Blue Design Summit: formazione, filiera e professionalità al centro del sistema nautico italiano

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20/05/2026 - 11:46
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LA SPEZIA – Nel dibattito sulla nautica italiana si parla spesso di ordini, export, design, leadership industriale e nuovi yacht. Molto meno frequentemente si parla però di ciò che sta dietro questa crescita: la capacità di creare competenze, trasmettere know-how e costruire un sistema realmente integrato fra cantieri, scuole, università, comandanti e filiera produttiva. È stato proprio questo il tema affrontato durante il panel dedicato al ruolo delle associazioni e della formazione nel settore nautico italiano, andato in scena al Blue Design Summit della Spezia e moderato dalla giornalista Antonella Cotta Ramusino. Un confronto che, al di là dei singoli interventi, ha restituito un messaggio abbastanza chiaro: la nautica italiana continua a mantenere una posizione di leadership internazionale, ma il vero nodo dei prossimi anni sarà riuscire a sostenere questa crescita attraverso persone, competenze e organizzazione industriale.

A delineare uno dei modelli più strutturati è stata soprattutto l’esperienza di Navigo, di cui ha parlato Katia Balducci, Presidente dell’associazione toscana, realtà regionale che oggi aggrega circa 700 imprese e sette cantieri collocati fra i primi venti al mondo. Un sistema che comprende grandi gruppi, indotto, portualità e servizi e che, proprio grazie a questa integrazione, è riuscito negli anni a sviluppare una forte capacità di internazionalizzazione.

Nel corso del panel Balducci ha spiegato come il “modello Italia” della nautica sia ormai considerato un riferimento anche all’estero. Non a caso diversi Paesi si sarebbero rivolti direttamente a Navigo per ricevere supporto nella progettazione e nello sviluppo delle infrastrutture dedicate ai superyacht. È il caso, ad esempio, del Montenegro e del Sudafrica, dove l’organizzazione italiana sta lavorando alla definizione di masterplan portuali pensati per accogliere yacht fra i 30 e i 60 metri, oggi considerati il nuovo target medio del mercato.

Ma il tema centrale dell’intervento del Presidente di Navigo ha riguardato soprattutto la formazione. Il settore, è stato ricordato più volte, continua a soffrire uno scollegamento molto forte fra scuola e mercato del lavoro. Programmi didattici considerati troppo datati e insufficiente preparazione pratica avrebbero spinto Navigo a creare direttamente un proprio percorso formativo attraverso ITS Easy, academy che in dieci anni avrebbe formato oltre 800 studenti con un tasso di inserimento lavorativo vicino al 90% nei cantieri partner. L’approccio illustrato durante il panel punta soprattutto a costruire figure professionali molto vicine alle reali esigenze delle imprese: project manager, capo barca, marine manager, ma anche tecnici specializzati e manodopera qualificata. Non a caso sono stati realizzati laboratori pratici dedicati a elettronica, plance e cabine, proprio per avvicinare maggiormente la formazione al lavoro di bordo e di cantiere.

Uno dei passaggi più interessanti ha riguardato però il tema, sempre più delicato, della manodopera tecnica. Nel panel è emersa apertamente la difficoltà crescente nel reperire figure artigianali specializzate — saldatori, verniciatori, operatori di cantiere — e la consapevolezza che parte di queste professionalità difficilmente potrà essere coperta in futuro soltanto dal mercato del lavoro italiano. Da qui il ragionamento avviato anche con le istituzioni sulla possibilità di integrare percorsi formativi rivolti ai flussi migratori o sviluppati direttamente nei Paesi d’origine della manodopera. Molto concreto anche il riferimento della Balducci alla digitalizzazione della filiera. Navigo ha infatti recentemente lanciato una piattaforma pensata per semplificare la gestione documentale delle aziende dell’indotto, già adottata da gruppi come Azimut Benetti, Overmarine e Codecasa. L’obiettivo è permettere alle imprese di caricare una sola volta la documentazione burocratica e renderla disponibile ai vari cantieri, creando al tempo stesso una filiera più trasparente e controllata a livello nazionale.

