Superyacht: il mercato tiene, ma la crescita della flotta apre il nodo infrastrutture
LA SPEZIA – Il mercato dei superyacht sembra aver definitivamente archiviato la fase eccezionale del periodo Covid per entrare in una nuova normalità. Una normalità che, però, resta significativamente più alta rispetto ai livelli pre-pandemici. È questa una delle principali indicazioni emerse dall’intervento di Ralph Dazert, Head of Intelligence di SuperYacht Times, durante il Blue Design Summit della Spezia, dove è stata presentata un’anteprima del report “The State of Yachting 2026”, che verrà pubblicato integralmente il prossimo 26 maggio.
Secondo i dati illustrati durante il panel, il mercato globale dei superyacht sopra i 30 metri si sarebbe stabilizzato attorno a circa 200 nuove vendite all’anno. Un livello inferiore rispetto al picco raggiunto durante la pandemia, ma comunque superiore alla media storica precedente al 2020.
Dazert ha spiegato come parte dei nuovi armatori entrati nello yachting durante il Covid abbia successivamente abbandonato il settore, ma una quota significativa sarebbe invece rimasta, contribuendo a consolidare una base di domanda strutturalmente più ampia. Parallelamente, anche il mercato dell’usato continua a mantenersi su livelli considerati elevati rispetto agli standard storici. L’analisi proposta da SuperYacht Times evidenzia però un mercato sempre più diviso per segmenti dimensionali.
La fascia alta continua infatti a mostrare una forte resilienza. Gli yacht oltre i 40 metri performano ancora molto bene e, soprattutto, il comparto sopra gli 80 metri avrebbe registrato un anno record in termini di nuovi ordini. Una crescita trainata in particolare dalla domanda americana e dalla continua evoluzione del concetto stesso di superyacht, sempre più assimilato a una vera estensione della villa privata dell’armatore.
Nel corso dell’intervento è stato sottolineato come i nuovi armatori statunitensi richiedano ormai a bordo gli stessi comfort e la stessa qualità abitativa delle proprie residenze a terra. Secondo Hazendonk, molti cantieri italiani avrebbero intercettato questa tendenza con largo anticipo, introducendo layout e soluzioni pensate per aumentare la vivibilità sul mare, come beach area evolute, aperture laterali e concept simili all’Oasis Deck di Azimut/Benetti.
Più complessa, invece, la situazione nei segmenti inferiori. Le imbarcazioni comprese fra i 30 e i 40 metri vengono descritte come un mercato “più lento”, mentre le difficoltà maggiori continuano a riguardare la nautica in vetroresina sotto i 24 metri, già segnalata nei mesi scorsi anche da Confindustria Nautica.
Particolarmente interessante anche il ragionamento sviluppato sulle diverse strategie industriali adottate dai principali Paesi produttori.
L’Italia mantiene una leadership nettissima per numero di yacht in costruzione e continua a rappresentare il più grande hub produttivo mondiale del settore. Secondo Hazendonk, proprio in Italia si starebbe osservando la trasformazione più evidente dell’industria, con una crescente concentrazione produttiva attorno a grandi gruppi industriali capaci di aumentare capacità e volumi.
La Turchia, invece, starebbe progressivamente abbandonando il segmento sotto i 40 metri per spostarsi verso yacht di dimensioni maggiori, considerate più sostenibili dal punto di vista economico. Diversi nuovi player turchi starebbero entrando direttamente nel mercato oltre gli 80 metri, come dimostrerebbero i recenti contratti firmati dal cantiere Akiot.

I Paesi Bassi continuano invece a presidiare una posizione particolare, basata su un mix di yacht custom di grandi dimensioni e produzioni semi-custom in acciaio e alluminio fra i 30 e i 50 metri. La Germania, infine, rafforza ulteriormente la propria leadership in termini di stazza lorda grazie alla firma di progetti estremi fra 130 e 150 metri.
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervento ha riguardato però gli effetti indiretti della crescita della flotta mondiale.
Secondo i dati presentati da SuperYacht Times, la flotta globale cresce ormai di circa 200 nuove unità all’anno, pari a un incremento vicino al 3% annuo. Una dinamica che produce inevitabilmente un’enorme pressione sull’intero ecosistema industriale.
Ogni nuova imbarcazione richiede infatti ispezioni, manutenzione, verniciatura, lavori di refit, slot tecnici e posti barca adeguati. Ed è proprio qui che starebbe emergendo uno dei principali problemi strutturali del settore: la capacità infrastrutturale.
Ralph Dazert ha spiegato come stia diventando sempre più difficile trovare spazi adeguati per yacht di grandi dimensioni, soprattutto oltre i 60 metri, sia nei marina sia nei cantieri specializzati nel refit. Una pressione che rischia di diventare uno dei veri colli di bottiglia dell’industria nei prossimi anni. Anche il mercato del costruito “in speculazione”, cioè yacht avviati senza cliente finale già definito, continua intanto a giocare un ruolo importante. Durante il 2025, caratterizzato da una prima metà molto lenta a causa delle incertezze geopolitiche e delle tensioni legate ai dazi statunitensi, sarebbero stati proprio gli yacht già disponibili o quasi pronti alla consegna a sostenere la ripresa commerciale nella seconda parte dell’anno.
Interessante anche il focus sui segmenti dimensionali. Gli yacht fra 40 e 50 metri continuano a rappresentare una fascia particolarmente forte perché consentono di restare sotto la soglia delle 500 GT, limite regolamentare che separa imbarcazioni ancora relativamente “gestibili” da yacht molto più complessi e costosi da operare. Parallelamente starebbe crescendo anche l’interesse per le unità fra 55 e 65 metri, considerate un compromesso fra grandi dimensioni e complessità operativa ancora relativamente contenuta.
Più debole, invece, continua a rimanere il comparto vela, che secondo Hazendonk non sarebbe ancora riuscito a beneficiare realmente del dibattito su sostenibilità e transizione ecologica. Nemmeno la crescita dei catamarani a vela avrebbe per ora modificato in modo sostanziale gli equilibri del settore.
Nel complesso, il quadro emerso al Blue Design Summit restituisce quindi un’industria che continua a crescere, ma con equilibri sempre più complessi. Da una parte il consolidamento della fascia alta e dei giga yacht, dall’altra le difficoltà delle dimensioni più piccole e, soprattutto, una crescente pressione sulle infrastrutture tecniche e portuali che dovranno sostenere l’espansione della flotta mondiale. Una sfida che, nei prossimi anni, potrebbe diventare importante quanto quella della costruzione stessa delle barche.
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