Rigging, repertorio PressMare

Rigging, repertorio PressMare

La scelta di una barca usata: il rigging, le brochure e la tecnica

Didattica e tecnica

17/11/2020 - 14:18

Come consulente e perito, contribuisco alla scelta tra diverse barche. Con le ultime generazioni di barche a vela, fatico a scegliere razionalmente. Pur rovistando tra i siti, sento la mancanza di una documentazione tecnica adeguata. La parte relativa al motore, è ben documentata: conoscendo marca e modello tutti i dati di manutenzione sono a disposizione e gli interventi maggiori possono essere programmati con una certa precisione.

Diversa è, invece, la situazione per quanto riguarda il dimensionamento del rigging, delle attrezzature di coperta e dell'elica. Sull'elica il discorso sarebbe lungo, ma consiglio un approfondimento dell'argomento, soprattutto a chi usa anche il motore per risalire mare e vento in condizioni dure.

 

Di primaria importanza, a mio parere, è che sia pubblicato dal costruttore un piano velico “vero” con la reale disposizione di sartie e stralli, che indichi non solo le dimensioni delle vele ma anche le dimensioni di albero, boma, avvolgifiocco e delle principali manovre fisse e correnti. Lo dico perché riguardo agli alberi, siamo in un epoca di passaggio. La tendenza all’uso del carbonio ci fa capire che, nella ricerca di un materiale più elastico, ormai abbiamo raggiunto il limite dell’alluminio. Il "prebend" consigliato oggi dai rigger, cioè il pretensionamento della struttura, necessario per raggiungere le prestazioni previste e stabilizzare la colonna, è a mio parere eccessivo.

Eulero a metà del 1700 scoprì che le colonne snelle non si rompono in compressione, ma si flettono fino a superare la deformazione limite. Quando il carico eccede una quantità massima indicata proprio dalla snellezza, si innesca la instabilità che porta al collasso. L'instabilità può essere limitata da manovre aggiuntive, come volanti e stralletti, o da crocette acquartierate e spingenti, ma avremo comunque vele troppo piatte e in generale una attrezzatura difficile, che non consente errori come strambate involontarie ecc. Quando il sartiame fischia, invece, ci vuole un’attrezzatura robusta che possa anche reggere un imprevisto. Quante sartie basse avevano le navi a vela? Sei coppie, quante ne sono rimaste su uno yacht odierno? Una coppia. La percezione della sicurezza rispetto agli imprevisti è parecchio cambiata! In regata un albero rotto è un incidente di percorso, ma se a diversi giorni di navigazione da terra salta un trefolo in una sartia ci si incomincia a porre delle domande fastidiose. Nell’attrezzatura dello yacht moderno non si deve rompere nulla, un albero robusto spesso non nuoce alle prestazioni della barca anzi, è la premessa per realizzarle.

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