The Italian Sea Group, Marina di Carrara

The Italian Sea Group, Marina di Carrara

The Italian Sea Group: 266 milioni di debiti scaduti, la resa dei conti si avvicina

Editoriale

01/07/2026 - 08:05
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Sette milioni e mezzo di liquidità contro oltre 266 milioni di debiti già scaduti. Sono questi i due numeri che, più di ogni altro, raccontano la fase che The Italian Sea Group sta attraversando. L'informativa diffusa su richiesta di Consob, giunta ieri a tarda sera in redazione e aggiornata al 31 maggio 2026, non stravolge il quadro emerso nei mesi scorsi, ma lo fotografa con una nitidezza che lascia poco spazio alle interpretazioni: il risanamento del Gruppo è ancora nel suo momento più delicato, e le prossime settimane saranno decisive.

Partiamo dai conti. La posizione finanziaria netta consolidata si attesta a 178,8 milioni di euro. Il debito bancario complessivo sfiora i 155 milioni, in gran parte legato a finanziamenti a medio-lungo termine (124 milioni, comprensivi della quota corrente), mentre i restanti 37,2 milioni riguardano l'esposizione a breve. A completare il quadro dell'indebitamento non corrente ci sono due voci particolari: il finanziamento soci da 25 milioni concesso da GC Holding, azionista di controllo, e gli 11,4 milioni di debiti generati dall'applicazione del principio contabile IFRS 16.

È però la fotografia dei debiti scaduti a pesare più di ogni altra cifra. Al 31 maggio la somma tocca i 266,8 milioni di euro, distribuiti su fronti diversi: quasi 43 milioni verso il sistema finanziario, 77,7 milioni verso i fornitori, quasi 99 milioni verso le società di factoring, 29,4 milioni di natura tributaria e 18,2 milioni di debiti previdenziali. Un solo dato in controtendenza: verso i dipendenti non risultano posizioni scadute.

Sul fronte bancario, la società precisa un aspetto non scontato. Il debito verso gli istituti di credito ammonta a 149,9 milioni, di cui 42,7 già scaduti, e si sono create le condizioni che avrebbero permesso alle banche di chiedere il rimborso immediato anche delle rate non ancora in scadenza. Finora, però, questa facoltà non è stata esercitata: le banche restano al tavolo delle trattative nell'ambito della composizione negoziata della crisi, un segnale che lascia margine al confronto.

Anche con i fornitori il dialogo prosegue su binari simili, con negoziazioni aperte per riscadenzare parte del debito o raggiungere accordi transattivi. Per i debiti tributari e previdenziali la strada individuata è invece quella istituzionale: una transazione fiscale con l'Agenzia delle Entrate e, dove possibile, piani di rateizzazione con gli enti previdenziali.

Il pressing dei creditori, intanto, non si è fermato. Dal 16 marzo sono arrivati 30 decreti ingiuntivi per un totale di 2 milioni di euro: 22 sono già stati definiti, mentre gli altri sono ancora in fase di opposizione, trattativa, oppure verranno affrontati direttamente nella manovra finanziaria con le banche. Anche la controllata Celi S.r.l. ha ricevuto due decreti ingiuntivi, uno dei quali già chiuso. A tenere in equilibrio la situazione, per il momento, sono le misure protettive concesse dal Tribunale di Firenze, che sospendono le iniziative dei creditori fino al 14 luglio 2026, una scadenza che si avvicina rapidamente.

Tra le operazioni con parti correlate resta centrale il sostegno di GC Holding: il finanziamento di 25 milioni è infruttifero, non prevede interessi né commissioni, è subordinato ai crediti del pool bancario e andrà restituito entro il 31 dicembre 2032. Un'iniezione di fiducia da parte dell'azionista di controllo, in un momento in cui la fiducia è la risorsa più scarsa.

Sullo sfondo resta la decisione presa dal Consiglio di Amministrazione il 21 maggio: le perdite accertate hanno eroso il capitale sociale al di sotto della soglia minima prevista dalla legge. Sarà quindi l'assemblea degli azionisti, convocata per il 22 luglio, a doversi confrontare con l'articolo 2447 del Codice Civile e con le decisioni che ne conseguono.

In questo scenario, non sorprende che da più parti si stia ventilando un'ipotesi che fino a qualche mese fa sarebbe parsa impensabile: la cessione del cantiere Picchiotti di La Spezia, storico sito produttivo del Gruppo noto in passato come Beconcini. Non si tratta di un asset qualunque: diversi player della cantieristica nazionale e internazionale lo considerano strategico per lo sviluppo delle proprie attività, e questo ne fa un tassello potenzialmente appetibile sul mercato. Secondo informazioni raccolte, il valore reale della struttura potrebbe collocarsi tra i 30 e i 40 milioni di euro, una cifra che, se confermata da un'eventuale operazione, garantirebbe un'iniezione di liquidità tutt'altro che marginale per le casse di TISG. Una boccata d'ossigeno utile, certo, ma non risolutiva: da sola non basterebbe a sciogliere un nodo debitorio che, come i numeri raccontano, ha dimensioni ben più ampie.

Due date, dunque, segnano il calendario dei prossimi giorni: il 14 luglio, quando scadranno le misure protettive, e il 22 luglio, quando l'assemblea sarà chiamata a fare i conti, letteralmente, con la situazione patrimoniale del Gruppo. Da quelle scelte, e forse anche dal destino di asset come Picchiotti, dipenderà la direzione che prenderà il piano di riequilibrio, e con essa la continuità operativa di un'azienda che resta comunque un nome di peso nella nautica italiana.

Allegato a questo articolo potete trovare il documento rilasciato ieri sera da The Italian Sea Group.

©PressMare - riproduzione riservata

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