Benetti Clear Waves, il superyacht di 70 metri che mette l'uomo al centro del progetto

Yacht Design

28/09/2026 - 15:05

Ci sono concept che anticipano soluzioni destinate a entrare rapidamente in produzione e altri che servono soprattutto a esplorare nuove direzioni. Clear Waves appartiene probabilmente a una terza categoria: quella dei progetti in cui architettura navale, tecnologia e modo di vivere a bordo vengono messi in discussione contemporaneamente. Benetti lo ha presentato allo Yacht Club de Monaco, alla vigilia del Monaco Yacht Show 2026, partendo da una piattaforma di 70 metri e da tre concetti - sostenibilità, longevità e design - che nel progetto non procedono separatamente, ma diventano parti dello stesso sistema.

Ad aprire la presentazione è stata Giovanna Vitelli, presidente di Azimuy/Benetti Group, che ha collocato Clear Waves nel percorso tecnologico seguito dal cantiere negli ultimi vent'anni: dalla propulsione diesel-elettrica di Ambrosia III del 2006 a Luminosity, dalla famiglia B.Yond ai più recenti sistemi ibridi. L'obiettivo dichiarato è utilizzare tecnologie disponibili e applicabili oggi, senza limitare il tema della sostenibilità alle soluzioni del futuro. Clear Waves porta però il ragionamento su un piano diverso. "Stiamo parlando di architettura e tecnologia per raggiungere un livello successivo di benessere", ha spiegato Vitelli, indicando come punto di partenza del progetto la persona, il benessere fisico e mentale e la longevità.

È da questo brief che il team guidato da Sebastiano Vida, Head of Product di Benetti, insieme a Luca Dini Design & Architecture e a The Longevity Suite, ha sviluppato il concept: uno yacht capace di stabilire una relazione più stretta tra ambiente marino e persone a bordo, riducendo al tempo stesso l'impatto ambientale. Il progetto, che il cantiere collega alla Green Route, il proprio percorso di ricerca sulla sostenibilità, poggia su tre pilastri: la sostenibilità, che riguarda l'impiego di energia e risorse; la longevità, cioè il modo in cui l'ambiente costruito può contribuire nel tempo a salute, recupero e benessere; e il design, che deve trasformare entrambe in architettura. La longevità, in particolare, si articola in cinque ambiti: ambiente, movimento, connessione sociale, dimensione mentale e spirituale, tecnologia.

 

È sul piano architettonico che Clear Waves produce l'impatto maggiore. Luca Dini ha rovesciato uno schema ormai consolidato nello yacht design: anziché collocare palestra, spa e ambienti wellness nelle zone interne o sui ponti inferiori, li ha destinati a una delle parti più privilegiate dello yacht, la prua dell'upper deck. L'elemento che definisce visivamente l'intero progetto però è un altro: una grande glass dome, struttura trasparente di 400 mq a doppia altezza che crea un ambiente polifunzionale aperto a 360 gradi verso cielo e mare. Non si tratta di una spa ingrandita: lo spazio può trasformarsi in palestra, salone, area trattamenti o in una sorta di orangerie, cambiando funzione nell'arco della giornata. Oltre alle aree relax, sono previsti un'isola per il food & beverage e percorsi d'acqua calda e fredda. Dini lo immagina immerso nella vegetazione e connesso all'ambiente esterno attraverso la superficie vetrata. Il resto del general arrangement rimane sostanzialmente quello atteso su un superyacht di 70 metri, con numero di cabine, saloni e aree outdoor coerenti con la fascia dimensionale. A cambiare è quindi soprattutto la distribuzione del valore architettonico: una parte dello yacht normalmente considerata meno centrale diventa protagonista.

 

Dietro l'effetto "wow" della cupola c'è però un problema ingegneristico non trascurabile. Una superficie vetrata di queste dimensioni, esposta al sole in ambiente marino, deve tenere insieme peso, trasmissione termica, climatizzazione, produzione energetica, resistenza strutturale e manutenzione. Durante la conferenza Benetti ha indicato per la struttura un peso nell'ordine delle 50-60 tonnellate e ha spiegato di aver coinvolto società di engineering con esperienza in architetture complesse, per verificare che il disegno fosse tecnicamente costruibile e non rimanesse un puro esercizio concettuale. Oltre il 60% della superficie integra pannelli fotovoltaici traslucidi, con diversi livelli di trasparenza combinati in funzione della posizione: maggiore è la trasparenza, minore è la capacità di produzione energetica, e viceversa. A questi si aggiungono vetri a bassa emissività, filtri infrarossi e UV e una doppia pelle con camera intermedia isolante per limitare la trasmissione del calore. Il comfort climatico è affidato a un sistema di climatizzazione a espansione diretta con tecnologia Capacity on Demand e a un'aria filtrata in modo costante; a regolare la ventilazione contribuisce la geometria stessa della cupola, con un ricircolo naturale per effetto camino e un'immissione d'aria a pavimento che evita correnti dirette. Benetti dichiara la dome autosufficiente dal punto di vista energetico: l'energia prodotta dai vetri fotovoltaici, insieme agli altri pannelli solari previsti a bordo, dovrebbe compensare il fabbisogno per climatizzazione e ventilazione del grande volume trasparente.