Il concetto di “fare sistema” è stato poi ripreso anche da Maurizio Minossi, presidente di Marche Yachting and Cruising, associazione nata nel 2021 per rappresentare il distretto marchigiano del luxury shipbuilding. Una realtà che oggi riunisce 35 aziende della filiera, dai costruttori alla componentistica fino ai servizi, con il coinvolgimento anche dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Autorità Portuale del Medio Adriatico Centrale. Nel corso del suo intervento Minossi ha ricordato il peso economico assunto dal comparto nella regione: oltre 1,5 miliardi di euro di produzione annua e più di 15.000 addetti in un territorio che, storicamente, costruisce yacht e navi da oltre sessant’anni. Un distretto che oggi spazia dagli 80 agli 800 piedi e comprende anche il polo Fincantieri di Ancona, impegnato nella costruzione di cruise yacht e navi da crociera di lusso di piccole dimensioni come Four Seasons. Anche nelle Marche il tema formazione viene considerato prioritario. L’associazione ha avviato un proprio ITS e un percorso “4+2” dedicato alla costruzione del mezzo nautico, ma il vero obiettivo, secondo Minossi, è soprattutto culturale: far conoscere la nautica ai ragazzi prima ancora di specializzarli. Il problema, infatti, non sarebbe tanto creare corsi iper-specialistici, quanto spiegare agli studenti fra i 16 e i 20 anni che la nautica può rappresentare un’opportunità professionale stabile, internazionale e tecnologicamente avanzata.

Il distretto marchigiano guarda inoltre con crescente attenzione anche alla sostenibilità. Durante il panel è stato spiegato come diverse aziende stiano lavorando insieme sulla misurazione dell’impatto ambientale lungo tutto il ciclo produttivo, con l’obiettivo di quantificare le emissioni di CO₂ equivalente dalla firma del contratto fino alla consegna dello yacht. Un approccio che, più che sulle dichiarazioni “green”, punta sulla misurabilità dei dati e sulla costruzione di strumenti condivisi di valutazione ambientale.

L’ultima parte del confronto ha spostato l’attenzione sul ruolo dei comandanti attraverso l’intervento di Gino Battaglia, presidente di Italian Yacht Masters, associazione che riunisce oltre cento comandanti italiani di superyacht fra i 40 e i 100 metri.

Battaglia ha insistito molto sul valore strategico del comandante all’interno della filiera nautica. Non solo figura operativa incaricata della conduzione dell’imbarcazione, ma anche interlocutore diretto degli armatori e spesso soggetto in grado di orientare le scelte verso cantieri, designer e fornitori italiani. In questo senso, il comandante diventa a tutti gli effetti uno degli ambasciatori del Made in Italy nel mondo dello yachting internazionale. Nel suo intervento è emerso anche il tema della reputazione professionale italiana, che secondo Battaglia avrebbe attraversato negli anni momenti difficili, soprattutto dopo alcuni episodi che avevano favorito la crescita di competitor stranieri. Da qui la scelta dell’associazione di lavorare molto sulla credibilità professionale, sulla verifica delle competenze e sulla costruzione di standard condivisi fra i propri membri.

Particolarmente significativo anche il passaggio dedicato ai giovani ufficiali e ai cosiddetti “green”, cioè le nuove leve che cercano di entrare nel settore. Secondo Battaglia, oggi il mercato dello yachting continua a crescere ma fatica sempre più a reperire personale qualificato, soprattutto a bordo. Italian Yacht Masters starebbe quindi lavorando per facilitare l’ingresso dei giovani comandanti e accelerarne i percorsi di carriera, anche grazie alla forte domanda internazionale di figure professionali italiane.

Sul fondo del panel è rimasta soprattutto una sensazione: la nautica italiana sembra aver ormai compreso che la leadership industriale non si difende soltanto con il prodotto o con il design. Servono competenze, trasferimento tecnologico, capacità di fare rete e una formazione costruita realmente attorno alle esigenze della filiera. Ed è probabilmente proprio qui che si giocherà una parte importante della competitività del settore nei prossimi anni.

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