono di raggiungere livelli di ricchezza molto elevati in tempi più brevi rispetto al passato. Ma il cambiamento non riguarda solo l’età. Cambia l’approccio allo yachting. I nuovi armatori cercano meno schemi tradizionali e meno oggetti in senso stretto. Cercano esperienze, o meglio tempo di qualità. Per noi questo concetto è centrale. Se un armatore cerca relax e convivialità, Maiora può essere la risposta. Se cerca performance e adrenalina, AB Yachts interpreta un altro tipo di tempo di qualità. La barca diventa un abilitatore di momenti autentici, non semplicemente un mezzo di trasporto.

PM – Questo cambia anche il layout delle barche?

GM – Molto. Le priorità diventano spazi più aperti, più connessi, più flessibili. La 42 Exuma nasce anche da questa riflessione. Il salone tradizionale sul main deck, in molti casi, viene utilizzato molto meno di quanto si immagini. Allora perché sacrificare spazio e vetrate per mantenere una convenzione? Abbiamo scelto di ripensare la distribuzione, collocando suite armatore e ospiti tutte sul main deck e superando anche una certa classificazione implicita degli ospiti a bordo. Gli spazi devono essere conviviali, ma non ingessati. La convivialità contemporanea è dinamica, meno formale, più versatile.

Maiora M38

PM – Il design deve quindi diventare più riconoscibile?

GM – Sì. Il cliente oggi non cerca solo una categoria di yacht, ma una soluzione coerente con il proprio stile di vita in quel momento. E lo stile di vita può cambiare. Ci sono armatori che passano da AB a Maiora e viceversa, perché cercano esperienze diverse in momenti diversi.

Il design deve essere distintivo, meno canonico, ma senza perdere quella che per noi resta una Italian Timeless Beauty. L’obiettivo è creare prodotti che abbiano anche un valore intrinseco di bellezza. Non solo oggetti funzionali, ma barche capaci di esprimere identità.

Giorgio Maria Cassetta ha saputo interpretare molto bene questa esigenza. Ha dato forma a un brief complesso, con una forte capacità di lettura empatica dei nostri desiderata e del posizionamento del prodotto.

PM – Veniamo all’intelligenza artificiale. Che cosa è il Next AI-Integrated System?

GM – È un progetto multidisciplinare sviluppato con il coinvolgimento di diverse realtà, tra cui AI Technologies, azienda pisana all’interno dell’ecosistema industriale riconducibile alla medesima proprietà del Gruppo, specializzata in modelli locali di linguaggio naturale. L’idea è dotare l’imbarcazione di un “cervello locale”. Oggi è facile parlare di intelligenza artificiale, ma per noi la questione centrale è la filiera del dato. Sicurezza e privacy sono ormai elementi imprescindibili. Per questo abbiamo sviluppato un sistema locale, che lavora senza dipendere da Internet, in qualsiasi condizione e con una conoscenza specifica della barca su cui è installato.

Maiora M38

Abbiamo depositato una domanda di brevetto per ilNext AI-Integrated System e, durante l’esame brevettuale, i brevetti comparativi proposti provenivano tutti dall’automotive. Questo ci ha confermato che stavamo lavorando su un tema innovativo anche oltre il perimetro nautico.

PM – In concreto, cosa può fare il sistema?

GM – Il sistema si integra con i sistemi di bordo: rete NMEA, domotica, monitoraggio, navigazione, comunicazione. Se chiedo alla barca quanti litri di carburante ho, non mi rimanda a un menù o a una schermata in plancia: mi risponde direttamente. L’interfaccia cambia completamente. Non devo più raggiungere fisicamente un punto della barca per accedere a un dato; posso dialogare con il sistema in modo naturale. Il sistema contiene anche i manuali, aiuta nel troubleshooting, nella gestione della domotica, nel controllo di bordo e nella navigazione.

Oggi si accede attraverso le app My Maiora e My AB Yachts. Quest’anno rilasceremo anche l’interazione vocale, con comandi come “Hey AB” o “Hey Maiora”.

PM – Il vero sviluppo sembra essere la manutenzione predittiva.

GM – Esatto. Vogliamo passare da una logica di supporto e manutenzione reattiva a una logica predittiva. Oggi il tagliando di una barca, come quello di un’auto, si basa su ore di utilizzo o tempo trascorso. Ma non tutti utilizzano la barca nello stesso modo.

Se il sistema conosce l’imbarcazione e il modo in cui viene utilizzata, può diventare sempre più esperto. Può segnalare consumi anomali, suggerire controlli, aiutare l’equipaggio prima che un problema diventi critico. Non sostituirà mai le persone, ma ne aumenterà l’efficienza.

