Dalla Gironda ad Algeri in piena guerra: la traversata estrema di Robert Baratte
Dalla Gironda ad Algeri in piena guerra: la traversata estrema di Robert Baratte
La prima avventura che vi voglio raccontare è un poco datata e si svolge in Francia nel 1941. Il protagonista Robert Baratte è un comandante di marina in pensione e dispone del carattere che gli consentirà di reagire a tutti gli accadimenti e affrontare l’avventura.
Robert, fervente patriota, trovatosi a Bordeaux durante l’occupazione dei tedeschi, decide di fuggire e acquista d’occasione una vecchia barca dell’estuario della Gironda. Un “coreau”, una barca strana che ha più pescaggio a prua che a poppa per accostare quest’ultima all’argine del fiume e caricare le botti del vino. È lunga 14 m e ha un dislocamento di 30 tonnellate (!).
La barca è parecchio âgée quindi Robert fa fare il minimo di lavori necessari nel cantiere di Jean Bonnin e parte percorrendo il canal du Midi fino al Mediterraneo dove trova un ormeggio a Grau-Du_Roi. Le autorità in quel momento hanno vietato completamente la navigazione da diporto. Il nostro si finge quindi pescatore. Esce tutti i giorni, rientra col pescato che vende al mercato, e intanto attrezza di nascosto la barca per una traversata.
Non si trova il materiale e gli acquisti vanno portati a bordo nottetempo per evitare di insospettire l’ufficiale del porto. Cordami, vele, ancore, viveri, carburante, ai primi di dicembre è tutto pronto, ma deve ancora convincere la moglie Madleine, che non ha mai fatto un viaggio in mare su una piccola barca, a seguirlo. Il patto tra i coniugi è stretto: Robert, per portare con sé la moglie, dovrà imbarcare tutti i mobili di casa, dal letto matrimoniale alla credenza, più il cane e il gatto.
Il sei dicembre, sotto un forte colpo di maestrale, si parte. Il tempo è pessimo. Poco dopo la partenza il maniglione che tiene i paranchi del picco cede e la vela maestra cade sul ponte. Per fortuna il vento è fortissimo e il nostro riesce ad equilibrare la barca in una specie di cappa filante con la mezzana cazzata e il fiocco un poco lasco: quando la barca accellera oltre una certa velocità, orza sgonfiando il fiocco e rallentando, poi poggia e si rimette in cammino con la barra al centro.
Passate le Baleari una decina di miglia a levante di Minorca il mare peggiora, una violenta straorza viene interrotta da un frangente enorme che sommerge la coperta e fa sbandare la barca con la falchetta in acqua, ma si raddrizza. Robert che era in coperta, prima si aggrappa a un tientibene poi scende in cabina dove trova tutte le porcellane del servizio buono sparse sul pagliolo e ringrazia le catene con cui ha fermato il letto matrimoniale e i mobili più grandi altrimenti sarebbe stata una catastrofe.
La moglie è aggrappata al letto e piange, ma sta bene, il cane e il gatto anche, non c’è acqua sul pagliolo insomma va “tout bien”. “Benedetta questa strana barca”, pensa il nostro che con la prua gonfia come la mela e la poppa sottile cavalca i marosi. La burrasca durerà 9 giorni con raffiche stimate dal nostro a 60 nodi e più, le onde strapperanno buona parte del bastingaggio (parte della murata che si alza sopra l’orlo della coperta), il coperchio del cofano motore e una parte del boccaporto che porta al gavone di prua. Il motore non funziona più perché il serbatoio, pulito male e agitato dal mare grosso, ha mandato la morchia nei filtri, bloccandoli.
Il nostro comandante poi ha mandato in panne il generatore a benzina alimentandolo per errore con il gasolio, e sia le luci interne e i fanali di via non vanno senza generatore. Il pane finisce e le condizioni non permettono di accendere il forno a carbone, ma per fortuna a bordo c’è della tapioca e una lampada a petrolio e i due si arrangiarono con quella per il resto del viaggio. Solo la pompa funziona regolarmente e continua a esaurire la sentina di prua che imbarca acqua dal passo d’uomo rotto. Grazie alla tempra della moglie, appena il mare calma un poco, Robert riuscirà a issarsi sull’albero per aggiustare il picco e stabilire di nuovo la randa. Nonostante un aereo da ricognizione gli ronzi attorno con intenzioni non chiare, la notte del 20 di dicembre vede le luci di Algeri nell’oscurità e al pomeriggio dopo entrano in porto; salvi. Sono pur sempre 500 miglia percorse durante una burrasca invernale, quando il Mediterraneo mostra il suo lato peggiore: per un solitario di 61 anni con una vecchia barca senza autopilota, winche, avvolgifiocco, gps, vhf ecc ecc è un bell exploit!!!
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