La cupola è però soltanto la manifestazione più evidente di un principio che attraversa l'intero progetto. Luigi Caterino, CEO di The Longevity Suite, lo ha riassunto contrapponendo due parole: non più "more", ma "better". Se il lusso dello yacht è stato tradizionalmente associato all'aumento di spazi, comfort e dotazioni, Clear Waves prova a spostare l'attenzione sulla qualità del tempo trascorso a bordo. Da qui la distinzione fra lifespan, la durata della vita, e healthspan, gli anni vissuti in buona salute, e soprattutto l'idea che la longevità non debba essere confinata in una wellness area: "Longevity is the yacht", ha sintetizzato Caterino. Significa integrare queste funzioni nell'ambiente quotidiano: aria purificata, attenzione al comfort nelle ore di sonno, uno studio dei colori pensato per i diversi momenti del giorno, illuminazione che modifica lo spettro durante la giornata seguendo il ritmo circadiano, materassi con controllo della temperatura, gestione dell'acqua e sistemi ambientali diventano elementi dell'architettura di bordo. A questi si affianca un'area dedicata ai trattamenti, con tecnologie come crioterapia, camera iperbarica, terapia a idrogeno e fotomodulazione a luce rossa. Un livello di specializzazione che coinvolgerebbe inevitabilmente anche l'equipaggio, per il quale The Longevity Suite prevede competenze e formazione specifiche, estese alla nutrizione.

Sul fronte tecnico, Benetti ha descritto un'architettura propulsiva ibrida dual fuel, sviluppata con Meccano Engineering, con sistemi di accumulo di nuova generazione e propulsione pod, affiancata da un power management system che coordina produzione, accumulo e consumo dell'energia. Il progetto ha inoltre ottenuto un Approval in Principle da Lloyd's Register per il sistema dual fuel e, secondo quanto dichiarato durante la presentazione, sarebbe predisposto per utilizzare biocarburante HVO e metanolo verde quando questo sarà disponibile su scala adeguata, con una riduzione potenziale delle emissioni di CO2 indicata fino al 95%. Gli oltre 250 metri quadrati di pannelli solari previsti a bordo hanno una capacità fino a 120 kWh. Completano l'approccio sistemi di recupero del calore, trattamento dell'acqua e controllo delle emissioni.

Clear Waves resta, al momento, un concept: non esiste ancora un ordine e Benetti non lo aveva sottoposto a potenziali clienti prima della presentazione di Monaco. Per questo è interessante la risposta di Vida alla domanda sulla maggiore difficoltà da affrontare: non necessariamente quella tecnologica, ma trovare un armatore disposto a mettere in discussione alcune convenzioni distributive considerate quasi obbligatorie su uno yacht di queste dimensioni e a intraprendere insieme al cantiere il percorso verso la costruzione. È qui che il progetto assume il suo significato più rilevante. Al di là delle singole tecnologie, Benetti e Luca Dini propongono di cambiare la gerarchia degli spazi a bordo: il benessere non occupa più una parte dello yacht, ma ne determina l'architettura. Dini stesso vede in questa impostazione qualcosa che potrebbe andare oltre il singolo progetto, diventando uno spunto applicabile ad altre dimensioni e persino alle sovrastrutture degli yacht a vela. Il risultato, almeno sulla carta e nel modello mostrato a Monaco, è un progetto che non punta soltanto sulla spettacolarità delle forme: dietro la grande cupola di vetro c'è il tentativo di formulare una diversa idea di yacht, in cui tecnologia, sostenibilità, rapporto con il mare e qualità della vita a bordo concorrono a definirne l'architettura.

PressMare tornerà presto su Clear Waves con approfondimenti dedicati alle soluzioni tecniche, all'architettura e alle tecnologie che stanno dietro al progetto.

 

©PressMare - riproduzione riservata

PREVIOS POST
Quattrogatti è Campione Italiano Offshore 2026 - Classe A