La bellezza vista da Arcadia Yachts
La bellezza vista da Arcadia Yachts
“Bello”.
E’ l’aggettivo che ricorre maggiormente quando parla Ugo Pellegrino, fondatore di Arcadia Yachts, in quella che nasce come un’intervista e si trasforma in una chiaccherata (o viceversa).
Belle le barche, e fin qui siamo abbastanza nell’ordinario visto il settore. Belli gli armatori, competenti, affezionati. Belle le maestranze, che contribuiscono al crescente successo del cantiere lavorando con dedizione per costruire barche all’altezza del contesto unico in cui lavorano, il (bellissimo) golfo di Napoli e la penisola sorrentina.
Niente di forzato però, o eccessivo: conversando con l’imprenditore, seduto sul ponte dell’A96 esposto al Monaco Yacht Show, viene fuori il sincero amore con cui fa il suo mestiere, affiancato dal figlio Giuseppe cui ha trasmesso quella passione che a sua volta ha preso dal padre, per un percorso (bello) che prosegue tra generazioni.
PM - Facciamo un passo indietro: come è andato il salone di Cannes?
UP - Cannes per noi rimane un appuntamento fondamentale ed è stato un salone positivo, con una presenza importante di clienti e risultati commerciali concreti sui diversi modelli. È un dato particolarmente importante perché dimostra che l’interesse non è concentrato su un singolo prodotto, ma riguarda oggi l’intera gamma Arcadia.
PM - Quindi parliamo di ordini firmati?
UP- Sì, direttamente in salone. Siamo molto soddisfatti, Cannes è una fiera sulla quale noi continueremo a puntare, malgrado alcune difficoltà logistiche incontrate quest'anno e il forte impegno economico. Il salone ha rappresentato inoltre il primo grande appuntamento internazionale dopo il lavoro svolto sulla nuova identità del brand e, da questo punto di vista, ha segnato per noi l’inizio di una nuova fase ed è stato il trampolino per il nuovo “abito” di Arcadia.

PM - Che tipo di armatori si avvicinano ad Arcadia? Sono italiani, stranieri?
UP – Si dividono praticamente a metà e metà fra Italia ed estero. Il nostro armatore è bellissimo per definizione, ma non perché compra una barca da noi: Arcadia Yachts attira un cliente molto elegante e di grande cultura nautica.
PM - Sembra un profilo molto ben definito.
UP - Sì, è così, non sono newcomer ma persone con una solida preparazione, strutturate. Molti dei nostri armatori potrebbero scegliere yacht anche di dimensioni superiori. Alcuni crescono con noi nel tempo, mentre altri arrivano ad Arcadia scegliendo volutamente una barca più contenuta in lunghezza, senza rinunciare allo spazio e al comfort che cercano a bordo.
PM – Non succede molto spesso, nel nostro settore.
UP – Vero, ma credo dipenda anche dal nostro modo di essere cantiere, da come viviamo la costruzione della barca, viviamo il cliente, siamo differenti. Con molti armatori si crea nel tempo un legame che va ben oltre il rapporto commerciale e diventa quasi familiare. Si può quasi dire che noi non abbiamo armatori, abbiamo amici. A volte si fidano a tal punto che non leggono i contratti, il legame è davvero molto particolare. Quando devi lavorare per una persona per bene, un’azienda di persone per bene come noi si impegna ancora di più. Per dirne una, un nostro armatore di A96 con lo yacht precedente ha percorso circa 15.000 miglia in tre anni e mezzo. Sono persone che conoscono il mare e sanno esattamente cosa vogliono da una barca. Molti altri armatori normalmente in tre anni ne fanno 450…

PM – Passiamo al cantiere vero e proprio. Come siete strutturati, che modello organizzativo adottate?
UP- Abbiamo un modello molto flessibile. Una parte importante delle lavorazioni viene svolta insieme ad aziende e maestranze esterne che collaborano stabilmente con noi, spesso da moltissimi anni, sempre sotto il nostro diretto coordinamento e controllo. Su alcune attività, come la verniciatura, preferiamo invece mantenere un presidio diretto all’interno del cantiere, soprattutto quando il livello qualitativo e il controllo delle finiture sono determinanti. La cosa importante è che, indipendentemente dalla struttura contrattuale, le persone che lavorano sulle nostre barche conoscano Arcadia, i nostri standard e il nostro modo di lavorare.
PM – Di quante persone parliamo?
UP - A seconda delle fasi produttive, in azienda lavorano complessivamente tra le 150 e le 200 persone. Molti dei nostri partner e delle nostre maestranze lavorano con noi praticamente dalla nascita di Arcadia, nel 2008. Per questo, anche quando formalmente appartengono a realtà esterne, per noi fanno parte dell’azienda.

PM - Al Monaco Yacht Show che tipo di riscontri avete avuto?
UP - Monaco ha una dinamica diversa rispetto a Cannes. È un appuntamento molto importante per il rapporto con i broker e con gli operatori internazionali, ma quest’anno abbiamo avuto anche qui riscontri commerciali molto concreti. Per noi è stata una conferma importante dopo Cannes e ha rafforzato ulteriormente i segnali ricevuti su tutta la gamma. Continuiamo quindi a investire sul Monaco Yacht Show, quest’anno abbiamo migliorato la nostra presenza e introdotto anche uno spazio a terra. È un percorso che vogliamo continuare a sviluppare, passo dopo passo.
PM – Su cosa state lavorando adesso? Nuove barche?
UP - A Cannes abbiamo anticipato il progetto del nuovo A125, la nostra futura ammiraglia di 38 metri e 299 GT. Rappresenta un ulteriore passo nella crescita del cantiere. È una barca bellissima, interamente sviluppata all’interno di Arcadia, che mantiene pienamente la nostra anima e il nostro DNA. Anche crescendo nelle dimensioni vogliamo continuare a riconoscere immediatamente quello che rende un’Arcadia diversa dalle altre barche: il rapporto con lo spazio, con la luce e con il mare. Il progetto continuerà a evolvere nei prossimi mesi e il varo è previsto intorno a giugno 2028.
Riccardo Masnata
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