PM – Potrà comunicare anche con il cantiere o con i fornitori?

GM – Nelle prossime versioni sì. Oggi il sistema vive principalmente a bordo, ma può comunicare con l’esterno in logica ibrida e sempre previa autorizzazione dell’utente. Se il sistema non conosce una risposta, può chiedere il permesso di accedere a informazioni esterne.

Dal 2026 tutte le nostre barche saranno dotate del Next AI-Integrated System e di una SIM. L’idea è consentire, sempre su base volontaria, l’invio di informazioni al cantiere o ai produttori, un po’ come accade con i dispositivi mobili quando viene chiesto se si vuole trasmettere un report.

PM – Parliamo di sostenibilità. Quanto è corretto parlare di “green” nello yachting?

GM – Se il green viene ricondotto esclusivamente alle emissioni di CO2, NOx o gas serra, il ragionamento diventa molto limitato. È chiaro che parlare di sostenibilità su yacht con migliaia di cavalli può sembrare contraddittorio, ma il tema è più ampio.

Noi preferiamo parlare di sostenibilità su diversi assi. Il primo è il peso: ridurre il peso complessivo dell’imbarcazione incide direttamente sull’efficienza e quindi sull’energia necessaria alla propulsione. Poi c’è l’efficienza idrodinamica: ridurre il drag dello scafo significa consumare meno e navigare meglio. Ci sono poi i trattamenti di carena, come le antivegetative siliconiche, che riducono la resistenza e possono abbattere in modo significativo il contenuto di biocidi. Anche questo è sostenibilità: inquinare meno il mare, non solo ridurre le emissioni atmosferiche.

PM – Su quali altri fronti state lavorando?

GM – Usiamo vetri innovativi, ultra-leggeri ad alta resistenza termica. Essendo più leggeri, riducono il peso della barca; trasmettendo meno calore, consentono di ridimensionare l’impianto di condizionamento, con benefici sui consumi energetici.

Stiamo studiando anche materiali alternativi alla vetroresina per componenti non strutturali, ad esempio nell’arredo esterno. In questo modo possiamo migliorare la sostenibilità senza compromettere le proprietà meccaniche e strutturali dell’imbarcazione.

PM – L’armatore è disposto a pagare di più per queste soluzioni?

GM – Il concetto di lusso sostenibile oggi è abbastanza consolidato. Gli armatori sono attenti al tema, anche perché la sostenibilità è diventata parte del nuovo concetto di lusso. Tuttavia, quando si entra nel dettaglio della spesa, una valutazione costo-beneficio viene sempre fatta.

La sostenibilità deve essere sostenibile anche dal punto di vista economico e operativo. Altrimenti rischia di diventare greenwashing o tema da convegno, non una soluzione realmente applicabile allo yacht. Un esempio è l’idrogeno. Può avere senso per traghetti che operano su rotte fisse, con infrastrutture certe. Ma per yacht pleasure o charter destinati ad armatori esigenti e imprevedibili, vincolarsi a una sorgente energetica non disponibile ovunque può non essere la scelta più efficace.

PM – Se ci ritrovassimo tra cinque anni, dove vorrebbe vedere Next Yacht Group?

GM – Nel 2031 mi piacerebbe poter dire che Next Yacht Group è percepita dal mercato come la “100% Italian Yacht Boutique” di riferimento. Un punto di riferimento per chi cerca lusso, qualità, tecnologia e innovazione senza compromessi, ma soprattutto per chi cerca tempo di qualità.

Le nostre imbarcazioni non devono essere viste come mezzi di trasporto, né soltanto generatori di esperienze, espressione ormai un po’ abusata. Devono essere riconosciute come veri e propri abilitatori di tempo autentico, vissuto dall’armatore e dai suoi ospiti.

Ogni brand declina questo valore in modo diverso: AB Yachts per chi cerca adrenalina e performance, Maiora per chi cerca relax e convivialità, Maiora Exuma per chi non vuole rinunciare a nulla. Se tra cinque anni saremo riconosciuti non solo per la capacità di offrire yacht, ma per la capacità di offrire tempo di valore, allora potremo dire di aver raggiunto il nostro obiettivo. Questo senza mai perdere l’identità di boutique perché, in fondo, la vera esclusività non consiste nell’essere visti da tutti, ma nell’essere riconosciuti da chi sa apprezzare il valore delle cose autentiche.

©PressMare - riproduzione riservata

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