Ammissione temporanea yacht extra-UE: nuove regole ADM per charter e refit
Ammissione temporanea yacht extra-UE: nuove regole ADM per charter e refit
Ci sono circolari amministrative che restano materia per fiscalisti e addetti ai lavori. E poi ce ne sono altre che, pur scritte nel linguaggio tecnico delle norme doganali, finiscono per incidere direttamente sulla competitività di un intero comparto industriale. La nuova Circolare n.11/2026 dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli appartiene decisamente alla seconda categoria.
Il documento, pubblicato il 15 maggio, affronta infatti un tema centrale per la nautica italiana: l’ammissione temporanea delle unità immatricolate in Paesi extra-UE e il loro utilizzo nelle acque europee, sia sul fronte privato sia su quello commerciale.
L’ammissione temporanea è il regime doganale che consente a uno yacht battente bandiera extra-UE di entrare e permanere temporaneamente nelle acque dell’Unione Europea senza dover assolvere immediatamente IVA e dazi d’importazione. Un meccanismo molto utilizzato nel Mediterraneo dagli yacht registrati in Paesi terzi e che, proprio per il suo impatto operativo, rappresenta da anni uno dei temi più sensibili per armatori, charter company e cantieri di refit.
Dietro il linguaggio giuridico della Circolare, il messaggio è piuttosto chiaro: vengono finalmente forniti chiarimenti operativi che il settore chiedeva da tempo e che toccano due ambiti molto concreti per l’industria italiana della nautica da diporto - il refitting e il charter. Non a caso, il provvedimento arriva al termine di un confronto che negli ultimi anni si era intensificato proprio durante gli appuntamenti “Nautica, Fisco e Dogane” organizzati nell’ambito del Salone Nautico Internazionale di Genova, diventato progressivamente un tavolo stabile di dialogo tra istituzioni e filiera.
"Esprimo grande apprezzamento innanzitutto per la sensibilità di Agenzia delle Dogane e Monopoli, del Direttore Claudio Oliviero e di tutta la sua squadra, che da alcuni anni ha eletto il Salone Nautico a Genova a momento di confronto con l’Associazione nazionale di categoria, per ascoltare le problematiche di un settore vitale del made in Italy e preservarne la competitività", ha commentato Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica.
Uno dei passaggi più importanti riguarda il tema del refit, settore nel quale l’Italia è leader mondiale ma che negli ultimi anni si era trovato a operare con alcuni svantaggi competitivi rispetto ad altri Paesi europei. La Circolare chiarisce infatti che, nel caso di yacht sottoposti a manutenzioni straordinarie o lavori di refit in regime di perfezionamento attivo - il regime doganale utilizzato per consentire lavorazioni, manutenzioni e riparazioni su unità extra-UE senza pagamento immediato di IVA e dazi - il tempo trascorso nei cantieri italiani non dovrà essere conteggiato nel limite massimo dei 18 mesi previsto per l’ammissione temporanea. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma per il comparto del refitting rappresenta un passaggio molto rilevante, perché elimina uno degli elementi che negli ultimi anni avevano creato un differenziale competitivo rispetto ad altri Paesi europei attivi nello stesso settore.
ADM ribadisce inoltre un principio già noto agli operatori ma ora ulteriormente chiarito: per uno yacht immatricolato fuori dall’Unione Europea, l’ingresso nelle acque territoriali italiane è sufficiente a far scattare il regime di ammissione temporanea. In alternativa, resta possibile formalizzare l’ingresso attraverso la dichiarazione verbale mediante il formulario allegato 71-01 oppure tramite attestazione presso la Capitaneria di Porto. Molto importante anche il chiarimento sulle modalità di appuramento del regime - tema che negli ultimi anni aveva generato interpretazioni differenti e contenziosi.
La Circolare specifica infatti che il regime si considera chiuso nel momento in cui l’unità lascia le acque territoriali europee e che questa uscita può essere dimostrata non solo attraverso documentazione portuale, ma anche tramite sistemi AIS, bunkeraggi effettuati all’estero o annotazioni presenti sul giornale di bordo. Un approccio pragmatico che si allinea anche a recenti orientamenti giurisprudenziali.
Ma è soprattutto sul fronte charter che il documento introduce uno dei chiarimenti più attesi. ADM affronta infatti il caso dei commercial yacht immatricolati in Paesi terzi. La Circolare stabilisce che, se al momento dell’ingresso in Europa non esiste ancora un contratto commerciale di noleggio, lo yacht può entrare in ammissione temporanea per uso privato alle stesse condizioni di un pleasure yacht. Successivamente, qualora venga stipulato un contratto charter, l’unità dovrà uscire dal territorio doganale europeo e rientrare nuovamente in ammissione temporanea per uso commerciale.
È un passaggio tecnico ma strategico, perché chiarisce finalmente la possibilità di utilizzare temporaneamente yacht extra-UE per attività charter anche in Italia, a condizione che equipaggio e ospiti siano stabiliti fuori dall’Unione Europea e che vengano rispettate le formalità previste. Di fatto, l’Italia si avvicina così a modelli già adottati da tempo dalla Francia, che proprio grazie a un approccio più flessibile sul fronte dell’ammissione temporanea aveva rafforzato negli anni la propria capacità di attrarre grandi yacht nei porti della Costa Azzurra. La Circolare introduce inoltre obblighi precisi sul piano documentale: all’ingresso nel territorio dell’Unione dovrà essere presentato il formulario allegato 71-01 insieme al contratto commerciale, mentre le attività svolte durante la permanenza dovranno essere annotate nei registri di bordo ed esibite in caso di controlli.
Nel complesso, il documento ADM sembra muoversi lungo una linea piuttosto chiara: mantenere il controllo doganale ma evitando interpretazioni che rischiavano di penalizzare un comparto nel quale l’Italia continua a occupare una posizione centrale a livello mondiale. E non è un aspetto secondario in una fase in cui la competitività della nautica si gioca sempre meno soltanto sulla capacità costruttiva e sempre di più sull’ecosistema di servizi, normativa e attrattività operativa che un Paese è in grado di offrire ad armatori, comandanti, charter company e grandi operatori internazionali.
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