Batterie agli ioni di sodio
Batterie agli ioni di sodio: l'automotive ne accelera la produzione, la nautica le attende
Se fino a pochi anni fa le batterie agli ioni di sodio erano considerate una tecnologia promettente ma ancora distante dall’applicazione industriale, oggi il quadro sta cambiando rapidamente. A trainare lo sviluppo è soprattutto il settore automotive, dove i grandi produttori di accumulatori stanno investendo in modo significativo per diversificare le tecnologie rispetto al litio.
In questo contesto, gruppi come CATL e BYD - da sole controllando oltre il 50% del mercato globale - che la stanno accelerando la transizione dalla ricerca alla produzione. CATL ha annunciato l’introduzione delle batterie agli ioni di sodio sui veicoli elettrici per il trasporto passeggeri entro il 2026, con livelli di industrializzazione già nell’ordine dei gigawattora. Le celle sviluppate, stando al costruttore, raggiungono una densità energetica intorno ai 175 Wh/kg, con l’obiettivo di avvicinarsi alle prestazioni delle batterie LFP nel giro di pochi anni, e offrono prestazioni operative anche a temperature estreme, mantenendo una quota significativa della capacità fino a -40 °C.
Parallelamente, BYD - è il primo produttore al mondo di veicoli elettrici puri e ibridi plug-in, superando Tesla per il quarto anno consecutivo - sta lavorando a una piattaforma di terza generazione agli ioni di sodio, con prospettive di durata che arrivano fino a 10.000 cicli di carica, un valore nettamente superiore rispetto alle attuali batterie al litio ferro fosfato. L’azienda ha già avviato la costruzione di un impianto dedicato e continua a sviluppare in parallelo altre tecnologie, tra cui le batterie a stato solido, segno di una strategia orientata a più soluzioni in funzione delle applicazioni.
Tale spinta industriale, concentrata principalmente nel mercato automotive e nello stoccaggio energetico, contribuisce a ridurre uno dei principali limiti delle tecnologie emergenti: la scala produttiva. Ed è proprio questo elemento che potrebbe rendere le batterie agli ioni di sodio più rilevanti anche per il settore nautico.
Dal punto di vista tecnico, le batterie agli ioni di sodio funzionano secondo lo stesso principio delle batterie al litio: gli ioni si spostano tra anodo e catodo attraverso un elettrolita. La differenza è nel materiale attivo, il sodio, elemento abbondante e facilmente reperibile, con implicazioni dirette su costi e disponibilità della filiera.
Rispetto alle batterie al piombo-acido, oggi ancora diffuse a bordo, le Na-ion offrono una durata significativamente superiore, con valori indicativi tra 4.000 e 6.000 cicli di carica. Questo si traduce in una maggiore vita utile del sistema di accumulo, con potenziali benefici anche sul costo totale di esercizio.
Un aspetto particolarmente interessante per la nautica è il comportamento alle basse temperature. Le batterie agli ioni di sodio mantengono prestazioni più stabili rispetto al litio in condizioni climatiche rigide, continuando a funzionare anche sotto zero senza significative perdite di capacità. Sul piano della sicurezza, la maggiore stabilità chimica riduce il rischio di fenomeni critici come il surriscaldamento o la fuga termica, tema centrale nella gestione energetica a bordo, soprattutto su unità con sistemi elettrici sempre più complessi.

Anche i tempi di ricarica rappresentano un potenziale vantaggio: alcune soluzioni dichiarano la possibilità di raggiungere elevate percentuali di carica in tempi molto ridotti, un elemento che, in ambito portuale, potrebbe facilitare la gestione operativa delle unità.
Nonostante i progressi, restano però alcune criticità. La densità energetica delle batterie agli ioni di sodio, compresa oggi tra circa 140 e 200 Wh/kg, è inferiore rispetto a quella delle batterie al litio, che possono superare i 300 Wh/kg. Questo comporta maggiori ingombri o pesi a parità di energia disponibile, un fattore rilevante soprattutto per applicazioni propulsive.
A ciò si aggiunge una tecnologia ancora relativamente giovane, con una diffusione limitata e una filiera industriale in fase di consolidamento, anche se l’ingresso dei grandi player andrà rapidamente questo gap.

Dal punto di vista ambientale, il sodio presenta il vantaggio di essere ampiamente disponibile e meno soggetto a criticità geopolitiche rispetto al litio. Tuttavia, le tecnologie produttive delle celle Na-ion possono presentare, allo stato dell’arte, un’impronta carbonica per kWh immagazzinato superiore rispetto al litio. Questo dipende dal fatto che, a parità di energia, le batterie al sodio richiedono una maggiore quantità di materiali attivi e processi produttivi ancora non completamente ottimizzati su scala industriale. In altri termini, la minore densità energetica si traduce oggi in più materia e più energia necessaria per produrre la stessa capacità.
Il quadro è tuttavia in evoluzione: la ricerca si sta concentrando su catodi più efficienti, elettroliti migliorati e soprattutto su anodi derivati da biomasse (legno, zuccheri, residui organici), con l’obiettivo di ridurre sia l’intensità energetica dei processi sia l’impatto complessivo lungo il ciclo di vita. Con l’aumento della scala produttiva e l’ottimizzazione delle filiere, il gap ambientale rispetto al litio è destinato a ridursi.

Nel contesto nautico, le batterie agli ioni di sodio si prestano in una prima fase soprattutto ad applicazioni non propulsive, dove il fattore determinante non è la massima densità energetica ma l’affidabilità del sistema. In particolare, possono trovare impiego nei servizi di bordo (hotel load) - quindi illuminazione, climatizzazione, elettronica, sistemi di navigazione e utenze domestiche - oltre che nei sistemi ausiliari e di emergenza. In queste configurazioni, il maggiore ingombro rispetto al litio è meno penalizzante, mentre diventano centrali altri parametri: la lunga vita ciclica, che riduce la frequenza di sostituzione; la maggiore stabilità chimica, che semplifica la gestione della sicurezza a bordo; e il costo inferiore, soprattutto su installazioni di capacità medio-alta.

Analogamente, possono essere interessanti per sistemi di backup o per unità con profili operativi discontinui, dove è richiesta robustezza più che elevata densità energetica, come imbarcazioni da lavoro, unità charter o barche con lunghi periodi di inattività.
Per la propulsione elettrica pura o ibrida su unità di maggiori dimensioni, il litio mantiene al momento un vantaggio competitivo, ma l’evoluzione delle Na-ion, spinta dagli investimenti del settore automotive, potrebbe ridurre progressivamente questo divario.
L’evoluzione dei prossimi anni, in termini di densità energetica, costi e scala produttiva, sarà determinante per capire se il sodio potrà affiancare stabilmente le tecnologie oggi impiegate nei sistemi energetici delle imbarcazioni.
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