Il Levriero 21 by Phiequipe
L’alluminio a bordo: una soluzione per diminuire l’impatto ambientale di una barca
Nel contributo tecnico che segue, l'Ing. Carlo Tonarelli, fondatore di Phiequipe, affronta il tema della sostenibilità nella costruzione nautica partendo da un’analisi concreta del ciclo di vita del prodotto. Attraverso un caso di studio applicato ai modelli Levriero, Tonarelli illustra come l’utilizzo combinato di vetroresina e alluminio consenta di ridurre in modo misurabile l’impatto ambientale, senza compromettere estetica, funzionalità e qualità costruttiva. Un approccio ingegneristico e razionale, coerente con la filosofia di Phiequipe, i cui natanti – apprezzati dal mercato anche come tender per grandi yacht – sono il risultato di scelte progettuali attente, consapevoli e orientate al lungo periodo.
Siamo in una situazione di grande transizione, non solo ecologica: il mondo, inteso nel suo complesso, non è lo stesso di 5 anni fa e difficilmente sarà lo stesso tra altri 5 anni.
In periodi come questo si indagano vie nuove, si sperimenta, si fanno degli errori, si pongono degli obiettivi ambiziosi, si cerca un equilibrio tra economia, politica, società, ambiente. Proprio l’attenzione all’ambiente impone non solo scelte, ma anche riflessioni, che permettano una analisi critica di ciò che ci succede intorno.
Ognuno di noi, preso singolarmente, e poi come sistema esteso a cui appartiene, può fare la sua parte: piccola o grande che sia. La grande azienda fa ricerca, studia e sperimenta nuove tecnologie per inquinare di meno, studia tecniche nuove di produzione, materiali nuovi che arrivano dal riciclo, cerca sinergie produttive. Il singolo individuo può razionalizzare gli sprechi e le emissioni, intervenendo sui propri comportamenti e abitudini: spengere la luce, un paio di gradi in meno di riscaldamento, ventilazione naturale, car sharing, meno plastica, attenzione al riciclo, ecc.
Il mondo della nautica segue la stessa tendenza: i cantieri top cercano vie nuove e ardite, anche sapendo che potrebbero non essere quelle giuste, per loro stessa ammissione, ma le provano per il desiderio e l’ambizione di essere dei pionieri. Possono farlo ed è bello che lo facciano: è utile per tutti.
Le aziende più piccole sono nelle condizioni dei singoli a cui si accennava poco prima: pur nella carenza di possibilità, possono fare qualcosa. Devono farlo.
C’è in corso una fase, appunto di transizione, dove alcune decisioni prese ad alto livello politico, impattano pesantemente sullo sviluppo tecnologico di alcuni settori e potrebbero rivelarsi non del tutto corrette.
A parità di qualsiasi condizione al contorno, poi, si possono adottare soluzioni e scelte che, senza pesanti investimenti, permettono di ridurre le emissioni e lasciare ai nostri figli se non un mondo migliore, qualcosa di meno difficile da riciclare.
La prima cosa da fare è pensare e mettere a fuoco il problema: Phiequipe è una azienda che ha come core business la consulenza tecnica e la produzione di piccole imbarcazioni di alto livello, e quindi è per sua natura abituata a pensare. L’inquinamento vero di un prodotto non è concentrato nella fase del suo utilizzo, ma è da ricercare nella fase della sua produzione e del suo smaltimento.
Parlando di barche potremmo dire che, per il numero di ore che vengono utilizzate all’anno, le emissioni di CO2 che generano navigando, sono una percentuale infinitesima delle emissioni generate nel loro intero ciclo di vita (Life Cycle Assestment).
È quindi necessario elevare il livello ed andare a considerare ciò che succede prima e dopo che la barca navighi: come se posizionassimo una telecamera non su un primo piano della barca, ma su tutto il campo che precede e segue la barca, come mostrato in figura 01.
Figura 01: Ciclo di Vita di un Prodotto realizzato in composito e alluminio (derivazione Aeronautica)
Phiequipe propone ai propri armatori motori attenti al consumo, consiglia potenze adeguate al peso e al tipo di barca, cerca di trasmettere un messaggio che permetta un utilizzo consapevole del proprio modello Levriero, sceglie velocità di progetto che siano divertenti, ma non eccessive: fattori che alla fine si traducono in una riduzione di emissioni.
Possiamo analizzare un caso di studio eseguito da Phiequipe sulle proprie barche, che prevede un utilizzo parziale dell’alluminio a bordo di un modello di imbarcazione Levriero: lasciando invariato il resto della barca in termini di materiali.
L’alluminio è uno dei materiali più facilmente riciclabili e per produrre alluminio di seconda generazione si spende il 95% di energia in meno rispetto a produrre alluminio di prima generazione. Quindi riciclare alluminio non solo è semplice, ma ha senso.
Figura 02: differenza di impatto energetico tra materiali di I e II generazione
Per dare una idea, se si riciclano 12 lattine di alluminio, si risparmia energia sufficiente ad alimentare una vettura tradizionale facendole percorrere 5 km. Ci sono alcune considerazioni preliminari da riportare, su cui si poggia il caso di studio che Phiequipe ha eseguito su uno dei suoi modelli, il Levriero 21:
- l’armatore Levriero non recepisce una barca tutta in alluminio, che comunque necessita grande cura e attenzione per prevenire fenomeni di corrosione galvanica
- si introduce, tenendone conto in fase di progettazione, l’utilizzo di particolari realizzati in alluminio, che non siano strutturali, e quindi facilmente ripristinabili o smontabili: e.g. pezzi staccati che abbiano un design che non preveda superfici a doppia curvatura, oppure totalmente piani
- la barca resta prodotta in vetroresina, ma ha delle componenti in alluminio
Si sceglie di sostituire la vetroresina con alluminio per 17 mq (cfr parti evidenziate in rosso in figura 03)
- non si introducono discontinuità strutturali ed è semplice prevenire la corrosione galvanica
- non si introduce corrosione galvanica a scafo
- non si vuole che l’utilizzo dell’alluminio impatti sulla estetica della barca e non si vuole saldature a vista
- si prevede un ciclo di vita della barca di 30 anni, considerando di manutenere la barca con antofouling una volta all’anno
- si trascurano le emissioni in fase di utilizzo perché sono le stesse in entrambi i casi, tutto vetroresina e parziale vetroresina + alluminio, e non intervengono nel differenziale tra le due soluzioni

Con queste premesse si ottiene un risparmio di emissioni di CO2 del 13% sull’intero Life Cycle Assestment e, se si usasse vetroresina di seconda generazione per gli stessi 17 m2 di superficie, si avrebbe comunque un risparmio del 6%.
La riflessione principale, però, è che oltre al risparmio in termini di emissioni su LCA, si introduce in circolo un prodotto che, tra 30 anni, sarà molto più facilmente riciclabile.
Questo è uno degli aspetti veri di riflessione e che a volte si perde di vista: inquinare di meno non vuol dire solo emettere meno CO2 nel breve termine, realizzando prodotti che emettano poca anidride carbonica durante il loro utilizzo.
Significa anche iniziare a progettare e realizzare prodotti, tenendo conto negli input di progetto di come e con che materiali vengono industrializzati, nell’ottica di ridurre le emissioni, oltre a come verranno smaltiti e della facilità con cui la generazione futura potrà riciclarli.
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