Fine vita barche: urge il riciclo della vetroresina nella nautica

Ecologia

10/06/2023 - 07:38

La corsa alla barca costruita in vetroresina, da ormai sessanta e più anni, si è fatta sfrenata, raggiungendo oggi (e ancora di più domani) numeri davvero importanti. I prodotti sono tantissimi e una stima internazionale prevede che il mercato globale del solo materiale “fibra di vetro”, arriverà a 4 miliardi di euro nel 2024. Soltanto nel settore nautico, che da solo copre un'ampia fetta del mercato, ci sono grossi problemi per affrontare la cosiddetta “fine vita” dell'imbarcazione. Per decenni si è tentato di risolvere la questione conferendo direttamente in discarica (più o meno autorizzata) e con l'incenerimento oppure, prassi molto più economica, con l'autoaffondamento, magari con oli, carburanti e altre schifezze comprese. I danni ambientali sono diventati insostenibili e vanno affrontati con il massimo impegno e rigore. Le alternative a questi sistemi così...facili da attuare, sono costituite da altre prassi molto costose e quindi poco usate: la macinazione e la pirolisi. Quest'ultimo in particolare è il processo di decomposizione chimica o di trasformazione del materiale in sostanze riciclabili, tramite temperature molto elevate in ambiente deossigenato. Si ottiene pyro gas, pyro oil e sottoprodotto solido. Il pyro gas è simile al gas naturale e può alimentare il bruciatore dedicato allo scopo. L'oil può miscelarsi con altri liquidi simili oppure usato per asfalti. Questi due prodotti sono privi di zolfo, alogeni, fosforo, metalli pesanti e simili, che danneggiano gravemente l'ambiente. Si osservano esempi virtuosi come quello della Rhode Island Marine Trades Association negli Stati Uniti, che utilizza gli scafi in vetroresina dismessi per i produttori di cemento, mediante frantumazione. Nel settore si è attivi anche in Europa dove la Francia è stata la prima ad adottare una rete nazionale ufficiale di riciclaggio e demolizione delle barche, fondata dalla Fédération des Industries Nautique.

La Commissione Europea afferma che su più di sei milioni di barche di lunghezza sotto i 22 metri, che gravitano nelle migliaia di porti del Vecchio Continente, circa 80.000 unità all'anno sono al “fine vita”. Solo in Francia ci sono 52 siti di demolizione che arriveranno a smaltire 25.000 barche entro la fine del 2023. Un esempio notevole è quello offerto in Svezia dove un cantiere riesce a produrre barche con rottami riciclati a ciclo chiuso per il 10%, e ha un prototipo di 15,5 piedi (4,70 metri) fatto con il 20% di vetroresina riutilizzata.  Numeri importanti, che in Italia sembrano impossibili da raggiungere. Con la legge n. 68 del 2015 si è introdotto il reato di responsabilità penale per “Delitti contro l'ambiente” che prevede una pena massima di 15 anni di detenzione. Di certo serve quanto prima una rete nazionale di aziende dedicata al problema, sul tipo di altri consorzi che hanno raggiunto livelli record, in Italia e anche a livello Europeo, sul recupero e riciclo di materiali.

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