America's Cup 38 a Napoli

America's Cup 38 a Napoli

America’s Cup Napoli 2027: una lettera ai team riapre il tema Bagnoli

Sport

09/04/2026 - 20:09
advertising

La preparazione della 38ª edizione della America’s Cup 2027 continua ad avanzare sul piano organizzativo, ma intorno all’evento cresce anche un confronto che va oltre la dimensione sportiva. A riportarlo al centro è una lettera aperta, datata 9 aprile, firmata dalla rete “No America’s Cup” e indirizzata agli equipaggi che prenderanno parte alla competizione. Un documento articolato, che chiama direttamente in causa i team velici chiedendo loro una riflessione sul contesto in cui si inserirà l’evento, in particolare nell’area di Bagnoli-Coroglio.

Il tono è esplicitamente critico, ma non nei confronti della Coppa in quanto tale. Gli estensori sottolineano di non essere contrari alla competizione o al suo valore internazionale, quanto piuttosto alle modalità con cui, a loro avviso, si stanno sviluppando gli interventi sul territorio. È su questo punto che si concentra il cuore della lettera: l’idea che un evento di questa portata possa trasformarsi, se non gestito con adeguate garanzie, in un’operazione in cui le esigenze ambientali e sociali rischiano di passare in secondo piano rispetto a quelle economiche.

Il riferimento principale è l’area di Bagnoli, un sito che porta ancora i segni di un passato industriale complesso e che, proprio per questo, è classificato come Sito di Interesse Nazionale. Nel documento si richiamano dati e studi che evidenzierebbero la presenza di contaminanti nei fondali, nell’aria e nei sedimenti, e si esprime il timore che gli interventi previsti possano incidere su un equilibrio già fragile, soprattutto se non accompagnati da processi di bonifica completi e verificabili.

Il tema della bonifica, in effetti, è uno dei passaggi più delicati. Secondo i firmatari, le opere in programma sarebbero orientate in parte alla messa in sicurezza più che alla rimozione definitiva delle fonti di inquinamento, con particolare attenzione alla cosiddetta “colmata a mare”, indicata come uno dei principali nodi irrisolti dell’area. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di complessità legato alla natura del territorio, soggetto al fenomeno del bradisismo, che negli ultimi anni ha riportato l’attenzione sulle condizioni geologiche della zona.

Accanto agli aspetti ambientali, la lettera insiste anche su quelli sociali. Il riferimento è alle trasformazioni urbanistiche previste e, in particolare, alle ipotesi di esproprio nell’area di Coroglio, che — secondo gli autori — inciderebbero direttamente sulla vita di una parte della popolazione locale. Il punto, più che urbanistico, diventa quindi sociale: il rapporto tra sviluppo, grandi eventi e comunità che abitano quei territori.

Nel documento trova spazio anche una riflessione più ampia sul modello dei grandi eventi. Vengono citate esperienze passate, come Valencia 2007 e Barcellona, per mettere in discussione l’effettiva capacità di queste manifestazioni di generare benefici duraturi per i territori che le ospitano. Il rischio, secondo questa lettura, è che gli investimenti pubblici producano ritorni concentrati su pochi attori, lasciando nel tempo infrastrutture difficili da riutilizzare e un impatto urbano non sempre coerente con le esigenze locali.

È in questo quadro che si inserisce l’appello finale rivolto ai team. Non una richiesta di disimpegno, ma un invito a informarsi, a chiedere maggiore trasparenza e a pretendere garanzie formali sulle modalità con cui verranno realizzati gli interventi. Un richiamo, in sostanza, alla responsabilità di chi partecipa a un evento che, per la sua natura, è strettamente legato al mare e al suo equilibrio. La lettera non chiude il dibattito, semmai lo riapre. E lo fa in un momento in cui la Coppa, oltre a rappresentare una vetrina sportiva e tecnologica di primo piano, si confronta con temi sempre più centrali come sostenibilità, impatto territoriale e rapporto con le comunità locali.
Un confronto destinato a crescere, accompagnando l’avvicinamento a un evento che, inevitabilmente, non sarà solo una competizione velica.

La lettera firmata dalla rete “No America’s Cup”, è scaricabile in fondo a questo testo.

©PressMare - riproduzione riservata

PREVIOS POST
Team Francesca Clapcich lancia un ambizioso programma “Purpose” per il 2026